DELL'ISOLA DI PATEM, DOVE SONO ALBERI CHE FANNO FARINA; ALTRI FANNO VINO, ALTRI FANNO MELE, E ALTRI VELENO; E D'UN CERTO LAGO, NEL QUALE NASCONO CANNE CHE ÀNNO NELLA RADICE PIETRE PREZIOSE.
Appresso questa isola, andando per mare, si truova un'altra isola buona e grande, la qual si chiama Talamasi, e alcuni la chiamono Patem. Questo si è un gran reame, e il Re del paese à molte bellissime città e molte belle ville. In questa terra e in questo paese crescono alberi che fanno farina, de la qual si fa buon pane e bianco e di buon sapore, e pare che sia di grano, ma non è però di sapore di grano. E ivi sono altri alberi, che fanno mele buono e dolce; e altri alberi vi sono, che fanno vino: altri sono che fanno veleno, contra 'l quale non è altro che una sola medicina, la qual è a bere el proprio sterco stemperato con acqua; e veramente chi non l'avessi, presto morrebbe, sì che nè triaca nè altre medicine lo poterebono aiutare. Di questo veleno avevon mandato e giudei a torre a uno di questi alberi per velenare tutta la cristianità, siccome io udi' dire alla confessione nella lor morte; e, per la divina grazia, quantunque fallisse il loro male proponimento, nondimeno egliono ne feciono grande mortalità. E se a voi piace sapere in qual modo si fa la farina degl'alberi, io vel dirò. E' perquotono gli alberi con una accietta atorno a' piedi, sì che la scorza intorno in molte parte si lieva, e d'indi n'esce un licore spesso, el quale egli fanno seccare al sole, e poi diventa farina bella e bianca. El mele, el vino e 'l veleno son tratti dagli altri alberi per questo medesimo modo, e poi si conservono ne vasegli. In questa isola è uno mare morto, cioè un lago, al qual non si truova fondo, nè mai fu trovato; e tutto ciò che cade in questo lago non si truova mai. In questo lago crescono canne, ch'egli le chiamono Tabi, e sono lunghe XXX. torse e più. Quivi sono altre canne non così lunghe, le quali crescono appresso della riva e ànno le radice lunghe IIIIº. aripanti, o vero tormature[21] di terra e più; e ne' nodi delle radice di queste canne si truovono pietre preziose di gran virtù. Chi porta una di queste pietre sopra di lui, non può essere magagnato nè impiagato, nè di lui tratto sangue con ferro nè con acciaio. E perchè egl'ànno queste pietre, sì combattono arditamente per mare e per terra, però che arme niuna non gli può nuocere; ma quegli che ànno a combattere con loro, che sanno le loro maniere, gli tragono con lor saette e quadregli sanza ferro: e così gli percuotono e uccidono. E di queste canne ne fanno casse, navi e altre cose, a modo come noi facciamo di qua d'altri legnami. Ma non crediate, che io parli per ciancia, nè per menzogna, avisandovi che io vidi cogli occhi miei canne sì grandi sopra queste rive, che XX. de' nostri compagni non poterono levare una sola da terra.