SCENA I.
PAOLINA e NUNZIO, poi DONNA COSTANZA.
(Paolina veste un abito succinto, povero, scuro: scarpacce grosse e sporche: capelli ravviati con semplicità. È seduta sopra il letto, con le gambe penzoloni. — Nunzio le sta accanto, in piedi, col violino sotto il braccio, l'archetto in una mano, occupato ad insegnarle la canzone del «Passero sperduto».)
Nunzio
Le parole, prima di tutto. Le ricordi bene?
Paolina
Sì. (Ripete monotonamente le parole della canzone senza intenderne abbastanza il significato e pur dando ad esse, involontariamente, una vaga tinta di mestizia.)
Un passero sperduto e abbandonato
su d'una casa bianca si posò.
Lì c'era un bambinello appena nato
che urlava tanto!... E il passero tremò.
E, vinto dal timore, il poverino
fuggì da quella casa e dal bambino.
Andò a posarsi in mezzo a una foresta
tutta frescura e tutt'erba odorosa.
Lì vide un uomo, e poi... vide una vesta,
e il passero comprese qualche cosa.
Gli disse l'uom: Questa foresta è mia.
Il passero gettò due penne, e via!
Nunzio
(fa il gesto analogo.)
Paolina
Più tardi si posò su di una chiesa
piena di fiori e piena di lacchè,
Un principe sposava una marchesa...
Piangevan tutti e due — chi sa perchè!
Il passero pensò: «Oh, che allegria!»...
Nunzio e Paolina
(terminando insieme la strofa.)
E andò a cercare un'altra compagnia.
Paolina
(non ricorda più, e tace.)
Nunzio
(dandole lo spunto.)
Allora si fermò...
Paolina
Allora si fermò quand'ebbe scorta
una capanna sopra una montagna.
C'era lì dentro una vecchietta morta.
Ei mormorò: «Questa è la mia compagna.»
Entrò, si mise accanto alla dormente,
e vi rimase in pace, finalmente!
Nunzio
(facendo l'eco) «Finalmente.» Benissimo! Adesso vediamo se ricordi la musica.
Paolina
La musica unita con le parole?
Nunzio
S'intende.
Paolina
Ma falla tu pure col violino.
Nunzio
La faccio pure io. (Si mette in posizione per suonare.)
Paolina
(discende dal letto, e, in un atteggiamento di riflessione, gli occhi rivolti in su, le mani unite sulla schiena, canta con la sua vocetta un po' tremula ma intonata e toccante, quasi macchinalmente, la prima strofa della canzone.)
Nunzio
(l'accompagna, all'unisono, col violino, portando la battuta col piede.)
(È un canto semplice e gentile: è una musica piana che semplicemente racconta.)
Paolina
(cantando:)
Un passero sperduto e abbandonato
su d'una casa bianca si posò.
Lì c'era un bambinello appena nato
che urlava tanto!... e il passero tremò.
E, vinto dal timore, il poverino
fuggì da quella casa e dal bambino[3].
Nunzio
Lo vedi che va bene?
Paolina
E come fa il ritornello?
Nunzio
Non c'è ritornello. Invece, a ogni strofetta, c'è la risposta del violino, che è dolce assai: dolce come se fosse una voce di consolazione per il povero passero vagabondo. Senti se ti piace. (Suona. La sua inesperienza non impedisce che le note della breve e lenta melodia si effondano teneramente soavi.)[4]
Paolina
(quando si è perduta l'ultima nota, resta assorta, tacendo, quasi udisse ancora, nell'aria, la melodia.)
Nunzio
(animandosi) Come ti pare?
Paolina
È bella.
Nunzio
(posando sul letto l'archetto ed il violino) E quando ti accompagnerai tu stessa con la chitarra, e quando io suonerò meglio di così, sentirai che effetto! (Con giocondità) La gente ce ne dovrà dare dei soldi!
Paolina
Ma è difficile accompagnarsi con la chitarra.
Nunzio
A poco a poco, imparerai. Anche per me è ancora difficile suonare il violino. Ma per questo dobbiamo studiare. (Gaiamente) I maestri non mancano, perchè il maestro tuo sono io, e il maestro mio è l'orecchio. (Ridendo un po') E dànno lezione gratis tutt'e due.
Paolina
La chitarra, intanto, ce l'ha mastro Giuseppe.
Nunzio
Ce l'ha per accomodarla. Era già così vecchia quando la comperammo!
Paolina
Sì, ma dico: se l'è presa sin da stamattina. Aveva promesso di riportarcela in giornata.
Nunzio
Non avrà avuto ancora il tempo di venire. Andrò io da lui. Meglio che non venga.
Paolina
Perchè?
Nunzio
No, per niente. Dammi, dammi il cappello e il bastone. Ci vado sùbito, anzi.
Paolina
E solo vuoi andarci?
Nunzio
Che novità! Cammino rasentando il muro a destra, e piano piano ci arrivo. Oramai, sono pratico. E, d'altronde, è bene che mi abitui a camminar solo. (Come un'ombra gli passa sul volto.) Non si sa mai....
Paolina
(va a prendere il bastone, che è in un angolo, e il cappello, che è appeso al muro.)
Donna Costanza
(attraversa la strada. Indugia un po' dinanzi alla porta e guarda dentro, tossendo lievemente.)
