VII
Il cantare di Gismirante, col quale s'inizia in questo vol. la serie [VII, VIII, IX, X] dei cantári di Antonio Pucci ( 1388), si legge in un solo ms. [R], che conserva molta altra materia leggendaria e, tra l'altro, anche il cantare di Mad. Lionessa: R.—Cod. Riccard. 2873, c, 44 [chantare di Gismirante]; fin. a c. 57. Di su questo ms. fu edito col titolo: Il Gismirante, poemetto cavalleresco di Antonio Pucci, nella Miscellanea di cose inedite o rare, pubbl. per cura di <sc>F. Corazzini</sc>. Firenze, 1852, PP 275-306 [C].
Ecco le principali varianti di R e C:
PRIMO CANTARE:
I, 8 [che]
II, 3 per (che) alcuno
III, 4 dubio
V, 7 [ed]
VII, 2 ancor[a]
X, 3 il quale tiene 5 se per
XI, 3[ne] 7 [ognun si] 8 e cosí fugon.
XII, 3 che passati
7 dare dalla mie
XIV, 2 bossolo
3 e[d]
XV, 1 e si diciendo vegiendo la vista. Il testo è guasto, perché abbiamo tre gerundi ("riguardando", "diciendo", "vegiendo") senza reggimento. Suppongo che "dicendo" sia un errore per "dice", e "vegiendo", celi un "alla gente", camuffato cosí per attrazione del "dicendo" che precede. Si sottindenda "che": la gente che aveva visto il bóssolo…
XVII, 6 un dragone e uno grifone
7 azufarono ed e
XIX 4 a[d]
8 era[n]
XIX, 1 tu(e)
8 mur
XXIV, 1 abergo
8 puo[te]
XXV, 7 aberg. abergo
XXVI, 1 (il) dam.
XXVII, 5 e[d e'] poi
XXVIII, 2 a[d] un 3 e[d]
XXIX, 1 righuardo
XXX, 6 abergo 7 abergatore
XXXII, 2 picholo 6 face[va] 7 dalulato
XXXIII, 1 uno ischudiere
6 Egli vegiendola. Il verso cresce, ma la correzione di
C. ("vegendol") non può accettarsi. La trasposizione, ch'io
propongo, non tocca il testo e riduce il v. alla giusta misura
XXXIV, 7 [noi] abiamo
XXXV, 2 disse[r] 3 Gismir. mise mano 8 e[d]
XXXVI 5, amare
XXXVII, 3 chavalieri
XLI, 6 isgridandolo
XLII, 3 vedendolo.
CANTARE SECONDO:
VI, 6 chi son dicio. Il passo è incomprensibile. Suppongo che il "chi son" del cod. celi un originario "che fo" e interpreto: "In buona fede, che è avvenuto (che fu, "fo") di ciò che ora ho acquistato?"
VIII, 2 che sanza porta entrata molta apresta (?)
6 Intendi: "a tale ora che l'uomo selvaggio sia fuori del castello, ed
ella sia affacciata alla finestra"
XII, 8 Cioè: di chi ti ha fatto signore di sé
XV, 7 il qual stane
XVI, 6 finestra il
XVII, 8 [ne]
XVIII, 2 tronchascino
XIX, 5 molto
8 sedemi
XXIII, 4 dimando
5 E uno gli disse: E si
XXIV, 4 ano averllo morto; cioè: lo hanno da uccidere
8 diavolo
XXV, 5 Sott.: Dice "mostra" [la storia]; cfr. XXXIV, 1
XXVI, 8 mai avesse niun cavaliere
XXVIII, 4 che provandosi col
XXIX, 4 l'avresti
XXX, 5 ediegli 7 C per
XXXVI, 1 (di) fargli
XXXVII, 1 E porcho
XLIV, 4 gentile uuomo
XLIX, 8 o l'uscita; cosí anche in LI, 6
LI, 5 e[d] 6 o l'entrata.
LIII, 7 chome lo videro tutti singinocchiaro
LV, 4 pevoi odo chio atenere. Il C. non ha inteso questo passo e colloca dei puntini, indice di lacuna, al posto di "ocio"; ma il senso non è difficile: "Poniamo che io vada a corte; in ogni modo io riconosco da voi ciò che io debbo ottenere, avendo salvata la cittá del porco troncascino". La difficoltá della forma perifrastica "ho a tenere", terrò, si risolve col confronto del passo analogo: "hanno averlo morto", uccideranno (XXIV, 4)
LVIII, 6 diciendo
LXI, 3 (gran) magnificienza.