SCENA V.

Marino — Cappelli — Andrea.

Cappelli

a Marino.

Mi dici dove ti cacci tu tutto il giorno? Al Ginnasio non c'eri, a casa non c'eri. Oramai per trovarti bisogna venir qui.

Marino

Ho riportato il dipinto.

Cappelli

Tutti i pretesti son buoni.

Marino

Pretesti di che?

Cappelli

Nulla. M'intendo da me.

Marino

Caro il mio Cappelli, tu vaneggi....

Cappelli

altro tono.

Be'; tu sarai informato. Ormai se non sei tu al corrente, non lo è nessuno. Che cos'ha la Marchesa? Sì, che cosa dovevo sapere e non le ho detto, ma a suo tempo saprò?

Marino

Hai sentito.... Nuvoli.... Ma forse le passano... E non volendo sono stato io.... Nel bel mondo, nel vostro mondo, si direbbe che ho fatto una gaffe.

Cappelli

Miracolo!

Marino

Perchè? Ne ho fatte molte?

Cappelli

Qualcuna.

Marino

indulgente.

Che tono!

Con un inchino.

Signor conte!

Cambiando.

Del resto lo so, la maggiore, per te — la sola anzi — lo sproposito che ti dà fastidio, è quel vedermi qui. Se mai, battiti il petto.... mea culpa. Sei tu che mi ci hai voluto. E posso fare al più degli spropositi se si guarda alle leggi eleganti del bel mondo: ma le azioni, no. E sulle regole eleganti del bel mondo io ci faccio una bella risata.

Andrea

entrando, a Cappelli.

Hai fatto presto: bravo! Possiamo andare.

A Marino.

Venga anche lei ad assistere.

Cappelli e Marino si avviano. Andrea vorrebbe seguirli, ma sopraggiunge Dianora.