SCENA QUARTA.

Clotilde

(ridendo forte, gli grida dietro:) Hai un bel fare il cicisbeo!... Ancora un bambinone sei!... Bambinone! Bambinone! (Poi, senza più ridere, con soddisfazione materna, tornando a Nanetta e dando la stura alla sua solita parlantina svariata) Un magnifico bambinone, però!... E sono molto contenta che tu gli abbia liquidata la tonaca! Un piccolo strappo alla volontà del mio povero marito; ma, dopo tutto,... sarebbe stata una cosa... contro natura. Enricuccio è diventato quello che doveva essere, benedetto Dio!... Me ne dispiace soltanto... per le sue future vittime, perchè, fatalmente, anche lui... M'intendo io, m'intendo io!... Che strage!... (Mutando) Basta, parliamo di te, ora, vittima di questo mostro autentico, che è una sventura dell'umanità femminile!... (Siede.) Eppure, sai che stasera mi ero illusa?... Avevo creduto che l'annunzio brusco della sua partenza fosse stato per te come una benefica doccia fredda. A vederti così gaia, così brillante!...

Nanetta

Facevo tutto il mio bravo dovere, zia!

Clotilde

(curiosa) Come sarebbe a dire!

Nanetta

Ma sì! Ma sì! (Eccitata dall'amarezza) Qualunque sia l'angoscia che mi stringe l'anima, il mio dovere, in una festa, non è forse quello di divertire la gente?, di civettare?, di prodigarmi? di farmi credere pronta a commettere le più grosse corbellerie?... Io debbo essere il tipo della fanciulla stagionata e discreditata. Questa è la parte che mi compete, questa è la condanna che mi pesa addosso, e mi ci sono oramai assuefatta.

Clotilde

(con deferenza pietosa) Tu dici delle enormità! Ma che stagionata! Ma che discreditata!... Non c'è nessuno che non ti ammiri, che non ti stimi...

Nanetta

Anche il signor Corrado mi stima, non è vero?

Clotilde

Sicuro!

Nanetta

E appunto per ciò, se ne va domani, e chi s'è visto s'è visto!

Clotilde

Non se ne va mica perchè non ti stimi. Se ne va... semplicemente perchè lui se n'è sempre andato.

Nanetta

(accalorandosi) Se mi stimasse, non gli parrebbe la cosa più normale di questo mondo lasciarmi come uno studente lascia una crestaina con cui abbia avuto un flirt di qualche mese. Se mi stimasse, cercherebbe almeno di scusare, di giustificare la sua partenza improvvisa. Ma niente! Niente! Me l'annunziò ieri, dopo colazione, accendendo una sigaretta. Non un chiarimento, non un gesto di rammarico, non un gesto di rimpianto, e nella voce una cinica glacialità che mi fece rabbrividire! Aveva deciso d'andarsene, e non mi disse altro, e a me non spettava di sapere altro. (Dolorando) Io sono stata per lui la povera vecchia allodola dalle ali vinte che il cane avvezzo alla preda abbocca nella siepe per abitudine e dopo averla tenuta un poco tra i denti depone in un cantuccio, come una bestiola inutile, nè morta nè viva!

Clotilde

(sospirando e sedendole più vicino) Mia cara nipote innamoratissima, tutte le donne troppo innamorate vorrebbero ricostruirsi a modo loro l'uomo pel quale hanno barattata la pace, ma intanto — conveniamone — non l'avrebbero barattata per quest'uomo se egli fosse precisamente come esse vorrebbero ricostruirselo. Corrado Liberti ti ha potuto conquistare perchè è quello che è: enigmatico, incomprensibile, indecifrabile. Ora, se ne va? Ti lascia?... Tu ti arrovelli a cercarne la causa, e non la troverai. Ciò che può soddisfare un tantino la tua giusta curiosità te l'ho già detto: ha fatto sempre così, se n'è sempre andato, e sempre con l'aria di fare la cosa più normale di questo mondo. Egli è colui che ha saputo amare le donne come nessun altro, ma che ha sentito tranquillamente il bisogno di abbandonare tutte le donne che lo hanno amato.

