SCENA II

L'AGIATO oste, FRULLA oste, PEDANTE, FABRIZIO, STRAGUALCIA.

AGIATO. Oh gentili uomini! Questa è l'ostaria, se volete alloggiare.
Allo «Specchio»! allo «Specchio»!

FRULLA. Oh! Voi siate i ben venuti. Io v'ho pure alloggiati altre volte. Non vi ricorda del vostro Frulla? Entrate qua dentro, ove alloggiano tutti e' par vostri.

AGIATO. Venite a star con me. Voi arete buone camere, buon fuoco, buonissime letta, lenzuola di bocata; e non vi mancará cosa che voi aviate.

STRAGUALCIA. Di cotesto mel sapevo.

AGIATO. Volsi dir che voi vogliate.

FRULLA. Io vi darò il miglior vin di Lombardia, starne tanto larghe, salciccioni di questa fatta, piccioni, polastri e ciò che voi saprete domandare; e goderete.

STRAGUALCIA. Questo voglio sopra tutto.

PEDANTE. Tu che dici?

AGIATO. Io vi darò animelle di vitella, mortatelle, vin di montagna; e, sopra tutto, starete dilicati.

FRULLA. Io vi darò piú robba e manco dilicatura. Se venite con me, trattarovvi da signori e 'l pagamento sará a vostro modo; ove, allo «Specchio», vi mettará a conto fino le candele. Fate voi.

STRAGUALCIA. Padrone, stiam qui, ché gli è meglio.

AGIATO. E fate a mio modo, se volete star bene. Volete che si dica che voi siate alloggiati al «Matto»?

FRULLA. È cento mila volte meglio il mio «Matto» che non è il tuo
«Specchio».

PEDANTE. Speculum prudentia significat iusta illud nostri Catonis «Nosce teipsum». Intendi, Fabrizio?

FABRIZIO. Intendo.

FRULLA. Veggasi chi ha piú osti: o tu o io.

AGIATO. Veggasi dove van piú uomini da bene.

FRULLA. Veggasi ove son meglio trattati.

AGIATO. Veggasi chi tien piú dilicato.

STRAGUALCIA. Che tanto «dilicato, dilicato, dilicato»? Io vorrei, una volta, empire il corpo meglio e star manco dilicato, per me, io; ché tanta delicatezza è cosa da fiorentini.

AGIATO. Tutti cotesti alloggian con me.

FRULLA. Alloggiavano; ma, da tre anni in qua, tutti vengono a questa insegna.

AGIATO. Garzon, pon giú quella valigia; ché m'avveggo che la ti spalla.

STRAGUALCIA. Non ti curar di questo, tu; ch'io non voglio alleggerir la spalla, s'io non veggo di caricar prima il ventre.

FRULLA. Bastarannoti un paio di capponi? Porta qua. Questi son per te solo.

STRAGUALCIA. Non, eh! Ma gli è per uno antipasto.

AGIATO. Guardate che prosciutto, se non pare un cremisi!

PEDANTE. Questo non è cattivo.

FRULLA. Chi s'intende di vino?

STRAGUALCIA. Io, io, meglio che i franzesi.

FRULLA. Assaggia se ti piace: se non, te ne darò di dieci sorti.

STRAGUALCIA. Frulla, al mio parer tu sei piú prattico di questo altro che prima ci mostra il modo da far bere che sappia se 'l vin ci piace. O padrone, gli è buono. Tolle, tolle questa valigia.

PEDANTE. Aspetta un poco. Tu che dici?

AGIATO. Dico che i gentili uomini non si curan d'empire il corpo di tanta robba; ma di poca, buona e dilicata.

STRAGUALCIA. Costui debbe essere spedaliere o oste d'amalati.

PEDANTE. Non parli male. Che ci darai?

AGIATO. Domandate.

FRULLA. Ed io mi maraveglio di voi, gentiluomini. Quando c'è de la robba assai, l'uom può mangiar quel poco o quel molto che gli piace; il che del poco non accade. Poi, come l'uomo comincia, l'appetito cresce e bisogna empirsi il corpo di pane.

STRAGUALCIA. Tu sei piú savio delli statuti. Io non viddi mai uomo che intendesse meglio il mio bisogno di te. Va', ch'io ti vo' bene.

FRULLA. Va' un poco in cucina, fratello, e vede.

PEDANTE. Omnis repletio mala, panis autem pessima.

