DELL'ISOLA DI CATAI, E DELLE CITTÀ CHE IVI SONO, E DEL PALAZO DEL GRAN CANE, E DELLE SUE MAGNIFICENZIE.
Catai si è un'isola bella e buona, e mercatantesca, e rica. Ivi vanno ogni anno e mercatanti per ispezie e per altre mercatanzie più che non vanno altrove. E sapiate, che' mercatanti, e quali vanno da Genova e da Vinegia e da l'altre parte di Lombardia e di Romagna, e' vanno per mare e per tera XII. mesi, e anche più, prima che possano venire a l'isola di Catai, la quale è principale Reame di tutte le parte di là e del Gran Cane. Da Catai si va verso oriente di molte giornate, e truovasi una buona città, fra l'altre, chiamata Sugramarcho. Questa è una città me' fornita del mondo di seta, di spezie e d'altre mercatanzie in grandissima quantità. Poi si va più innanzi, verso uriente, a un'altra città antica, la quale è ne la provincia di Catai: e, allato a questa città, gli tartari ànno fatto fare un'altra città, che si chiama Caadonia, la quale à XII. porte, e trall'una porta e l'altra sì à una gran lega, sì che le due città, cioè la vechia e la nuova, ànno di circuito più di XX. leghe. In questa città è la sedia del Gran Cane in un grande e nobilissimo palazo: le mura di quello circundono circa a due leghe e più. Questo palazo è pieno di dentro d'altri palazi, e dentro v'è un giardino e un monte, sopra el quale è un altro palagio, il quale è il più bello e il più ricco che si potessi divisare nel mondo. Intorno al palagio e 'l monte sono fossi grandi e profondi pieni d'acqua, e allato vi sono gran peschiere da una parte e dall'altra: e ivi si è un bel ponte per passare e fossi. In queste peschiere sono oche salvatiche, anitre, cisoni e anghironi sanza numero; e intorno le fosse e le peschiere è un gran giardino tutto pieno di bestie salvatiche; sichè il Gran Cane, quando e' vuole avere di queste bestie e uccegli salvatichi, egli va a cacciare, e pigliane da la finestra sanza uscir fuori de la sua camera. Questo palazo, dove è la sedia, è molto grande e bello d'intorno, del quale nella sala sono XXXIII. colonne d'oro fine, e tutte le mura sono coperte di dentro di belli coiami rossi di bestie chiamate pathios, le quale sono molto odorifere; sì che, per lo buono odore delle pelle, nissuno cattivo aere vi poterebe stare nè entrare nel palazo; e' peli di quelle pelle son rossi a modo di sangue, e lucono contro al sole, che quasi niuno vi può guardare. Molte gente adorono queste bestie, quando le veggono, per la lor virtù grande; e, per la virtù che ànno, egliono apprezono tanto queste pelle, più che piastre d'oro. In mezo di questo palazo è un tribunale per lo Gran Cane, tutto lavorato d'oro e di pietre preziose e di perle grosse; ed è quadrato per ogni cantone de la quadratura; e in su ogni canto di questo tribunale sono IIII. serpe, tutte d'oro; e d'intorno, alquanto largo, vi sono un Re e una Reina fatte di seta d'oro e d'ariento e di perle grosse, le quale pendono atorno a questo tribunale; e di sotto a questo tribunale sono condotti delle bevande che si beono nella corte dello imperadore; e, a lato a questi condotti sono molti vasi d'oro, colli quali quegli del palazo beono al condotto. La sala del palazo è molto solennemente ornata, e molto maravigliosamente bene aparechiata d'ogni cosa che si può aparechiare. Primamente, a capo della sala, è el trono dello imperadore, ben alto, dove e' siede a la tavola, ed è adornata di fine pietre preziose e ricamature intorno d'oro, le quali sono tutte piene di pietre preziose e di perle grosse; e' gradi, pe' quali si saglie, sono tutti di diverse pietre preziose e di fine oro. Da la sinistra parte del seggio dello Imperadore, è il seggio della sua prima moglie, e è un grado più basso del seggio dello Imperadore, e è di diaspro ricamato d'oro e di pietre preziose. E poi segue el seggio della sua seconda moglie, e è un grado più basso che quello della prima, e è di diaspro lavorato così come l'altro. Lo terzo seggio, che v'è, si è quello della sua terza moglie, e è un grado più basso che il secondo; imperò che lo 'mperadore à tuttavia tre moglie in qualunque parte si sia. E, dopo le sue moglie, in quel medesimo luogo, siedono le donne e fanciulle del suo lingnagio, ancora più basso, sicondo la loro condizione; e tutte quelle che sono maritate ànno uno piede contrafatto d'uomo sopra le loro teste, lungo circa d'uno cubito, lavorato tutto di perle grosse di oriente, e di sopra lavorato di penne lucente di pagone, o vero di collo di grù, a modo che un cimiero, o vero d'un capo d'elmetto, a dimostrare, che ele sono in subiezione e sotto e piedi de l'uomo; e quele che non sono maritate none portono. Da la destra parte de lo 'mperadore siede prima el suo primogenito, il quale debe regnare dipoi lui, e siede un grado più basso che lo 'mperadore, a modo che quegli delle imperadrice stanno; e dapoi segue quegli del suo lignaggio, sicondo le loro condizioni. Lo imperadore à la sua tavola fatta d'oro e di pietre preziose e di cristallo bianco, intarsiata d'oro e de amatisto e di legno aloes, che viene di paradiso; e d'avorio bianco ricamato d'oro. E ciascuna delle sue mogli à una tavola di per sè e' suoi figliuoli, e altri gran