SCENA III.

TERESA, MARIO.

Teresa

(resta attaccata alla porta tenendo fermi i battenti e accostando l'occhio alla serratura.)

Mario

(col viso arcigno, il cappello in testa, attraversa la stanza sulla punta dei piedi, siede presso una scrivanietta, e scrive qualche cosa.)

Teresa

(sempre con l'occhio alla serratura, senza guardar Mario, col braccio gli fa cenno d'andarsene.)

Mario

(continua a scrivere.)

Teresa

(voltandosi, gli dice, soffocatamente:) Che fate là?

Mario

(continua a scrivere.)

(Dalla stanza attigua, giungono queste parole, confusamente:)

[pg!210]

— Sì, sì.

— Un po' per uno, stasera.

— A me, a me....

— Ah! Ah! Ah! Ah!

Teresa

Ve n'andate, sì o no?

Mario

(consegnandole la lettera che ha scritta) Questa a Clelia.

Teresa

Ma che significa ciò?

(Parlano tutti e due a voce bassissima.)

Mario

Che non ci torno più.

Teresa

Siete matto! Volete farmela morire! Già, tanto, questa lettera io non glie la do, e domani farete la pace....

(Risuona di dentro uno scoppio di risa sguaiate.)

Mario

(irritato e disgustato, s'avvia verso la porta a sinistra: resta ancora un momento, guardando intorno, commosso e titubante. Ad un altro scoppio di risa, egli, risoluto, come se si liberasse finalmente da un incubo, se ne fugge.)

[pg!211]

Teresa

(guarda la lettera, e, dopo una breve esitazione, la lacera, e ne nasconde in tasca i pezzettini. Indi, tossendo forte, spalanca i due battenti dell'uscio in fondo.)