SCENA IV

PASQUELLA e GIGLIO spagnuolo.

GIGLIO. Por vida del rey, que esta es la vellacca di Pasquella que se burlò de mí y urtommi mis quentas per enganno. Oh como me huelgo de topalla!

PASQUELLA. Maladetto sia questo appoioso! Ben mi s'è dato testé tra' piei, che possi egli rompere il collo con quanti ne venne mai di Spagna! Che scusa trovarò ora?

GIGLIO. Signora Pasquella!

PASQUELLA. La cosa va bene. Io son giá fatta signora.

GIGLIO. Vos me haveis burlado y mi tolleste mio rosario e non fazieste lo que me teniades promettido.

PASQUELLA. Zi! zi! zi! Sta' queto, sta' queto.

GIGLIO. Por que? es ninguno á qui que nos oda?

PASQUELLA. Zi! zi! zi!

GIGLIO. Io non veo á qui ninguno. Non m'engagnarete otra volta. Que dezite voi?

PASQUELLA. Tu mi vòi rovinare.

GIGLIO. Tu mi vòi ingagnare.

PASQUELLA. Va' via, lasciami stare adesso; ché ti parlarò otra volta.

GIGLIO. Renditeme mio rosario y despues parlate lo que volite, que non quiero que podiate dezir que m'engagnaste.

PASQUELLA. Tel darò. Credi ch'io l'abbi qui? Tu credi forse ch'io ne facci una grande stima? Mi mancará delle corone, s'io ne vorrò!

GIGLIO. Por que m'enseraste de fuore y despues aziades musigas y dizieste non so que «Fantasmas, fantasmas» y non so que orazion y non so que traplas?

PASQUELLA. Di' piano. Tu mi vuoi rovinare. Ti dirò ogni cosa.

GIGLIO. Que cosa? Que nol dezite?

PASQUELLA. Tírate piú in qua in questo canto, ché la padrona non vegga.

GIGLIO. Burlatime otra volta o no?

PASQUELLA. Ben sai ch'io ti burlo. Son forse avvezza a burlare, eh?
Vero, eh?

GIGLIO. Hor dezite presto: que es esto?

PASQUELLA. Sai? Quando noi parlavamo insieme, Isabella, la mia padrona, era venuta giú pian piano e stava nascosta accanto a me e sentiva ogni cosa. Quando io volsi cacciare i polli, ella se n'andò in camera e da un buco stava a vedere quel che noi facevamo. Io, che me ne accorsi, feci vista di non l'aver veduta e d'averti voluto ingannare; tanto ch'io gli mostrai que' paternostri. Ella me gli tolse e, credendo che io t'avessi giontato, se ne rise e se gli messe al braccio. Ma io glie li torrò stasera e renderottegli, se tu non me gli vuoi aver dati.

GIGLIO. Y es verdade todo esto? Cata che non m'enganni.

PASQUELLA. Giglio mio, se non è vero, ch'io non ti possa piú mai vedere. Credi ch'io non abbi cara la tua amicizia? Ma voi spagnuoli non credete in Cristo, non che in altro.

GIGLIO. Hora, que non fazite quello que era concertado entra nos?

PASQUELLA. La mia padrona è maritata; e questa sera faciam le nozze; e ho da far tanto ch'io non posso attendere. Aspetta a un'altra volta. Uh come son rincrescevoli!

GIGLIO. Alla magnana, ah? Domattina, digo. Non es á si?

PASQUELLA. Lascia fare a me; ché mi ricordarò di te, quando sará tempo; non dubitare. Uh! uh! uh! uhimene!

GIGLIO. Voto á Dios que te daré escuccilladas per la cara, se otra veze m'engannes.