signori che seggono presso a lui: per lo simile non è tavola ivi, che non vaglia un gran tesoro. E sotto la tavola dello Imperadore seggono IIII. uomini litterati, e quali mettono in iscritto tutto quelo che dice lo 'mperadore, o ben o male che sia; però che si conviene ritenere tutto ciò che dice, perchè egli non può mutare o stornare la sua parola. Inanzi a la tavola dello imperadore sono gran feste: ivi sono tavole d'oro, e pagoni d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi di molte altre maraviglie d'uccegli, tutti d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi molte altre cose e d'altre maniere: e fanno questi uccegli ballare, danzare e cantare sopra le tavole, percotendosi le palme; e di ciò fanno gran festa e buffoneria. Io non so se questo sia per artificio, o per nigromanzia. Ed è pure una bellissima cosa a vedere e una gran maraviglia, come ciò possa essere; ma questo posso bene io dire, che queste sono le più sottil gente in ogni scienzia, nella quale egli s'intromettono. In ogni artificio che sia, o che possa esere per lo universo mondo, egli el sanno bene; e per questa cagione e' dicono, ch'e' vegon ben da due occhi, e i cristiani non vegono se none da uno occhio; però che egliono sono e più sottili da poi loro, ma tutte l'altre nazione sono cieche in opere e in iscienzia. Io durai gran fatica per sapere il modo con che fanno ciò, ma il maestro mi disse: io ho botato a Dio immortale di non lo insegnare ad alcuno, ecetto al primo mio genito, e così voglio oservare. Item, di sopra alla tavola dello imperadore, cioè da un lato della sala, è una vigna tutta messa a oro fino, la quale à molti grappoli e racimoli di pietre preziose di diversi colori, come bianche, gialle, rosse, verde, nere. Le bianche sono di cristallo di berillo e di yris; le gialle sono di topazzi[30]; e li rossi sono di rubini granati e di albandina; li verdi sono di smiraldo, di perides e di grisolido; e i neri sono di onichini; e sono così bene lavorati, che egli paiono veri grappoli d'uve. E inanzi a la tavola istanno e gran baroni e gli altri che egli servono, e non v'è uomo di tanto ardimento, che vi dicessi una parola, non parlando a lui lo 'mperadore, salvo che e pifferi[31], che dicono canzone e giuochi e altre cose per sollazzo dello imperadore. Tutti e vasi, con che si serve nelle sale e nelle camere, son di pietre preziose, spezialmente a le gran tavole; o che sono di diaspro, o di cristallo, o di ametisti; e sonvi tazze e cuchiai di smeraldo e di zafiro e di topazio e di peridos e di molte altre pietre: e sonvi ancora vasellami d'oro fine e di ariento. Non ve n'è però alcuno che eglino aprezino tanto l'ariento che e' si degnino fare vasi, ma d'argento fanno i gradi, e le colonne e aparamenti delle sale e delle camere. Item, inanzi a l'uscio della sala stanno molti baroni e cavalieri a ciò che niuno entri sanza comandamento e volontà dello imperadore, salvo che' servidori e ministri dello ostello e quali entrano e escono a loro volontà, e nessuno altro è tanto ardito che ardisca apressimarsi a l'uscio della sala. E sapiate che i miei compagni, e io insieme lo servimo al soldo per ispazio di XV. mesi contra il Re di Manthi, col quale aveva guerra; e la cagione fu, che noi avavamo disiderio grande di vedere se lo stato, la nobiltà, l'ordine e il governo della corte sua era tale qual noi avavamo udito. E certo noi trovamo nella corte sua asai più ordine, nobilità, eccellenzia e maraviglia di quello che c'era stato detto, e giamai creduto non l'aremo, se non avessimo veduto; però che a pena niun potrebe credere la nobilità e la moltitudine della gente che è nella sua corte, se non lo vedesse; perchè ivi non è come di qua; che' signiori di qua vanno con poca gente, cioè con poco numero, e 'l Gran Cane à ogni dì, a suo spese, gente quasi sanza numero. Ma l'ordine, e il costume, e il vivere, la onestà e la netteza non sono simile a quelle di qua, però che ivi la comune gente mangia sanza tovaglia, sopra piedi e sopra ginochi, e mangiano di ciascuna maniera di carne, e poco pane; e dopo mangiare si forbono le mane alle giornee, e non mangiono altro che una volta el dì: ma lo stato del gran Signiore è grandissimo, e richissimo, e nobilissimo. E quantunque alcuni sieno che non credono, e tengono a favola e bugia quel ch'io discrivo della nobilità di sua persona, di suo stato, di suo cortesia e del grande ordine di gente che tiene, niente dimeno io dirò alcuna parte delle maniere e dell'ordine di lui e della sua gente, sicondo che io ho veduto molte volte. Chi mi vuol credere, mi creda, se gli piace; e chi nol vuol credere, sì lasci stare, però che io so bene, se alcuno è stato nel paese di là, quantunque non sia stato infino al luogo dove sta il Gran Cane, arà udito parlar di lui e del suo stato tanto, che legiermente mi crederà. E quegli che saranno stati nel luogo e nel paese, o vero nella stanza del Gran Cane, saperranno ben se io dico il vero; sì che per quegli che nulla sanno e non credono altro che quello che egli vegono, non lascerò di scrivere una parte di lui e del suo stato che mena quando va da uno paese all'altro, e quando egli fa feste solenni.