SCENA I
PEDANTE, FABRIZIO giovine figliuol di Virginio e STRAGUALCIA servo.
PEDANTE. Questa terra mi par tutta mutata poi ch'io non vi fui. Vero è ch'io non vi fui se non per transito con li oratori d'Ancona; e alloggiammo al «Guicciardino». Pur vi stemmo da sei giorni. Tu ricognoscine cosa alcuna?
FABRIZIO. Come mai piú non l'avessi veduta.
PEDANTE. Credotelo, perché te ne partisti sí piccolo che non è maraviglia. Or pur conosco la strada dove siamo. Quello è il palazzo de' Rangoni; qui sotto passa il canal grande; quel che vedi lá in capo è il duomo. Hai tu sentito dire «Sarestú mai la potta da Modana?» o vero «Gli pare esser la potta da Modana»?
FABRIZIO. Mille volte. Mostratemela, di grazia.
PEDANTE. Vedila sopra il duomo.
FABRIZIO. È quella?
PEDANTE. Quella.
FABRIZIO. Oh! Questa è una baia!
PEDANTE. Tu vedi.
FABRIZIO. Ho sentito ancor dire «Tu hai tolto a menar l'orso a Modana».
Che vuol dire? dov'è questo orso?
PEDANTE. E' son dettati antiqui de quibus nescitur origo.
FABRIZIO. Certo, maestro, che questa terra par che mi venga di buono.
STRAGUALCIA. Ed a me vien di migliore, ch'io sento qua presso uno odor d'arosto che mi fa morir di fame.
PEDANTE. Oh! Non sai quel che dice Cantalicio? «Dulcis amor patriae». E Catone: «Pugna pro patria». Hoc. Insumma, e' non c'è la piú dolce cosa che la patria.
STRAGUALCIA. Io credo che sia molto piú dolce il tribiano, maestro. Cosí n'avess'io un boccale! ch'io sono spallato, a portar questa valigia.
PEDANTE. Queste strade paion fatte di nuovo. Quand'io ci fui, eran tutte sordide e fangose.
STRAGUALCIA. Aviamo a contare i mattoni? Ci sará facenda! Vorrei che noi andassemo piú presto in qualche luogo che facessemo colazione, io.
PEDANTE. Iandudum animus est in patinis.
FABRIZIO. Che arma è quella di quei succhielli?
PEDANTE. Quella è l'arma di questa communitá e chiamasi la Trivella. E,
come a Fiorenza si grida: «Marzocco! Marzocco!» e a Vinegia: «San Marco!
San Marco!» e a Siena: «Lupa! Lupa!», cosí qui esclamano: «Trivella!
Trivella!».
STRAGUALCIA. Io vorrei piú tosto che noi gridassemo: «Padella!
Padella!».
FABRIZIO. Quella la conosco. È l'arme del duca.
STRAGUALCIA. Maestro, vorrei che voi portasse un poco questa valigia, voi. Io ho sí secche le labbra ch'io non posso parlare.
PEDANTE. Orsú, che ti cavarai la sete poi!
STRAGUALCIA. Quand'io son morto, fatemi un brodetto agli archi.
FABRIZIO. Basta che, ne la prima gionta, questa terra mi piace assai. E a te, Stragualcia?
STRAGUALCIA. A me pare un paradiso, ché non vi si mangia e non vi si beve. Orsú! Non perdiam piú tempo a veder la terra, ché la vedremo a bello agio.
PEDANTE. Tu vedrai qui il piú solenne campanile che sia in tutta la machina mondiale.
STRAGUALCIA. È quello al qual i modanesi volevon far la guaina? e che dicono che la sua ombra fa impazzar gli uomini?
PEDANTE. Sí, cotesto.
STRAGUALCIA. Io so ch'io non uscirò di cucina, per me. Chi ci vuole andar ci vada. Or sollecitiam d'alloggiare.
PEDANTE. Tu hai una gran fretta.
STRAGUALCIA. Cancaro! Io mi muoio di fame e non ho mangiato altro, stamattina, ch'una mezza gallina che v'avanzò in barca.
FABRIZIO. Chi trovarem noi che ci meni a casa di mio padre?
PEDANTE. Non. A me pare che noi ci andiamo a metter prima in una ostaria, e quivi assettarci un poco e con commoditá poi investigarne.
FABRIZIO. Mi piace. Queste debbono esser l'ostarie.