VI
Gibello è contenuto in un solo ms.: P.—Bibl. Laurenz., cod. Palatino CXIX, scritto da piú mani del sec. XV e XVI. La coperta di pergamena reca la data "Mccccviiii° a di X di febraro". Il cantare di Gibello comincia nella seconda colonna della c. 152, col titolo rimasto a mezzo: "Comincia…". e finisce a c. 157 A: "Amen".
Il testo di P fu pubblicato nel 1868 da F. Selmi: Gibello, novella inedita in ottava rima del buon secolo della lingua, Bologna, dispensa XXXV della Scelta di curiositá letterarie.
L'edizione del Selmi [S] è ben differente delle solite ammannite in quegli anni; nonostante la prolissitá e l'inutilitá di molte, troppe note linguistiche e qualche svista, può giudicarsi buona e corretta.
Delle correzioni che ho introdotte nelle lezioni del codice darò qui l'elenco, riproducendo le varianti del cod. P:
I, 3 se' lucente
4 sovente chiave
5 graçia a mia [segno di lacuna] favella
II, 1 Cantare anticho vivo chon alegr.
4 e guera mantenea a torto
7 qual gli partoriva la fa
III, 6 chella… gunto
7 in una: S in 'na "con aferesi, a fine di ricondurre il verso a
giusta misura" (p. 41)
8 perlqualore dallun sconfitto foe
VI, 3 sacreta
7 e per gittarlo al mare portollo (verso di 10 sillabe)
8 [e]
VII, 3 adun 5 facevallo 7 chavarollo dereame 8 portarollo
VIII, 5 chede piú 6 fallo 8 belleça nuone
IX, 2 Gienudrisse (ma il verso ha 12 sill.)
X, 4 bello 7 don[o]
XI, 1 [fur tolte] 2, inamora… ne 4 silo(si) 5 [ch]e
XII, 3 P [che]
XIV, 5 in P. il v. è lacunoso: "a molti fa… selle votare"
XV, 5 valentìa. La mia correzione è resa certa del paragone con
XXXIV, 1
XVI, 3 P iscontrossi in un
6 il v. è lacunoso: fier lui… tostane
XVIII, 1 sapiamo 4 essere 5 udendol
XX, 3 chella
XXII, 4 volea la testa che gli si tagliasse
8 ma [a]
XXIII, 5 donerallo amore: sostituisco "cuore" per evitare la
ripetizione della rima del v. 3
XXV, 1 Gibello di XVJ
XXVI, 1 valle 3 (e) nel 4 P quel… lo guardava 6 lasciar non vi passava
XXVII, 4 quale
7 ne
XXVIII, 5 [che], sott.: "dico"
6 a forzar
XXIX, 6 rupo
XXX, 5 fu lamere
XXXII, 2 quel[lo]
XXXIII, 3 insunun
XXXIV, 1 pien[o] 3 fedelta non giurerei 6 domandar[e]
XXXV, 6 giurerotti;
8 fede
XXXVI, 2 lioncel(lo)
8 inançalla
XXXVII, 5 volentier
XXXVIII, 6 fu[nne]; 8 [il]
XXXIX, 8 [egli è]
XL, 2 lo fé; 3 dallun intorno ai vv. 7-8, si veda la fine di questa nota al cant. VI
XLI, 7 [E] per… [in]
8 Argholosa
XLII, 5 [Ed]… [suo]
7 [ne] volle ascoltar(e); e cosí il verso non corre perché ha
l'accento sulla quinta
XLIII, 2 eare
3 avea gravi
7 gridaron
XLIV, 3 (suo) popolo
5 ducha di_ser_pentina mi_ser_oridente
6 [piú]
XLV, 2 P [si]
8 gioia
XLVI, 2 [ch]é; 3 diceva 8 are
XLVII, 3 disio io 4 P [di]
XLVIII, 1 in suo 5 potessi fare; 6 puru
XLIX, 2 don 4 e(d)
L, 1 Gibel
LI, 3 gli contaro 8 aveano
LII, 1 furon 3 [ne]… [suo] 5 porti aperti… ad esso 8 P vegiendo venire
LIII
4 [ed]
7 P Gibel
8 S fidando: "lascio la lezione del codice non tocca, perché non è
infrequente presso gli antichi che si applichi a prefisso
l'avversativa 's' ai vocaboli senza che mantenga la forza di
communicare il significato opposto ai medesimi, ecc.". Ma il
cod. ha "sfidando"
LIV, 4 [e poi ne] monto
7 essere
LV, 2 P cominciarono 6 P essere 7 e[d]
LVII, 1 P comincare 2 P talgiente, S tal giente
LVIII, 7 P sechol
LIX, 1 P eno gli S ecco gli vene manco 8 [e]
LX, 1 P El… baronaggio: ma il verso avrebbe gli accenti spostati
LXI, 7 P del buon
LXII, 4 [egli]
LXIII, 3 P fedir[e] 6 P moltto
LXIV, 5 S E chi 6 PS vo' rit. Interpreto: "invano desidera di ritornare indietro ad annunciarlo"
LXV, 1 suo 4 P Gibel fé bandire 6 fedir 8 S a rit.
LXVII, 1 PS invece di "egli": "che", P dipartiva
3 PS chereddia. I due "che" del v. 1 e del v. 3 rendono incomprensibile il passo qual è nell'ediz. Selmi. L'edit. sente il bisogno di "ordinarne il costrutto" e spiega: "Gibello, che si dipartia dalla donzella, prese commiato da' piú (?) baroni e reddia prigione in Serpentina". Il testo della mia ediz. è cosí limpido, che non ha bisogno d'altro "ordinamento di costrutto" 6 P venire
LXVIII, 3 P gioia.
LXIX, 7 congnano il d. andare
LXX, 3 [n']
LXXI, 5 chandar 6 in vostra prigione 7 menero 8 cherre
LXXII, 2 prigione 6 qui 8 dere
LXXIV, 8 dieron
LXXV, 4 PS eam.
LXXVII, 3 umilemente
LXXVIII, 8 madonna ben
LXXIX, 5 fegiudicarelareina: ma il verso cresce.
6 che[d]…[ne]
LXXX, 2 voglio
6 de giovani
LXXXI, 1 [1]
3 e[d]
8 diritta
LXXXII, 2 che[d]
5 possibile. Ma il senso richiede il contrario
8 filgluo
LXXXIV, 5 pien
6 messo [l] fe
LXXXV, 6 [d]ismontata
7 vederla
LXXXVI, 8 amor chadallor: ma i due tronchi assonanti sono impossibili
a pronunciarsi
LXXXVII, 1 e[l] riso 3 ch chon 4 gioia.
Una novitá di questa ediz. rispetto all'antica è la divisione in due cantári, la quale mi è parsa necessaria, perché in nessun caso la recitazione in San Martino poteva molto protrarsi oltre la cinquantesima ottava; e Gibello ne ha 89. Perciò mi son messo alla ricerca del luogo dove i due cantári dovevano avere rispettivamente fine e principio, e l'ho trovato nell'ott. XL, i cui ultimi due versi espongono e propongono, a modo di chiusa del cantare, l'argomento del racconto che seguirá poi.