Nanetta

(nervosissima, contenuta) Sinora, le donne che lo hanno amato e che egli ha abbandonate sono state le sue amanti, zia! Il caso è molto diverso.

Clotilde

(ha un moto inconsulto di risentimento) Non perdi mai l'occasione di essere severa con loro.

Nanetta

Io non le giudico, ma non tollero che mi si paragoni ad esse e non mi piace che proprio tu me le ricordi... con quel tono d'esperienza personale!

Clotilde

(imbarazzata e mortificata come una bambina, devia gli sguardi tremoli, balbettando:) Nanetta...

(Silenzio.)

Nanetta

(pentita) Scusami... Compatiscimi... E non credermi nè severa, nè cattiva... Di ciò che può sembrarti cattiveria o severità ti darò una spiegazione, franca e precisa. Te la devo, del resto, per il bene che mi vuoi e che ti voglio; e da parecchi giorni desidero di dartela. Vivendo qui, con te, nell'intimità concessami dalla tua buona cortesia, ho dovuto per forza rendermi conto di un passato che avrei voluto sempre ignorare. Tu non ne hai colpa. Sei espansiva... Ti abbandoni alla tua bonarietà imprudente... Non sai trattenerti dal pronunziare il nome del signor Corrado ogni volta che mi parli di... tuo figlio, ed è perfino accaduto che, parlando di lui con lo stesso signor Corrado, hai avuto, dinanzi a me, un contegno che rivelava limpidamente quel che dovrebbe essere soltanto il tuo e il suo segreto! Sono stata costretta, ti ripeto, a sapere, a sapere, e ne ho sofferto, e ne soffro. Ecco la verità, zia. Ed ecco la ragione dei miei scatti involontarii.

Clotilde

(con un'umile trepidanza, quasi temesse nuovi rimproveri) Si tratta d'un passato di vent'anni, Nanetta. Avrò avuto torto di non arrossirne, avrò avuto torto di non celartelo abbastanza, ma tu... perchè ne soffri? Come ne puoi soffrire, tu?

Nanetta

È tutto un complesso di cose che mi si aggrava nella mente e nel cuore.

Clotilde

Io non le vedo...

Nanetta

Basterebbe l'ombra di quest'uomo, tra me e te!...

Clotilde

(subito, affettuosissima) «Tra me e te»!... Alla distanza di vent'anni?!... No, no, Nanetta! Di che ti preoccupi?!... Di quali sottigliezze ti tormenti?!... E poi... e poi, io spero che, per quanto innamorata, nemmeno tu vorrai idolatrare... l'ombra di quest'uomo eternamente. Non hai più tempo da perdere, Nanetta mia, a inseguire delle chimere! (Con uno zelo crescente, pieno di bontà ingenua) Ti ci vuole un marito, oramai. Ti ci vuole un compagno sicuro, che possa dare un po' di sicura tranquillità alla tua vita. Ne hai il diritto... Dico male, forse?... Non mi rispondi?... Anche le mie parole d'amica sincera ti fanno soffrire?!

Nanetta

(tetra) Sì!

Clotilde

(deferente, rassegnata, si alza)... E allora, me ne vado. (Pausa.) Me ne vado, ma non posso fare a meno, Nanetta, di dolermi assai!... (È triste, affettuosamente addolorata e inquieta) Tu senti per me un rancore che non merito...

Nanetta

Non è rancore.

Clotilde

E che cos'è?... Non ti capisco.

(Un breve silenzio.)

Nanetta

(quasi con dolcezza, come per rassicurarla) Buona notte, zia.

Clotilde

(si allontana. Presso l'uscio di fondo, si volta con la speranza d'essere richiamata. Si stringe nelle spalle ripetendo, ancora, desolatamente, col pensiero: «non la capisco» — e via per la veranda.)