V
La donna del Vergiú fu pubblicata da Salvatore Bongi nell'opuscolo: La Storia | della | donna del Verziere | e di messer Guglielmo | Tratta da un codice riccardiano del secolo XV | Lucca, Per B. Canovetti, 1861 (in-8°, pp. 32). Ediz. di cento esemplari. Il codice riccardiano, annunciato nel titolo, è il 2733 "scritto, da un cosí bestiale copista, che, non contento di vituperarla [la Storia] con ogni sorta di errori ortografici, l'avea a tal ridotta, che spesso mancava il numero del verso, il senso e la rima. Onde in varie ottave ha bisognato usare qualche arbitrio e correggere assai, perché il discorso e il metro corressero". Il Bongi era uomo di gusto assai fine, e perciò le sue correzioni hanno sempre qualcosa di seducente e di aggraziato; ma sono cosí numerose e cosí profonde, che si può dire che il testo del cantare pubblicato non ha piú nulla a che fare con quello originario. Sopra settanta ottave, quindici sono interamente rifatte a capriccio dell'editore: la povera Donna del Vergiú, tra le "bestialitá" dell'antico copista e gli accorgimenti del moderno editore, ne uscí tutta impiastricciata e camuffata come di carnevale. Per conseguenza tutte le citazioni, che sono state fatte da questo testo, sono sbagliate e tutte le illazioni storiche e filologiche, che se ne sono tratte, non hanno nessun valore e poggiano sul vuoto.
I manoscritti del cantare della Donna del Vergiú sono tre: quello conosciuto dal Bongi e altri due.
D.—Codice Riccard. 2733. È un grosso volume cartaceo (di 176 carte), scritto sul principio a due colonne, poi a pagina intera, con iniziali rosse e azzurre, sempre dalla stessa mane Lo scrittore cosí si rivela al principio del libro: "Xpo (Cristo) M. cccc.° lxxxj.°. Questo libro si è di Fruosino di Lodovicho di Cecie da Verazzano, el quale è ttitolato La Storia d'Arcita e Palamone chomposta in versy pello famosissimo poeta messere Giovanni Boccacci fiorentino; e di poi ci è scritto altre dilettevole storie e chantary in versi, chomposti da ppiú persone valentissimi; el quale libro si scrisse per me Fruosino detto, l'anno 1481, del mese di luglio e d'aghosto, sendo chastellano del Palazotto di Pisa, per piacere. Addio sia gratia".—Alla fine (c. 176 B) abbiamo un'altra nota di Fruosino: "Chompiessi di scrivere questo testo di questo libro per me Fruosino di Lodovicho di Cece da Verazano, questo di XXVIIII° di agosto 1481, nel Palazotto di Pisa, sendo castellano".
Il cantare comincia a c. 112, con questo titolo: Chomincia la storia della Donna del Vergú et di messer Guglielmo, piacevolissima choxa, e finisce dopo dieci carte (c. 122) coll'"explicit": "Finita è la storia della donna del vergú". Il Bongi ha chiamato "bestiale" la copia di Fruosino da Verazzano, e non a torto. È una ridda di sfarfalloni comicissimi: "dir loro" per "dirlo" (IV, 7), "latrova" per "latrava" (IX, 7), "tita" per "cita" (V. 1), "mostrerotoli" per "mostrerolti" (XLIII, 8), "nemica" per "una mica" (LIII, 6), "Didio" per "Dido" (LX, 6), "si vera" per "chi vi era" (LXIV), "chuore" per "errore" (LXVII, 6;, ecc. Moltissime volte i versi sono disposti in ordine inverso e tutti frammescolati per entro le ottave, come scossi da un terremoto. Né si contano i versi manchevoli di una, due o tre sillabe, o gli endecasillabi di 12, 13, 14, 15, persino 16 sillabe! Un esempio per tutti (XI, 6-7):
diciendo se altro non a interviene preghiamo iddio che questo dilettoso tempo basti.
