DELLA GRANDE CITTÀ DI CASSAGA, E DELLE SUE MANIERE.
Da questa città è un'altra città[29], la più grande del mondo, la qual si chiama Cassaga, ciò è a dire, città del cielo. Questa è di circuito circa L. leghe, ed è così bene abitata, che in una casa stanno ben XII. famiglie. In questa sono X. porte principale, e di fuora ciascuna porta, a tre leghe, o vero a quatro, è una gran villa. Questa città è situata in un lagume di mare a modo che è Vinegia, e sono in detta città più di XII. mila ponti; e sopra ciascuno ponte sono di forte torre, ove stanno guardie per guardare la città per lo Gran Cane; però che questa terra confina col Gran Cane. Da una parte della terra corre uno gran fiume, dilungi dalla città. Ivi stanno religiosi cristiani, e spezialmente mediani e mercatanti di molte nazione, perchè el paese è buono e abondevole. Ivi fanno molto buon vino, il quale chiamono Bighon, ed è molto possente e grazioso a bere. Questa è una città reale, dove soleva stare el Re di Mauri o vero Marchi. Per questa città si va per acqua sollazando e giucando infino a una gran Badia, la quale è asai presso, dove stanno gente religiose, sicondo la lor legge. In questa badia son giardini molto grandi e begli, ove sono alberi di molte maniere di frutti. Fra questi giardini è una montagnia ben fornita d'alberi, nella quale sono giardini d'intorno, e molte diverse nazioni di bestie, come sono babuini, scimie, marmote e altre diverse bestie. E quando el convento di questa badia à mangiato, fa portare li loro avanzi nel giardino per limosina, e fa sonare una campanella d'ariento, la quale tiene l'abate nella sua mano; e subito discendono di questa montagnia queste tale bestie sopra dette, che tre, o vero quatro mila ivi si riducono a modo che' poveri. E alora li è dato tutte le reliquie che sono avanzate al convento con belli vasi d'ariento dorati. Quando queste bestie ànno mangiato, l'abate suona un'altra campanella, e e' ritornono ne' lor luoghi, donde vennono. Questi religiosi dicono, che queste bestie sono anime di gentili uomini, che ivi sono entrate per fare penitenzia, e loro gli dànno da mangiare per lo amore di Dio; e dicono, che l'anima de' villani, dopo la morte loro, entrono nelle bestie villane; e così credono fermamante, in modo, che niuno gli può rimuovere di quella oppinione. Egli nutricono le dette bestie in gioventù, quando ne possono avere; e egli le pascono de la limosina, come v'ò detto di sopra. Noi gli dimandamo, se non sarebe meglio, che egliono donassino quele reliquie a' poveri. Ci risposono, che nel paese non era alcun povero; e quantunque vi fussi poveri, non dimeno a lor pareva, che la limosina fussi meglio data a queste anime, le quali fanno loro penitenzia, e che non sanno ove guadagnare, nè afaticarsi, che non sarebe nella povera gente, le quali anno senno e possanza di guadagnarsi le spese. Molte maraviglie sono in questa città, o intorno pel paese, le quali io non iscrivo.