SCENA II.

PAOLINA, DONNA COSTANZA, BARBACANE.

Paolina

(resta stranamente impressionata, immobile. A vederla, sembrerebbe pensosa, ma il suo cervello non sa veramente pensare. Esso è soltanto attraversato da impressioni, le quali non sono soccorse dal discernimento. In quel cervello, le idee spuntano, in uno stato quasi formale, per la concatenazione dei ricordi recenti e non per una vera cogitazione di essere pensante. Ora, nel succedersi dei ricordi recenti, quello della canzone del passero, testè imparata, ha un qualche rilievo. Ed ella, sempre immobile, ne ripete, senza le parole, con la bocca chiusa, lieve lieve, la cantilena.)

(Compariscono, in fondo, nel vicoletto, Donna Costanza e Ciro Barbacane, confabulando.)

Donna Costanza

(sottovoce, a Barbacane:) No, non vi fate vedere, voi. Se capisce che sono spalleggiata, crederà che voglio farle del male.

Barbacane

(sottovoce anche lui) Ma, a ogni buon fine, io resto di guardia qui dietro.

Donna Costanza

Va bene.

Barbacane

(sparisce.)

Donna Costanza

(è una vecchia popolana, brutta, dall'aspetto bieco; ma nella voce ha qualche cosa d'insinuante che rivela come ella agisca in piena buona fede. — Porta sul braccio un involto. Si accosta a Paolina senza fargliene accorgere e le sussurra alle spalle:) L'uccello che sta in gabbia non canta per amore, canta per rabbia.

Paolina

(voltandosi spaurita) Un'altra volta venite a seccarmi?

Donna Costanza

Stupida!

Paolina

Lasciatemi in pace.

Donna Costanza

Stupida! Stupida! Vuoi morire qua dentro come sta morendo poco lontana di qua la figlia di Filomena Carrese?

Paolina

La figlia di Filomena Carrese sta morendo?! (Con un atto di desolazione) Oh!

Donna Costanza

È agli estremi. Adesso ci andava anche il Viatico. Passando, ho voluto vederla. Che pietà!

Paolina

Ma poi, come c'entra? Assunta ha presa la mala salute nella tintoria.

Donna Costanza

E tu la piglierai dormendo con questo cieco malaticcio, in questo angolo di vicolo oscuro e solitario, in questa scatola umida, dove, se non si sta con la porta spalancata, si crepa per mancanza d'aria e di luce, e dove, per non farti guardare, quando ti spogli e ti vesti, da qualche straccione vizioso che viene apposta a passare davanti alla tua porta, hai dovuto appendere queste belle drapperie (indicando la cortina composta di luridi brandelli), che farebbero rivoltare lo stomaco perfino a un cenciaiuolo. Se due anni fa la figlia di Filomena Carrese avesse sentito i consigli miei, a quest'ora sarebbe bella e fresca come una rosa di maggio. Ma volle fare la scrupolosa, ed ecco che se ne muore sopra un materasso di paglia. Ha presa la mala salute nella tintoria? Sì sì! È la miseria! È la miseria!

Paolina

Per me, la miseria non è niente. Ci sono nata dentro.

Donna Costanza

Bella ragione! Ma intanto il veleno cammina per il corpo e te lo infracida. È un peccato mortale! La Provvidenza ti ha dati questi tesori che hai sulla faccia, e tu, ingrata, ti metti a vivere con un uomo che non può guardarti nemmeno!

Paolina

Questo è vero, ma che ne sapevo, io?

Donna Costanza

Di gente che ti può guardare ce n'è quanta ne vuoi!

Paolina

Donna Costanza, voi siete peggio del diavolo tentatore.

Donna Costanza

Non ci pensare più. Vieni con me. Che aspetti? Di farti vecchia?

Paolina

Voi mi tentate, e io lo so che farei bene a venire con voi; ma Nunzio come potrei lasciarlo? Mi ci sono affezionata, oramai. Io e lui siamo una sola persona. Io campo perchè c'è lui; ed egli campa perchè ci sono io.

Donna Costanza

Senza di te, camperà ugualmente. E se combina una società con altri suonatori ambulanti, il professore mette tavola sera e mattina. Che ragione hai di sacrificarti tanto, cuore mio?

Paolina

Mi ha insegnate tante cose.

Donna Costanza

Per utile suo.

Paolina

Mi ha preso dalla strada ch'ero una pezzente, senza madre nè padre....

Donna Costanza

Gli faceva comodo di avere la cantante, che chiama danaro, e la femmina in casa.

Paolina

Ma il pane non mi manca.

Donna Costanza

(incalzando) E vorresti che ti lasciasse anche morire di fame? (Con affettuosità lusingatrice) Tu non l'hai capito ancora quello che meriti.

