IV
Dell'Istoria di tre giovani, della quale non si conoscono manoscritti, queste sono le edizioni a me note:
1. Historia di tre giovani disperati e di tre fate, s. n. t. n. a. (circa il 1530), in-4° fig. È posseduta dalla Bibl. di Lucca.
2. Historia di tre Giovani disperati | e di tre fate (gotico). Poi un intaglio in legno: a sinistra i tre giovani che dormono all'ombra degli alberi, a destra le tre fate. Quindi le prime 4 stanze; inc.: "Colui ch'da Giovañi hebe 'l batesmo"; fin.: "a lei rimase duo palmi di coda". Stampato in Firenze nel MDLXVII. In-4°, caratt. rom. con segn. e cust. senza num., 6 ff., 114 ott.—È nella Biblioteca di Wolfenbüttel, n. XXVIII della miscell. citata.
3. Historia di tre giovani disperati | & di tre fate (gotico). La solita xilografia, poi 4 ott.; inc.: "Colui che da Giovanni ebe 'l battesmo" fin.: "a lei rimase duo palmi di coda". Stampato in Fiorenza nel MDLXX.—In-4°, caratt. rom., con segn. e cust. senza num., 144 ott., 6 ff.—Se ne conoscono due esemplari, uno a Wolfenbüttel (n. LXXXVII) e uno nella Melziana di Milano.
4. Historia di tre giovani | disperati et di tre fate. | S. d., ma della fine del sec. XVI o del principio del XVII; in-4°, di cc. 6 n. n. reg. A-Aiij, a 2 coll. di carattere tondo con lettere maiuscole ai capoversi. Fra il titolo e l'inizio del poemetto una xilografia (a destra le tre fate e a sinistra i tre disperati); inc.: "Colui che da Giovanni ebbe il battesmo" fin.: "A lei rimase tre palmi di coda". È nella Bibl. Palatina (Naz.) di Firenze [E. 6- 7- 55, cart. 2^a, n. XXVI].
5. Historia di tre Giovani | disperati et di tre fate.—Una xilogr. rappr. un bosco: a destra tre giovani addormentati, a sinistra tre donne: la prima regge un tappeto, la seconda suona un corno, la terza ha la borsa incantata. A due coll., 10 ottave per pag., 5 cc. n. n., s. l. n. a. (Firenze, sec. XVI ex.). È nella Nazion. di Firenze, Magliabech. M. 981, n. 12.
6. Historia di tre giovani | disperati e di tre fate. La stessa xilografia rovesciata. A due coll., 10 ott. per pagina, 6 cc. n. n., s. 1. n. a. (Firenze, sec. XVI ex.). Bibl. Naz. di Firenze, Palatina [E. 6. 7. 42].
7. Historia di tre giovani disperati e di tre fate. In Pistoja, appresso il Fortunati, in-8°, s. a., ma dei primi del sec. XVII; c., 20 n. n., reg. A—A10, car. tondo. Al principio la solita incisione.
8. Li tre | compagni | li quali si diedero la fede di andare per il | mondo cercando la lor ventura, e come | la trovorno.—Cosa | bella | e | da | ridere. In Lucca, 1823, presso Francesco Bertini, con approvazione.—Di pp. 32 e 111 ott. Inc.: "O musa se io d'Ascrea adesso al fonte" fin.: "Sol le rimaser due palmi di coda".
Ho tenuto sottocchio, durante l'edizione dell'Istoria, le tre stampe fiorentine 4-5-6, le quali non presentano notevoli varietá se non nella prima ottava, che in 4 e 5 è cosí:
Giove, sia quel che sia, in me medemo e' mi conceda grazia in ogni lato ch'i' possa raccontar quanto vedemo e d'udito c'è stato ragguagliato, ecc.
Il testo di queste stampe è assai guasto ed ha richiesto molti e pazienti restauri. Citerò un solo caso. Dopo la guarigione delle damigelle, la principessa, dicono le stampe, fece dare a Biagio "anche cento ducati". Con questi cento Biagio ne rende quattrocento dei cinquecento promessi al medico, che gli aveva data la zimarra (cant. II, ott. XXXII, i) e poi 50 per i servi (XXXIII, 6)! Dunque è evidente che non "anche cento" si debba leggere, ma "seicento": basterebbero per il computo nostro anche cinquecento, ma questa cifra ha una sillaba di piú, per la misura del verso.
Il libercoletto n. 6 è molto piú scorretto del n. 5 e deriva da esso, come dimostra il fatto che la xilografia, che è al principio, riproduce quella del n. 5 rovesciata.
È inutile ch'io riferisca le numerosissime varianti della mia edizione rispetto a quelle popolari. Quasi in ogni verso ho dovuto restituire le sillabe mancanti o potare senza misericordia zeppe ed esuberanze infinite. Ho creduto opportuno di dividere il poema in due cantári, perché non è possibile che la recitazione potesse durare cosí a lungo e l'attenzione del pubblico sostenersi per piú di cento ottave. Nel dividere i cantári, ho seguito la partizione stessa della materia, sicché la spezzatura non è arbitraria, ma logica e quasi organica nello svolgimento dell'azione. Il primo cantare comprende la perdita della borsa, del corno e del tappeto; il secondo il riacquisto dei tre oggetti miracolosi mediante i fichi buoni e i fichi malvagi recati alla corte della principessa scaltra.