E.—Codice Bigazzi 213 della Biblioteca Moreniana (proprietá della prov. di Firenze)—È un ms. cartaceo della fine del sec. XV o dei primi anni del sec. XVI, legato tra due assicelle di legno, di cc. 150 nuovamente numerate, piú VII in fine. Non v'è dubbio che fu scritto nel territorio pisano-lucchese, come dimostra lo scambio costante dello "z" e dell'"s", in "sita" (zita), "sambra" (zambra), "caressa" (carezza), "letisia" (letizia), ecc, e per contro "mizura" (misura), "tezoro" (tesoro), "chazo" (caso), "uziate" (usiate), "Luzingnacha" (Lusignacca). A Pisa ci richiama anche il poemetto del Giuoco del Mazza scudo (cc. 82-89), e la nota che vi si riferisce alla fine della c. 82 B: "Inchomincia il giocho del massa schudo lo quale si solea fare im-Pisa, restossi di giochare in del m. cccc°. vij". Il cantare della Donna del Vergiú comincia a c. 20 e segue fino a c. 31, a tre ottave per pagina, ed è cosí intitolato: "qui inchomincia la donna del verzú". Il cantare conta 68 ottave: mancano le ott. 67 e 68 della mia edizione e vi è in piú un'ottava [64 bis], di cui parlerò piú innanzi. Il testo è molto piú corretto di quello riccardiano, ma è pur sempre ben lontano dall'originale. Non vi si contano i versi ipermetri, non giá per errore del poeta, ma per sciatteria del copista. Nell'ottava 19 i vv. 4 e 6 sono fuori di posto; nell'ott. 35 un verso è interamente rifatto, e ne vien meno la rima ("usa": "mizura"); nell'ott. 38 in luogo del "fiume" di luce del paradiso, abbiamo un "lume" di luce rilucente, e poi "chostui" (XXXVIII, 6) per "chostume" in rima; "duchera" (XLI, 6) per il "duca ch'era a tavola", ecc.
È curioso il fatto che di un cantare, che ebbe una cosí larga celebritá nel Trecento, non possediamo se non due soli manoscritti; e questi sono tutti due pisani. Fruosino da Verazzano è veramente fiorentino; ma la Donna del Vergiú la trascriveva a Pisa nel luglio del 1481, essendo castellano del Palazzotto, come abbiamo udito da lui medesimo. Perché poi la mia pellegrina rondinella leggendaria si sia annidata a Pisa, non saprei dire davvero.
F.—Questo è un codice che io non ho visto e non so dove sia. Ne parla il Passano: "Il r. p. Sante Mattei carmelitano conserva un frammento di manoscritto contenente questa novella, col quale in piú luoghi si potrebbe emendare la stampa. V'ha pure un'ottava di piú [che non ho riprodotta nella mia ediz., perché la giudico un'inutile aggiunta, sebbene sia riferita anche da E] ed è la seguente:
[64]
dicendo tutti sien per simil crimine colla francesca di paol darimine.
[64 bis]
El duca avea di quella morte colpa del barone et della Dama felice ondegli per tristitia si discolpa come q_ue_sta leggienda conta et dice. Ella duchessa fortemente _in_colpa chiamandola malvagia moritrice. Et pentesi che gliele avea contato et lui che gliele avea rimproverato.
Della mia ricostruzione critica ecco le varianti principali dei mss. D (riccard.) ed E (moreniano):
I, 1 E e verg. domzella 2 E vostra gr. adom. 3 D prima; E per versi 5 E di nobile 7-8 D morine: seguine
II, 1 E un gran 3 D appellato 4 D molto prodo e di gran baronia 5 E di verita quant'omo dir porria. 8 E poderosi
III, 1 E chui amava 3 E prode e gient. 5 D di giente et di tenere; E argiente posissione 6 E del chorpo franco nobil bacciellieri 7 D piú che allora; E quanto a quel tempo 8 D feciesi
IV, 1 E poderoso 2 D altra 3 E valoroso 4 E nessun fior 6 D correva 7 D dir loro; E o a schudiera 8 E duna c. faciea.