Paolina

(provando una sensazione nuova di vanità sciocca) E che merito, io?

Donna Costanza

Quando lo vedrai, ne riparleremo.

Paolina

Ma ditemi più o meno.

Donna Costanza

Per esempio, una casa come ce l'hanno i signori: una casa con gli specchi, con i divani, con i tappeti....

Paolina

La mamma mi diceva d'averne vista una ch'era la più bella di tutte!

Donna Costanza

E poi,... il pranzo cucinato ogni giorno,... la pettinatrice per questa gioia di capelli che paiono velluto,... abiti di costo come quelli che porta in carrozza la moglie di don Gennaro Streglia quando va alla festa di Montevergine....

Paolina

(ascoltando, ha negli occhi dei barbagli di desiderio incosciente.)

Donna Costanza

(aprendo l'involto sulla tavola) Guarda.... Per oggi ho già qualche cosa per non farti sembrare una malata che puzzi ancora di ospedale. Sarebbe una rovina! Se ti vedessero per la strada così vestita insieme con me, lo scorno sarebbe mio. E cattive figure io non sono abituata a farne. Prendi. Questa è una bella sottana di seta a righe. Questa è la gonnella....

Paolina

(animandosi) Tutta celeste!

Donna Costanza

Già. Questa è la camicetta....

Paolina

(animandosi sempre di più) Color di rosa! Mi piace! Che stoffa è?

Donna Costanza

Non so come la chiamano, ma è di prima qualità. Questo è un pajo di calze tutte di filo; e questo poi è un paio di scarpini di pelle fina, così aggraziati che, quando te li metti, tu vedi i piedi di una pupa, tal'e quale.

Paolina

(prendendoli con cura e guardandoli attentamente) Come sono lucenti!

Donna Costanza

Spìcciati dunque, chè quel cieco della malora sa anche camminare in fretta, quando vuole.

Paolina

(d'un sùbito, si rabbuia. Alla luminosità dei suoi occhi che irradiava tutta la fisonomia, succede un'espressione di pena invincibile. Lascia cadere sulla tavola gli scarpini. Indi, le sue labbra hanno il lieve tremito che prelude il pianto infantile) No... no! Con voi non ci vengo.

Donna Costanza

Ma vuoi farmi impazzire?!

Paolina

(convulsa, vibrante, quasi con l'urgenza di liberarsi da una tentazione) Prendetevi questa roba.... Prendetevela.... Prendetevela.... E andatevene sùbito, donna Costanza!... Non vi voglio più vedere!...

Donna Costanza

(inviperita) E mi scacci anche, adesso?

Paolina

(angosciosamente, come un'allucinata, sospingendola un po' verso la porta) Vi scaccio, sì, vi scaccio... vi scaccio....

Donna Costanza

Non mettermi le mani addosso, chè te la faccio scontare!

Paolina

Non vi voglio più vedere!... Non vi voglio più vedere!... (Continua a sospingerla, quando a un tratto entra Ciro Barbacane, e, alla vista di quell'uomo, ella, perdendo quel po' di energia fittizia onde si è ribellata alla vecchia, indietreggia con le mani sul capo, assalita dal terrore come dinanzi ad una belva.) Madonna mia cara, proteggetemi voi!

Barbacane

(È un uomo piuttosto vecchio e piccolo, ma forte e tarchiato. Ha la testa grossa, il collo corto, le spalle quadrate, i capelli crespi e grigi, gli occhietti scintillanti, il naso rincagnato da bull-dog. Non porta nè barba nè mustacchi, ma ha sul viso l'ombra bluastra che lasciano i folti ed ispidi peli rasati di fresco. Sulla fronte bassa, una cicatrice. Veste sudicissimamente; ma gli pende dal panciotto una grossa catenella d'oro. Ha alle mani e sui calzoni qualche macchia rossigna.) (Calmo, freddo, semplice, sincero, addirittura bonario nel gesto e nell'accento.) (A Paolina, dopo un silenzio.) E non parli più? Non fai più la prepotente? (Pausa.) Mi conosci?

Paolina

(balbetta appena) No, non vi conosco.

Barbacane

E, senza conoscermi, tu hai fatto come se avessi visto il diavolo?

Paolina

Ho avuto paura.

Barbacane

Mi dispiace. E mi maraviglio, poi, che volevi accoppare una vecchia. Non sta bene. Tu sei una buona ragazza. E perchè sono qua, io? Per non farti avere seccature. Io ti voglio trattare come una figlia. Ma tu devi ragionare. Fammi capire com'è che ti sei incaponita così.

Donna Costanza

(sorvegliando alla porta) Dice che non vuole lasciarlo, il cieco. Quello è la spina.

Barbacane

(a Paolina:) E se quello è la spina, noi te la toglieremo sùbito, perchè con lui non si faranno cerimonie.