STRAGUALCIA. Pedante poltrone! Ti rompo, un dí, la bocca, s'io vivo.

AGIATO. Venite, gentiluomini, ché lo star fuore al freddo non è cosa da savi.

FABRIZIO. Eh! Noi non siam cosí gelosi, no.

FRULLA. Sapiate, signori, che questa ostaria dello «Specchio» soleva esser la megliore ostaria di Lombardia. Ma, come io apersi questa del «Matto», non alloggia, in tutto uno anno, dieci persone; e ha piú nome questa mia insegna, per tutto il mondo, che ostaria che sia. Qui vengon francesi a schiera, todeschi quanti ne passano.

AGIATO. Non dici il vero, ché i todeschi vanno al «Porco».

FRULLA. Qui vengono i milanesi, i parmigiani, i piagentini.

AGIATO. Alla mia vengono i veneziani, i genovesi e i fiorentini.

PEDANTE. Ove alloggiano i napoletani?

FRULLA. Con me.

AGIATO. Lasciatevi dire. Alloggian, la piú parte, all'«Amore».

FRULLA. E quanti ne alloggian con me?

FABRIZIO. Il duca di Malfi dove alloggia?

AGIATO. Quando alla mia, quando alla sua, quando alla «Spada», quando all'«Amore», secondo che ben gli mette.

PEDANTE. Dove alloggiano i romani? perché noi siam da Roma.

AGIATO. Con me.

FRULLA. Non è vero: non trovarete un che v'alloggi in tutto l'anno. Vero è che certi cardenali antichi, per usanza, vi sono alloggiati; ma tutti questi novi dan del capo nel «Matto».

STRAGUALCIA. Io non mi partirei di qui, s'io ne fusse strascinato. Vadin costoro dove vogliono. Padrone, son tante pignatte intorno al fuoco, tanti pottaggi, tanti savoretti, tanti intengoli, spedonate di starne, di tordi, di piccioni, capretti, capponi lessi, arrosto e miramessi, guazzini, pasticci, torte che, s'egli aspettasse il carnovale o la corte di Roma tutta, gli bastarebbe.

FRULLA. Hai tu bevuto?

STRAGUALCIA. E che vini!

PEDANTE. Variorum ciborum commistio pessima generat digestionem.

STRAGUALCIA. Bus asinorum, buorum, castronorum, tatte, batatte pecoronibus! Che diavolo andate intrigando l'accia? Che vi venga il cancaro a voi e quanti pedanti si truova! Mi parete un manigoldo, a me. Padrone, entriam drento.

FABRIZIO. Dove alloggian gli spagnuoli?

FRULLA. Io non m'impaccio con loro. Cotesti vanno al «Rampino». Ma che bisogna piú cose? Non c'è persona che vada a torno che non alloggi a questa insegna. Dai sanesi in fuora, che, per esser quasi una cosa medesma coi modanesi, non giongan prima in questa terra che truovan cento amici che se gli menano a casa loro, signori e gran maestri, poveri e ricchi, soldati e buon compagni, tutti corrono al «Matto».

AGIATO. Io dico che i dottori, i giudici, i frati virtuosi, tutti vengono alla mia insegna.

FRULLA. Ed io vi dico che passan pochi giorni che qualcun di quelli che sono alloggiati allo «Specchio» non eschino fuore e non venghino a star con me.

FABRIZIO. Maestro, che faremo?

PEDANTE. Etiam atque etiam cogitandum.

STRAGUALCIA. O corpo mio, fatti capanna; ch'io so che, per una volta, alzarò il fianco.

PEDANTE. Io penso, Fabrizio, che noi aviam pochi denari.

STRAGUALCIA. Maestro, io ci ho veduto un figliuol dell'oste bello come uno angiolo.

PEDANTE. Orsú! Stiam qui. In ogni modo, tuo padre, se lo troviamo, pagará l'oste.

STRAGUALCIA. Parti che 'l cimbel fusse a tempo per far calare il tordo? Io ho giá bevuto tre volte e ho detto una. Io non mi partirò di cucina, ch'io assaggiarò ciò che v'è; e poi dormirò intorno a quel buon fuoco. E cancar venga a chi vuol far robba!

AGIATO. Ricordati, Frulla, che tu me n'hai fatte troppo e, un dí, ci spezzarem la testa; e bene.

FRULLA. A tua posta. Non posso piú presto che ora.