XII.

Soliloquio.

Appunto in quel mattino il dottore fece un soliloquio.

—Agenore mio,—diss'egli,—un'occhiata alla situazione strategica; non hai da perdere tempo, se no Ernesta ti scappa. Ieri soltanto la facevi da vincitore che concede una tregua, oggi sei alla vigilia di levare l'assedio e di battere in ritirata. Bada un po' che ti capita: i Leonardi ciechi furono da tempo immemorabile l'ideale di tutte le Erneste ridotte a capitolare nelle braccia d'un dottore; e invece eccoti una moglie, che pareva disposta a fare la sua eroica scappatella fuor del territorio coniugale, rimanervi perchè il marito non ci vede! Ernesta ha una testolina bizzarra che pensa le cose al rovescio delle solite testoline bizzarre; ma tu non puoi già cambiarla, spianarne i bernoccoli, rimpastarle il fosforo; ti conviene pigliarla com'è, o lasciarla, ed ahi! è più difficile pigliarla che lasciarla! Ricapitola le idee, raduna le tue forze, decidi. La condizione è ancora buona, ma minaccia di farsi pessima; ciò che oggi è scrupolo, domani può diventare sentimento; lascia fare alla compassione, e la tua bella assediata ti casca nel tenerume; e se per poco stringe alleanza col marito, quello che hai avuto hai avuto…. E che cosa hai avuto? Fa bene i tuoi conti, totale: zero. Sei stato troppo generoso, dottor Agenore. Un uomo della tua fatta, grande, grosso, belloccio, con una testa espressiva!… Via, è una vergogna; lo specchio istesso ti canzona…. Al punto a cui sono giunte le cose la guerra d'astuzie non giova…. bada, il nodo della cravatta non è preciso, tiralo più a diritta… troppo, più a mancina, così va bene…. ma non hai a credere che basti; è vero, hai molto trascurato finora il nodo della cravatta, ma ad ogni modo non basta; fi sei fidato ai vezzi della tua zazzera tirata indietro, alla debolezza della fibra femminina, ed anche questo non basta: il più ed il meglio doveva farlo l'audacia…. Confessalo, sei stato timido come un seminarista…. Però non dimenticare di raderti; barba rasa di fresco è mezza bellezza. Due colpi di rasoio in fretta…. aggiusta ancora il nodo della cravatta che è andato di sghimbescio…. così…. indossa il farsetto da mattina, fa spuntare i polsini, nè troppo nè troppo poco, pianta il cappello a tubo perpendicolarmente sulla nuca, un'ultima guardatina allo specchio…. sei in arnese, non ti manca nulla…. tranne la bacchetta di giunco ed un programma: Ecco la bacchetta ed ecco il programma: arrivi in casa dell'amico Leonardo verso le dieci del mattino, e appena ti trovi innanzi ad Ernesta te la stringi al cuore senza fiatare. Il silenzio è necessario. Il resto verrà da sè. Tutto sta ad abbracciarla; se non l'abbracci, dottor Agenore, ti scappa.—

Il dottore, che si era fermato un istante sulla soglia di casa sua, a questo punto girò la maniglia dell'uscio e scese solennemente le scale.