SCENA IX.

Marino — La Giliardi.

Marino

silenzio d'imbarazzo. I due si trovano a disagio.

Se vuole che rimandiamo....

La Giliardi

si è ricomposta. Ora è calma.

Scusi: e non ci giudichi troppo male. Quel veder qui la signora.... ho pensato che fosse venuta per lui.... che aver chiamato lei fosse un pretesto.... Stupidaggini: mi credevo forte, e invece sono peggio di una bambina cui si è portato via il giocattolo. Che volgarità questa mia! non mi riconosco più! — Be'.... torniamo a fare i professori; dove sono questi temi?

Marino

va a una cassetta chiusa della tavola, la apre con una chiavetta che si leva dalla tasca, ne trae un fascio di pagine piegate a mezzo, lo richiude, poi prima ancòra di mettersi a sedere.

Lei non mi permette di chiedere a Cappelli?...

Non sa nemmeno lui che cosa.

La Giliardi

Nulla. Perchè non c'è nulla da fare. Io sola ho avuto torto; e non soltanto oggi: sempre; e perciò sono io che pago, come di dovere. Mi sono innamorata di uno ch'era innamorato di un'altra. Storie vecchie. E lo sapevo!

Marino

Lo sapeva?

La Giliardi

Già! Lo sapevo. Ma m'illudevo di diventare io la più forte; storia vecchia anche questa. Invece no: non si lotta. Con quella donna, poi!

Marino

esitando.

Gran civetta, eh?

La Giliardi

Oh! no. Non badi a quello che ho detto prima: sono gelosa ed ero stata offesa: credevo di essere stata offesa. Che colpa ci ha lei se ha tutto per interessare, per piacere? E come potevo mai vincere? Ci pensi! Lei è una cavallina di razza e io sono una bestia da fatica. È naturale che gli piaccia lei e non io, che ami lei e non me, perchè anche lui, Cappelli, è un cavallo di razza, per nascita, per istinto, per consuetudine: loro due sono vicini: noi due invece.... sì, possiamo fare lo stesso mestiere, e incontrarci per strada, ma poi.... Non ne parliamo più. — Rivediamo questi temi.

Marino

Vuol proprio?

La Giliardi

si è impadronita del fascio di pagine.

Ma sì.

Guarda sul fianco della prima.

Chi è questo? Fausto Belvilieri del secondo corso. È un ripetente. Quanto ha assegnato?

Marino

ora s'immerge nel lavoro professionale. Le due teste sono quasi confuse sulla stessa pagina.

Cinque. Svolgimento sbagliato; qualche errore di lingua e d'ortografia deturpa quel poco....

La Giliardi si copre il viso con le mani: forse piange. Marino fa un vago gesto di pietà.

CALA LA TELA.

ATTO SECONDO.

Luglio. — Una delle tante sale del palazzo dei Primasco: il salotto dove d'ordinario riceve la Marchesa. In fondo un'arcata a vetri, sicchè si vedono passare le persone prima che entrino e mentre passano ad altre sale. Soffitto a cassettoni. Arazzi alle pareti. Sala vasta, dove una scrivania per signora, i mobili di stile, il pianoforte non ingombrano. Segni evidenti di ricchezza non fastosa ma antica e di buon gusto.

Quando si alza la tela non è ancora buio. La scena è vuota. Poco dopo Marino, che tiene un piccolo dipinto in legno tra le mani è introdotto da un servo in livrea che s'inchina poi domanda: