CANTARE II:

III, 8 M edua par di stivali. Quattro stivali per due piedi son troppi!

IV, 4 M si hebbono a crucciare 7 il chiamoe

V, 2 habbi

VII, 1 Disse Liombr.: Io nol crederia 8 a[d] uno

VIII, 1 Se[d] 3 el piú 8 ninna

X, 1 (la) scusa

XI, 1 questi 4 si [n'] ebbono 8 restar

XII, 3 di vedere, ripetizione del v. precedente

XIII, 2 Che [presso] a un'osteria [ne] fu
7 (che) fece L.

XV, 4 M all'hor, inutile ripetizione dell'"allora si ebbe parlato" del v. 3
5 voi [che] cercate
7 dimmi

XVI, 3 menzonare
6 (di) piú [che] qualche mese

XVII, 1 M E Liombr. disse e nissun
3 [Ed] il piú antico

XVIII, 3 M se non un romito 4 M el qual da venti 6 Dio [ne] gli ha ordinato

XIX, 6 "uso" per "oso": ardito

XX, 2 E (quando) Liombr. da costor si

XXI, 1 quegli stivali
3 giunse in parti tali
5 doppo alla cella del romito soli. L'ottava è guasta, come mostra
la falsa rima del v. 5, e deve essere stata cosí raffazzonata in
un tempo in cui il popolo non sapeva piú che cosa fossero gli
"usatti", che formano la rima del v. 1, e conseguentemente dei
vv. 3 e 5. Nel ricondurre il testo alla lezione primitiva mi valgo
della stampa descritta al n. 20

XXII, 8 M sentendo chiamare

XXV, 4 M non ò da narrare. La stampa 20 riprodotta dall'Imbriani: "non udí nominare". Il testo in origine doveva recare "non odi", donde è uscito lo spropositato "non ò da" di M, e "nomare", dal quale venne da un lato il "narrare" di M e dall'altro il "nominare" della stampa 20, che rende ipermetro il verso

XXVI, 2 tornan (a) uno 8 M e da parte di Cristo domandava. Ma non si sa di che cosa domandasse; l'interrogazione rimane vuota

XXVII, 3-6 vento Levante poi subitamente | che fece al mondo al furor tapino | vento maestro venne similmente | e vento Greco e 'l buon vento Marino. Ho invertito i vv., perché Levante non è un vento maligno, ma è "furente" invece il Maestrale: perciò ho disposto i vv. in questo ordine: 2, 3, 6, 5, 4. Ho mutato "fece" (v. 4) in "face", perché gli effetti del Maestrale si fanno sentire tuttora, e "al furor" in "al suo furor" per la misura del verso. "Al suo furor" significa "col suo furore" perché nei testi antichi "a" spesso ha il significato di "con"

XXVIII, 1 [ch'è]

XXX, 8 quando sarai per voler camminare. Il verso deve essere stato mutato, quando dal primitivo "cominciare" si trasse un arbitrario "camminare" e si ebbe la ripetizione di "cammino" e "camminare"

XXXI, 2 per venire

XXXII, 4 M Con Liombruno il romito partia. Ma quello che segue mostra che il verso è stato rovesciato, perché colui che non si vuol trarre gli usatti è Liombruno e non l'eremita 7 'l vento ['l] chiamasse

XXXIII, 7 Ve' (di)

XXXIV, 1 trahendo 4 vento [e] messesi

La rima dei vv. 7-8 è fiorentinescamente "arriv_oe_-aspett_oe_", ma il tronco "arrivò-aspettò" mi pare renda assai meglio la prodigiosa rapiditá del volo

XXXV, 5 lunga vedi tu. Ma è facile correggere, ricorrendo all'analogia di XXXIII, 7: Ve' quella montagna lungi? 6 M te ne convien gire

XXXVII, 4 sei ['l] miglior
7 via se n'andava

XXXVIII, 1 dimostrato
6 Aq. vuol mangiare

XXXIX, 4 che gli bisogna

XL, 3 cuor[e] disse (questo) è segnale

XLI, 2 nol vedieno l'ardito
5 [Ed] egli

XLIII, 3 con effetto
8 il soperrò

XLIV, 3 Liombruno

XLV, 2 vidde 3 questo 6 Io sì l'ho sognato

XLVII, 1 E quella donna. Ristabilisco costantemente i nomi propri in
luogo dei generici
3 strinse. Ma avremmo la medesima parola in rima ai vv. 3 e 5
7 Si adopra. Anche qui è sottinteso il relativo "che adoperi" come
in XXII, 3 del primo cantare

XLVIII, 4 Anche qui è sottinteso il relativo "che": cfr. XLVII, 7

XLIX, 8 M onore.