SCENA IV

LELIA da ragazzo, CLEMENZIA balia e GHERARDO.

LELIA. Parti, Clemenzia, che la Fortuna si tolga giuoco del fatto mio?

CLEMENZIA. Dátene pace e lascia fare a me, ché trovarò qualche modo da contentarti. Va' cavati questi panni, ché tu non sia veduta cosí.

GHERARDO. Io la vo' pur salutare e intender com'egli è fuggita. Dio ti contenti e te, Lelia, sposa mia dolce. Chi t'ha aperto l'uscio? La fantesca, eh? A me piace ben che tu sia venuta a casa della tua balia; ma l'esser veduta in questo abito è poco onore e a te e a me.

LELIA. Oh sventurata! Costui m'ha conosciuta. Con chi parlate voi? Che
Lelia! Io non son Lelia.

GHERARDO. Oh! Poco fa, che noi t'inserrammo con Isabella mia figliuola, tuo padre ed io, non confessasti tu d'esser Lelia? e, poi, credi ch'io non ti conoschi, moglie mia? Va' cavati questi panni.

LELIA. Tanto v'aiti Dio, io arei voglia di marito!

CLEMENZIA. Vanne in casa, Gherardo mio. Tutte le donne fan delle citolezze, chi in un modo e chi in un altro. E sappi che poche e forse niuna ve n'è che non scapuzzi, qualche volta. Pure, son cose da tenerle segrete.

GHERARDO. Per me, non se ne saprá mai nulla. Ma come è fuggita di casa mia, che l'avevo serrata con Isabella?

CLEMENZIA. Chi? costei?

GHERARDO. Costei.

CLEMENZIA. Tu t'inganni, ché non s'è mai oggi partita da me: e, per giambo, s'era testé messi questi panni, come fan le fanciulle; e dicevami ch'io mirasse se stava bene.

GHERARDO. Tu mi vuoi far travedere. Dico che noi la inserrammo in casa con Isabella.

CLEMENZIA. Donde venite voi adesso?

GHERARDO. Dall'ostaria del «Matto», che v'andai con Virginio.

CLEMENZIA. Beveste?

GHERARDO. Un trattarello.

CLEMENZIA. Or andate a dormire, ché voi n'avete bisogno.

GHERARDO. Fammi veder un poco Lelia prima ch'io mi parti; ch'io gli vo' dare una buona nuova.

CLEMENZIA. Che nuova?

GHERARDO. Gli è tornato suo fratello sano e salvo e che 'l padre l'aspetta all'ostaria.

CLEMENZIA. Chi? Fabrizio?

GHERARDO. Fabrizio.

CLEMENZIA. S'io 'l credessi, ti darei un bacio.

GHERARDO. Sí che la gioia è bella! Famel piú presto dare a Lelia.

CLEMENZIA. Io vo' correre a dirglielo.

GHERARDO. Ed io a darne un follo a quella sciagurata che l'ha lasciata partire.