Paolina
(le fa un gesto sgarbato, come per dirle: «vattene, non mi seccare».)
Donna Costanza
(si allontana.)
Nunzio
Chi è che tossiva presso la porta?
Paolina
Non ho visto. (Gli si avvicina e posa sulla tavola il cappello e il bastone.)
Nunzio
Pensavo: quanti progressi abbiamo fatti da che fuggimmo insieme! Sette anni fa, io non potevo dare un passo nella strada senza che qualcuno mi conducesse. E tu! Che cosa eri allora? Eri cieca anche tu. Più cieca di me. E come eravamo perseguitati, maltrattati, battuti!
Paolina
(ha un brivido per tutto il corpo.)
Nunzio
Che ne sarà stato di coloro che ci maltrattavano tanto? (Si stringe nelle spalle.)
Paolina
(presa da un timor panico) Ci voglio venire anch'io da mastro Giuseppe.
Nunzio
No, Paolina, no.... Quel vecchio è diventato non so come.... E nella sua bottega, poi, si riuniscono sempre dei giovinastri impertinenti, che, quando mi vedono con te, mi punzecchiano, si divertono; e questo mi dà fastidio.
Paolina
La sera andiamo per i caffè e per le osterie. Non è lo stesso?
Nunzio
Non è lo stesso. Se si burlano di me nei caffè e nelle osterie, non me lo fanno capire, perchè, in certo modo, ci devono rispettare. Eppure, da un certo tempo in qua, accade qualche cosa che non mi fa piacere.
Paolina
Che accade?
Nunzio
Non so... ma, quando tu vai attorno col piattino per raccogliere i soldi dagli avventori, io mi mortifico.... E in quel momento vorrei poter suonare cento chitarre e cento violini insieme per farmene rintronare il suono nelle orecchie.
Paolina
(abbassa gli occhi, e sente come se le si piegassero le ginocchia.)
Nunzio
Sì, Paolina,... quella notte, sette anni fa, prima che noi ci decidessimo a fuggire, tu mi dicesti una bugia.
Paolina
(sinceramente) Che bugia ti dissi?
Nunzio
Io ti domandai: «Come sei tu, Paolina? Come sei?» E tu mi rispondesti: «Io sono brutta.» (Breve pausa.) Non era vero. (La cerca con le mani.)
Paolina
(gli si avvicina per farsi trovare.)
Nunzio
(le tocca la fronte, gli occhi, i capelli, le guance, le labbra. Indi, con dolcezza:) Non era vero. Io me ne sono accorto da un pezzo. E se pure non me ne fossi accorto io stesso? La sera, appunto come ti dicevo, quando vai attorno, io capisco, capisco tutto, e afferro ora un mormorìo, ora un complimento, ora una celia.... E poi, già, è inutile: io lo sento nell'aria, ecco, lo sento nell'aria!...
Paolina
(con le lacrime agli occhi e il pianto nella gola) Che colpa ne ho io se non sono tanto brutta come credevo di essere?
Nunzio
Che colpa? Non si tratta di colpa. Anzi. E se potessi togliermi dagli occhi questa cortina nera almeno per un momento, almeno per vederti una volta sola, io sarei felice di trovarti diversa da come mi avevi detto e te ne ringrazierei anche, perchè di quel solo momento io riempirei tutto il ricordo degli anni in cui non sei stata che mia!
Paolina
E dunque?
Nunzio
Ma io ho parlato d'un miracolo che non posso fare; e, se tu sei bella, Paolina,... questo bene non sarà mai per me. (Pausa.) (Egli prende di su la tavola il cappello ed il bastone.)
Paolina
(interdetta, confusa, vorrebbe protestare e non ne ha il coraggio, nè la chiaroveggenza. Con gli occhi bassi, gli sguardi erranti, le mani aggrappate tra loro, si torce le dita cercando qualche parola e qualche idea.)
Nunzio
(continuando) Purtroppo, se tu sei bella, un giorno o l'altro, te ne andrai. Te ne andrai per la tua via. Io sono il tuo destino..., e io stesso te l'avrò preparata. Ma non la conosco. Non la vedo. Te ne andrai, e sarà giusto. Tanto, adesso, sono in condizioni di poter tirare avanti la vita da me. Questo, te l'assicuro. Ma — giacchè siamo a tale discorso — io ti chiedo un favore. Quando starai per andartene, non me lo dire. No, perchè, naturalmente, anche non volendo, io riuscirei a trattenerti, e ti farei forse del male, o crederei di fartene, e ne avrei uno scrupolo di coscienza sino alla morte. No, non me lo dire, Paolina. Soltanto, affinchè io non ti aspetti tante ore, tante ore, inutilmente, con una vana speranza nel cuore, sai in che modo devi avvertirmi?... Come il vento smorzò la candela — ti ricordi? — nella notte in cui fuggimmo insieme, così tu, prima d'andartene, smorzerai quella lampada dinanzi alla Madonna.... Sempre che tu non sei in casa, io ho l'abitudine di accostarmi molte volte a lei, e sento sulla faccia il calore della lampada accesa. Ebbene, quando non sentirò più quel calore, io penserò: «Se n'è andata!» (Le lacrime gli rigano il volto. Si mette il cappello e, facendo precedere ai piedi la punta del bastone, lentamente esce.)