SCENA III.
NUNZIO e PAOLINA, la voce di FILOMENA CARRESE.
Nunzio
(entra con in mano la chitarra) Paolina!
Paolina
Sono qua, Nunzio. (Ma non osa avvicinarsi a lui.)
Nunzio
Dove?
Paolina
(gli si accosta timidamente) Qua. Eccomi.
Nunzio
Hai sentito?
Paolina
Che cosa?
Nunzio
La povera Assunta... è morta.
Paolina
Già morta?!
Nunzio
Or ora.
Paolina
Sapevo che era agli estremi.
Nunzio
Che tristezza! (Pausa.) Era una ragazza che non faceva male a nessuno. Onesta.... Amava il lavoro....
Paolina
È vero.
(Un lungo silenzio.)
Nunzio
(posa la chitarra sulla tavola, si toglie il cappello e siede. Cambia discorso, cercando di recuperare un po' di gaiezza.) Mastro Giuseppe voleva vendermi una chitarra nuova. Mi diceva: «Siamo in estate, e l'estate è la stagione dei canti e dei suoni: i suonatori ambulanti guadagnano bene; sicchè, questa spesa potete farla allegramente. Se non avete il danaro — aggiungeva lui — pagherete quando potrete pagare.» Ma io non ho voluto. I debiti non mi fanno dormire. Per ora, dico io, potremo cavarcela con quest'osso vecchio. Chè, poi, nell'estate dell'anno venturo, (sorridendo bonariamente) se il ministro delle finanze ce lo permetterà, compreremo anche la chitarra nuova.
Paolina
(comincia a sbottonarsi il corpetto.)
Nunzio
Non ti pare giusto?
Paolina
(con gli occhi rossi, sogguardando con una espressione di paura la roba gettata in un cantuccio) Mi pare giusto.
Nunzio
Che hai?
Paolina
Niente ho.
Nunzio
Niente?... Ci sono le lagrime nella tua voce.
Paolina
No. (Si cava una manica.)
(Un viandante losco indugia con curiosità presso l'uscio. Ella se ne avvede, raccoglie subito la roba, e si nasconde dietro la cortina.) (Il viandante continua per la sua via.)
Nunzio
Non negare. Io ho capito che la notizia di Assunta ti ha impressionata. E non hai da vergognartene. Al contrario. Questo mi consola. Tu, una volta, non eri così. Eri una piccola selvaggia: un animaluccio insensibile. Ma, vivendo accanto a me, ti sei mutata. Ogni giorno che passa, tu mi somigli un poco di più. E poi forse anche tu... forse anche tu non eri selvaggia proprio per istinto. Mi ascolti, Paolina?
Paolina
(di dietro la cortina, alzando alquanto la voce per fargli credere d'essere più vicina) Sì, ti ascolto.
Nunzio
Già, hai ragione. Io ti parlo sempre troppo... difficile. Per te dev'essere una fatica l'ascoltarmi. Tuttavia, verrà il tempo in cui tu intenderai tutto e mi ascolterai volentieri. (Una nube gli passa sul volto) Che vuoi! Io t'ho detto mezz'ora fa: «Tu te ne andrai, Paolina....» Ma la verità è che qualche volta io lo credo veramente e mi pare che per te sarebbe una fortuna, e qualche altra volta, invece, non lo credo affatto e mi pare che se tu te ne andassi sarebbe una sventura per te come per me. E sai quando mi pare che sarebbe una sventura? Quando vedo intorno a me peccati e sofferenze d'ogni sorta. Allora penso che noi due siamo più forti e migliori degli altri solamente perchè siamo uniti; e penso che, continuando a vivere insieme, possiamo andare sempre un poco più su, sempre un poco più su, come abbiamo fatto finora. (Con vivace gaiezza umoristica mista di malinconia) Che ci sarebbe di meraviglioso, in sostanza, se un giorno diventassimo tu una cantante sul serio e io un violinista coi fiocchi? Della stessa creta sono fatti i pupazzi più diversi!... E dunque, che ne sappiamo noi di quel che potremo essere un giorno? (Pausa.) Tu non mi ascolti, Paolina?
Paolina
Sì, Nunzio, t'ascolto.
Nunzio
Paolina
(infilando la camicetta viene fuori sùbito come per rassicurarlo. Ha tuttora gli occhi gonfi di lagrime, il volto terreo, i capelli scarmigliati, il passo mal fermo, il petto ansimante, tutto il corpicino corso dai brividi.) Io... metto un po' d'ordine.
Nunzio
(con un sorriso d'ironia mite) Eh! Ne vale la pena!
Paolina
(ha già indossata la breve sottana a righe, che lascia scoperti i garetti, e già i suoi piedini paiono trasformati nelle calze ben tirate e negli scarpini di pelle nera lucidissima.) (Smuove qualche seggiola per fare un po' di rumore.)
Nunzio
(si alza.)
Paolina
(nel vederlo alzare ha un sussulto violento) Vuoi qualche cosa?
Nunzio
(celiando) No... metto un po' d'ordine anch'io.
Nunzio
(appende al muro il cappello e la chitarra.)
Paolina
(si abbottona la camicetta, e va a tirare la gonnella fuori della cortina.)
Nunzio
Il violino dov'è?
Paolina
Eccolo qua. (S'affretta e gli porge il violino e l'archetto con la mano tremante, mentre nell'altra mano ha la gonna.) Era sul letto.
Nunzio
(prendendo) Ih, che tremarella! Temevi di romperlo? Una bestia così delicata non è.
Paolina
(infila adesso la gonna, davanti a Nunzio, seguendo ogni movimento di lui con gli sguardi imploranti.)
Nunzio
(accostandosi alla tavola) Piuttosto, è traditore. Questo sì! (Quasi ridendo) E quando, poggiato sulla spalla, pare che stia per baciarti, all'impensata, ti tradisce, e mette fuori una nota che è un castigo di Dio! Vuoi sentire? (Si dispone a suonare.)
La voce di Filomena Carrese
(dalla strada, in lontananza, in un tono di disperazione pazza) Ho perduta la figlia mia! Ho perduta la figlia mia!
Nunzio
(rabbrividendo, abbandona sulla tavola il violino.)
La voce di Filomena Carrese
(sempre più lontana) Meglio se avesse gittato il suo onore in mezzo alla strada!
Nunzio
(mormora:) Che tristezza! Che tristezza! (Siede, avvilito.)