D'UNO CHE ANDÒ CERCANDO EL MONDO E RITROVOSSI IN PAESE, DOVE E' SI PARLAVA IN SUA LINGUA.
E imperò mi sono maravigliato molto d'una cosa, che io udi' già recitare, essendo piccolo; come uno valente uomo del nostro paese, già fu gran tempo, si partì per andare cercando el mondo: il quale, avendo lui passata tutta l'India e le isole alte di India, dove son più di semila leghe, per molte stagione, e' tanto andò circundando il mondo, che trovò una isola, nella quale udì parlare in suo linguaggio, e vide caricare e buoi e dire quelle parole medesime, che si dicono in suo linguaggio, o veramente nel suo paese. Di che si maravigliò grandemente, imperò che non si sapeva dare a intendere a qual modo potessi essere. Ma io dico, ch'egli era tanto andato per terra e per mare, che lui aveva circundato infino nel suo paese, dove egli era conosciuto. Ma lui ritornò indietro per la via onde lui era venuto; e dipoi stette un gran tempo, e quivi perdè molte delle sue sostenute fatiche nel suo ritornare indietro, sì come lui medesimo disse; perchè una volta verso Noverga il sopprese una tempesta fortissima in mare, per la quale lui fu portato in una grande isola, la quale riconobe esere quella isola, nella quale egli aveva udito parlare il suo linguaggio e menare e buoi al carro. E questo fu bene pussibile, quantunque a la grossa gente pare, che non si possa andare sotto terra, e che si cascherebe verso el cielo di sotto: ma questo non può esere altrimenti, che se noi cascassimo da la terra, dove noi siamo, verso il cielo; però che sì come a noi pare, che noi siamo di sopra a loro, così a loro pare, che noi siamo di sotto a loro: e se vero fussi, che l'uomo potessi cadere dalla terra infino al cielo, molto maggiormente la terra e 'l mare, che sono così grandi e così pesanti e gravissimi, doverebono più presto cadere infino al firmamento. Ma questo è impussibile, però che questo non sarebe cadere, anzi sarebe salire e ascendere. E però dice il nostro Signiore: Ne timeas me qui suspendi terram in nichilo.