DEL CASTELLO DI SPARVERI, DOVE STA UNA BELLA DONNA DE' DONI DI VENTURA, LA QUALE DÀ, A CHI FA LA VEGHIA VII. DÌ NATURALI, QUELLO CHE 'L SA ADOMANDARE.

E in questo paese sono dua castegli antichi, le mura de' quali sono alquanto coperte di edera, e sono di sopra a un monte. E uno di quegli castegli è chiamato[3] Castello delli Sparvieri, e è posto oltra la città di Laiais, e è assai apresso della villa di Persipea, la quale è del signore di Zench, il quale è ricco e valente e buono cristiano. In questo castello si truova uno sparviere sopra una pertica, molto bello e pulito, e una bella donna di doni di ventura, la quale guarda questo sparviero; e chiunche vegliasse sopra questo sparviero sette giorni naturali, et alcuni dicono tre soli, sanza dormire nè tanto nè quanto, questa donna verrebbe a lui, fatta la veghia, e domanderebbeli el primo augurio che egli si sapesse augurare delle cose terrene. Questa medesima veghia già gran tempo fece uno valente principe, Re di Armenia; e da poi che ebbe veghiato, la donna venne a lui e dissegli, che egli havea ben fatto il dovere. Il Re rispose, che era assai gran signore e bene in pace, e havea assai gran riccheze, e che non si augurarebbe altro al suo volere, che havere il corpo di questa donna. La donna rispose, che ella non sapeva, perchè egli domandava così fatta cosa, e ch'e' non la potrebbe havere, e che non doveva chiedere altro che cosa terrena, e che ella non era terrena, anzi spirituale. Il Re disse, che non voleva altre cose. E la donna disse: Poi ch'io non vi posso ritrare del vostro volere e stolto core, io vi fo un dono sanza aguriare, che tutti quegli che discenderanno di voi, per insino al nono grado, sempre abbiate guerra senza ferma pace, e sarete in subiezione di vostri inimici, e harete bisogno di riccheze. E dapoi in qua, nessuno Re d'Armenia è stato in pace, e non è stato abondevole, e sempre è stato sotto tributo de' saracini. Item, il figliuolo d'uno povero il simile fece una volta la veghia, e sì si augurò, che elli si potessi ben guardare dalla fortuna e d'essere bene avventurato in mercatanzia. E la donna gli concesse, e diventò il più rico e 'l più famoso mercatante che potesse essere nè in mare nè in terra. E tanto fu ricco, ch'el non sapeva la millesima parte di ciò che egli haveva; e costui fu più savio in augurarsi, che non fu il Re. Uno cavaliero del tempio per lo simile veghiò, e augurossi una borsa sempre piena d'oro, e la donna gliel concesse, ma li disse che haveva dimandato la destruzione di casa sua e del suo ordine, sì per la fidanza di questa borsa, sì per la grande superbia che harebbe; e così avenne. Ma guardisi bene tutta via colui che farà la detta vigilia, che egli non potrebbe sì poco dormire, che egli sarebbe perduto in tutto, e mai più non si rivedrebbe. Questa non è però punto la dritta via per andare alle prenominate parte, ma chi volesse vedere sì fatta maraviglia, lo potrebbe fare. E chi vuole andare per la dritta via a Trebisonda verso la grande Armenia, va a una cittade, chiamata Articon. Questa soleva essere molto buona e abondante, ma li turchi l'hanno molto guasta. Ivi d'intorno nasce poco vino e pochi altri frutti. In questo paese è la terra molto alta, e èvi gran fredi, e sonvi assai buone acque di fonte, che vengono da uno fiume del paradiso terrestre, e viene di sotto terra et è chiamato Eufrates, e è dilungi el fiume dalla città quasi una giornata; e viene questa riviera sotto terra d'India, e risurge alla terra di Altasar, e passa apresso a Armenia, e entra nel mare di Persia. Da questa città di Articon si viene a una montagna, chiamata Sabisacola.