Paolina

(assalita di nuovo dal terrore, spalanca gli occhi.)

Barbacane

Se fosse per me, non gli torcerei un capello, e gli direi: «Tieniti la ragazza, chè io non so che farmene.» Non è per disprezzare, no. Avessi tu le bellezze del sole, per me, sarebbe lo stesso. Che me ne importa delle femmine? Io ho bottega di macelleria, e ho bisogno di altro bestiame. Ma c'è alle mie spalle chi mi comanda e ha il diritto di comandarmi, e io sono nè più e nè meno che come il soldato che va alla guerra. Se proprio non vuoi venire, il cieco, poveretto,... è condannato. E, per quanto è vero che mi chiamo Ciro Barbacane, ne avrei una pena che non ti so dire a pigliarmela con quel disgraziato che non ha neppure gli occhi per vedere come sono fatto.

Paolina

(oscillando in tutto il corpo come per freddo, scoppia a piangere disperatamente, e, senza gridare, ripete ancora:) Madonna mia cara, proteggetemi voi!

Barbacane

Ma le tue lagrime non acconciano niente, oggi, e non faranno risuscitare il morto, domani. Desideri veramente di salvargli la pelle? A te sta. Pensa bene a quello che fai, e concludiamo.

Paolina

Madonna mia cara, proteggetemi voi!

Barbacane

(con le braccia incrociate, tranquillamente, aspetta.)

(Giunge dalla strada il suono cadenzato d'un campanello: due tocchi ed una pausa, due tocchi ed una pausa. Indi, insieme col suono ritmico, un salmodiare sommesso che si ode appena come un fioco mormorìo monotono.)

Donna Costanza

(che è presso la porta, s'inginocchia con la faccia volta alla strada, sospirando:) Ah, povera giovane!

Barbacane

Che è?

Donna Costanza

È il Viatico per Assunta la tintora. Ci è andato passando per i gradini del Rosariello, e ora se ne torna per il vicolo della Tofa.

Barbacane

(si accosta a Donna Costanza, si toglie il berretto, si inginocchia come lei con la faccia volta alla strada, col capo chino come sotto un peso invisibile.)

Donna Costanza

(vedendo con la coda dell'occhio che Paolina è in piedi, le si rivolge severamente:) E inginòcchiati anche tu, scomunicata!

Paolina

(cade ginocchioni, piegandosi nella vita, stendendo le braccia a terra, toccando la terra con la bocca.)

(Si odono ora solamente i singhiozzi di Paolina, il suono del campanello e il mormorìo fiochissimo.)

(Nella strada, alcune femminucce sgusciate dai loro tuguri e qualche viandante col capo scoperto fanno gruppo, genuflessi e raccolti: si direbbero quasi accasciati. Il tintinnìo cadenzato e le salmodie si allontanano, si allontanano, e si perdono nel silenzio. Barbacane e Donna Costanza si levano. Il gruppo della strada dilegua. Paolina resta a terra, con le braccia distese, lagrimando.)

Barbacane

(andandole vicino) Dunque?

Paolina

(sollevando la testa, parlando angosciosamente nel pianto dirotto ed infrenabile) Va bene, va bene.... Farò quello che volete voi.... Ci verrò... ci verrò....

Barbacane

E non piangere più, chè ti consumi gli occhi e diventi brutta come un accidente!

Donna Costanza

(che è sempre all'uscio) Eccolo, eccolo!

Barbacane

Il cieco?

Donna Costanza

Sì. Ma s'è fermato davanti alla porta di Filomena Carrese.

Barbacane

(tranquillamente) Be', io me ne vado. (A Paolina:) A rivederci, amica. (Esce.)

Paolina

(con uno sforzo istantaneo, trattiene le lagrime restando ancora ginocchioni, abbattuta, annientata.)

Donna Costanza

(corre a lei, come per dirle: «andiamo».)

Paolina

Fatemi la carità.... Datemi almeno una mezz'ora di tempo. Fra mezz'ora, mi troverete nella Piazza del Carmine....

Donna Costanza

Non ti credo. Tornerò io stessa a cercarti con un buon pretesto. Intanto, vèstiti come meglio puoi.... Il professore non se ne accorgerà.

Paolina

A casa vostra mi vestirò.

Donna Costanza

E poi ritarderemo troppo. Ho data la mia parola. (Duramente) Obbedisci, e zitta!

Paolina

Non dico più niente.

Donna Costanza

Attenta chè egli è qua. (Sgattaiolando, esce.)

Paolina

(si drizza in piedi come se temesse d'essere proprio veduta da Nunzio in quello stato. Va difilata alla porta, poi torna, raduna la roba di su la tavola, e, vedendo entrare Nunzio, imbarazzata, quasi che egli potesse sorprenderla, getta tutto in un cantuccio.)