V, 1 D tita nonché piú bella; E sita nonche
2 E non si trovava cristiana
D allor si era
3 D verzella;
E verzú
4 E ch'era piú bella che stella
5 D el padre suo nobile barone fue e ella
6 D ella sua madre figliuol di reina;
E e la m. f. di redina
7 D sechulo trapassarono;
E di questo secol
8 D lasciarono;
E lassorli un grande e un ricco tezoro
VI, 1 E Ma ella l'amava cho maggiore
3 E e non avea
4 D essi chollui stava;
E e si cielata stava
5 E ciaschedun
VII, 2 D tanto che in vista; E che per cenni e per sem. 4 E non se ne pote achorgiere homo 5 E avrieno 6 E prima ciascun ch'averlo 8 D savi… tenieno
VIII, 1 D la donna;
E la bella
5 D messere G. si n'andava
6 D [ed]
7 D se esso avea compagnia;
E segl'era achompagnato ella latria
8 E si dipartia
IX, 2 E cucciola
3 E imantenente
5 D esse alcuno… giardino;
E sol per verder se nel g.
6 D o che lui;
E fusse nessuno o che mirasse
7 D ella la trova
8 D ella chucciolina tornava
X, 1 E se non trovava niuno
2 D giva;
E challa
3 E spirito avea sicome
4 E cenno… l'anchina
5 E dama in chui amor sovente (si intenda: la donna—come sovente
Amore suggerisce—trova l'accorgimento della cagnolina)
6 E catellina
8 E giva al verzieri chola cucciola
XI, 1 D quegli a. pieni di 2 D chongiungniono chon tutto elloro 5 E v'avea dovizia 6 E ciascun dicendo: Io non chiegio altro a Dio; D dicendo se altro non interviene 7 E se non chel 8 E si guasti
XII, 1 D erano; E tempo 2 E e si partia la dama el barone 3 E paura 5 E e la m. quando eran 6 E a c.; D incontro 7 E altri segni 8 E che verun non ne
XIII, 1 D [che] ello core spronava;
E chel core spirava
2 D e facea l'amadori pien
3 D ma quella;
E la damigella
4 E viso li fioria la bellezza
6 E chom larghezza
7 E chegli era
8 E chui
XIV, 2 E che la donna
3 D altra
5 E faccia per lo suo amore tal festa e gioia
6 D mostrasse
7 E e ched e' fusse del suo bel piacere
8 E a tutto il suo p.
XV, 1 E ela avea
3 D sicché el disio che dolore amore prieme;
E el dizio dolce nel chor li prieme
6 E sovente
7 E dicendo
XVI, 1 D suoi
3 D solo chollui
6 D ridendo
7 E ne l'assentia;
D enogliele neghava enogliele acchonsentiva
XVII, 2 D e cavalcato aveva auno nobile palazzo;
E [suo]
3 E alcun difetto;
D ignuno s.
5 D chamera
XVIII, 1 D ebbono 2 E che si strugie e cola; D ella d. comamore sovente 3 E avete voi 4 E giá lungo tempo di trovarmi sola 7 E egli
XIX, 1 E Ela stringendolo dice 4 E Bel dolce amico mio pri[ma] muoia 6 E che voi prendiate medio diletto e gioia
XX, 1 E Disse M. G. 4 D al mio 5 D questa vergogna 6 E imprima 7 D vi prego 8 E uziate
XXI, 1 E tennesi la d. ivi schernita;
D scornata
4 D [e]
D morire; E a gran
7 E la mia persona a destrieri mai non monta
8 E di sifatta
XXII, 1 E Era quel cavalier
5 D quindi era gramo
6 D tale
7-8 E che 'n tal maniera mai non l'amerà
ella rimase ed egli uscí di camera
XXIII, 2 manca in D
4 E raccontolle
6 E ella pose
7 E com'elli
8 E ed ella disse
XXIV, 1 E La donzella di ciò fecie gram risa
4 D vuoi
5 E qui
6 E morte innaverata;
D i fia anghonsciata
XXV, 2 E mezo;
D ritorna… punto dalla
3 D el duca con la s. compagna
4 D egli smontò;
E dismonto al palagio
5 E questo giunse
6 E ci fe'
7 E viso
8 D signore.
XXVI, 1 D turbato 2 D cosí 3 E diciegli dolce anima 4 E di che fai tu si gram 5 E Ati oltraggiato verun 7 E t'abbi 8 E a lui onte e dannaggio; DE [l']onta… ['l] dannaggio
XXVII, 4 D [e]
XXVIII, 1 E mi fecie 3 DE [egli] 6 DE s'io 7 D e farne fare; E farne quarti a quattro 8 E per infino
XXIX, 1 E el
2 D dal nero
3 E gliel crede
7 E che del baron ne fi'
XXX, 1 E Alora la d.
5 E (e) l'ond. si mi da
6 E fede ben
7 E di non p. mai.
XXXI, 1 E duca alor dal parlamento
2 D la leggienda
4 ED assai
D loffenda
6 D (dasse) contende;
E lo contende
7 E over che la D.;
E cio[è] che la D.
XXXII, 1 E Volsesi com el c. langue; D et chon molto caldo langue 2 E rosso avea 3 E La s. f. p. t. l. 5 manca in D 8 E pensando nel gran chazo ch'era
XXXIII, 1 E Disse el d. a un suo caro s. 3 E quando 4 E disse 'l duca: Baron 5 E racchontolle 5 E e la d. fecie il gran c. 7 E d'amor l'avea
XXXIV, 1 E Disse messer Guiglielmo: Duca e Sire
2 E chom f.
3 E certo;
D che[d]
5 D e non sono chavaliere
6 E pur dir
7 D in sul chapo;
E essi al campo
8 E ricred.
XXXV, 1 E se non vi b. 3 E 'm altra bella donna il mio chor uza 4 E nobile e bella e d'ogni buom 5 E le sue belle sono oltra mizura 6 D e a lanima mia el corpo; E è 'n suo 8 E Figliuola di reina
XXXVI, 1 D [allora];
E Disse el duca al barone
3 E testa
4 E voi mi sgomberiate
5 D intende
6 E se prima non mi fate chiaro
7 E in cui avete ogni speranza
XXXVII, 1 D allora;
E dal
2 D meno
3 D maninconoso (ripetiz. del v. 1); E doglioso
5 D cuore; E entro se stesso dicieva: Ho fresco
6 E Donzella 'l nostro;
ED amore
XXXVIII, 1 D Lo stare
2 D potere menare;
E rechar… a tal
D e tal
3 D io
4 E dove di gloria rilucente ha lume
6 E ogni buon chostui
XXXIX, 2 E ben lascerò il
6 E traditori som messo
7 E no mi parto… iscopra
D amore noischo
8 E e giamai chotal fallo non ricuopro
XL, 2 E bem pareva D dolore 4 E ed era giá 5 E in questo si gli 6 E prestamente senza far 7 E personalmente 8 E dove il sir
XLI, 1 E e quel baron
2 E gia
D pelle scale
4 E et il viso;
D in sul viso
5 D crucciata
6 E duchera
7 E chol'altra
D ella sua
XLII, 2 E Dise 'l duca: Barone, or ti c.;
D [co]sí (ri]conf.
4 E se tu m'avessi;
D se[ben] ttu
5 E Or… io ti
6 E anima mia
7 E è la d. che si ti t.
XLIII, 1 E cavalieri… partiti;
D cha due partiti
3 D diventogli le sensa sbigottiti;
E diventoli i sensi
4 E el suo fresco cholor divenne burbo;
D dubio
5 E chon suo membri uniti;
D come e' morti ignudi
7 E da lingua i denti
8 E disse sire;
D [disse] mostrerotoli
XLIV, 2 E pare el sire el
5 E segreto;
D baron(e);
E donna per amor col cavalieri
7 D fuora giardino;
E e di
8 E sotto un ciesto doppo una
XLV, 1 E Essendo il baron solo nel 2 E fene la cucciola 3 D fiori 4 E chiamò 6 E cercò 7 E tutto d'intorno 8 E se veruno
XLVI, 1 E ben cerco; D ben cercato 2 E ella n'andò nella z. amorosa 6 E'l duca dentro 7 E misel sotto 8 E una sponda
XLVII, 1 E E in quel mezzo avea fatta la chuma
D In questo mezzo avia fatto laghuzza
2 E la gientil damigella; D gia quella
3 D e perciò stante allei fa venuta; E al giardin
4 DE volea
5 E ella non pensava esser tradita 7 D del traditore 8 E col drudo suo prese
XLVIII, 1 E E quel barom 2 E tener nol puote al tutto 3 E di lista 5 D Voi mi mostrate 7 D Mancherebevegli; E Mancherebevi eli 8 E che vi sia in talento
XLIX, 2 E contaminato lo chor 3 E la qual mi fa 5 E segli è 7 E saccumiataro 8 E mille volle si baciaro
L, 1 E Poi se ne; D dama 2 E chola 3 E verzieri 4 E se ne gì 5 E diciendo 6 D et in d. 6 D sembianti
LI, 1 D istesa 3 E Quando fu a letto 4 E Levossi e voleasi rivestire 5 E giurando di non mai 6 E se prima non volesse far 7 E che li fece 8 E e allui volle far onta ed.
LII, 1 D El d. irato disse 2 E (si) un gram 4 E ha il suo amore a tal donna donato 5 E piú bell'è di te 7 D a quella e come el modo tiene a gire a ella; E e il modo che tiene quando uza con quella 8 E sole hovero stella
LIII, 1 E E q. il duca 3 E artatamente 4 E che; D Iddio 5 E qual è 6 DE nimica 7 E Amor mio b. 8 E io non
LIV, 5 E e contolle l'affare oltra misura
6 D chome per messaggio avieno;
E la c.
7 E li vide sciender
8 D tennono
LV, 1 E Ma 2 E che la 3 E avea giá il giorno 4 D [fuor]; E quand'ella uscí 6 E sembiansa
LVI, 1 E in quel punto 2 E ghai 4 E guiza d. dama 5 E Ella rispuose 7 D rispuose alpresera 8 D mestiera
LVII, 2 E e aver 4 E allegrezza 6 D [che] chon 7 E e la donzella udendo; D la fantina 8 E non risp.
LVIII, 1 E gissene nella sua sambra 2 E come colei che per dolor 4 E e preg. 5 E siccom'edelerita 8 D Bellitie; E Bellisse
LIX, 1 D spada igniuda
4 E (che)
7 E de la mia morte sará testimoni;
D e di mia morte tussia
8 E davanti al duca e a tutte persone
LX, 1 E poggiò
2 E il suo cuor poggio;
D e achonciossi il chore per me' la punta
4 D sono io oggi
8 E spinse giuso la spada e misesela al cuore
LXI, 1 E ch'udito avea
2 E quivi dall'uscio il pianto e 'l lagrimare
4 D aggire;
E entrare
5 E quando sentí il sospiro del gran tormento
6 D quand'(ella);
E ella venne al passare
7 E dentro entro… finita
8 E a sé toglie
LXII, 1 E tutte 2 E truvorom finita la luciente 4 D da 7 D prima 8 E oimè
LXIII, 1 DE [E]
3 E Il duca chiamò;
D e chiamando
4 E ch'io merito morir
5 E in ogni
6 E l'apresso
8 D del cuore;
E per morte
LXIV, 3 E amendue 4 E ne 5 E ne 7 EF fim di simile crimine 8 EF colla Francesca di Pagolo da Rimine
LXV, 2 E im p. come ho 3 E alpestra 7 D pella sua difetta 8 D e di quello fecie el duca giustitia dritta
LXVI, 2 D ballava 3 E sambra 4 D ballava 6 E e fu punita allor della ria fama 7 E tagliolle
LXVII, 2 D fecie soppellire e chorpi 4 D facieba [tutta] 6 D chuore
LXVIII, 3 D e[d] 8 D [re]stando
LXIX, t D (che) avete 2 E che fu quel di costor per la malisia. In E i vv. 5-8 sono cosí:
E doppo questo andò in pellegrinaggio per merito di chotanta nequisia e poi andò a far ghuerra ai saracini. Dio ci conduca tutti a buon confini.