CONTE YANNO
(Conde Yanno)[20]
Non facea la bella Infanta,
non facea che lacrimar:
e ha ragione; perché il padre
lei non pensa a maritar.
Si levò questi dal letto,
che pur gemere l'udía:
“Che cos'hai, mia cara Infanta?
che cos'hai, figliola mia?„
“Che ho da avere, signor padre?
troppo a me pesa la vita;
di tre femmine, una sola,
che son io, non si marita!„
“E che vuoi tu che ci faccia
io? la colpa non è mia;
non mancarono ambasciate
d'Aquitania e Normandía;[21]
tu ascoltarle non volesti,
non usasti cortesía.
Non è qui nella mia corte
uom che degno di te sia,
se non forse il conte Yanno;
ma pur troppo ha moglie già.„
“Ah sí! lui, mio caro padre,
proprio lui m'avete a dar!
S'egli ha già moglie e figlioli,
forte impegno meco avea;
ma osservare ei non mi seppe
quella fé che mi dovea.„
Tosto manda il re pe 'l conte,
ma non sa che cosa far;
gli fa dir che ha da parlargli,
ma non sa che gli dirà.
“Vengo adesso dal Palazzo,
e mi vuol da capo il re!
sarà ben questa chiamata,
o sarà male per me?„
Al Palazzo torna il conte;
a incontrarlo il re venía:
“Bacio, Altezza,[22] a voi le mani:
parli Vostra Signoría.„
E risponde il re severo:
“Ben le avete da baciar:
somma grazia, la mia figlia
voglio darvi ad impalmar.„
Nell'udir queste parole,
conte Yanno è per mancar.
“Dacché presi moglie, un anno
e un dí, sire, è corso già.„[23]
“Vostra moglie ucciderete;
voi l'avete da sposar.„
“Se non merita la morte,
come la posso ammazzar?„
“Via, silenzio, signor conte;
non mi state a provocar:
non le Infante, ma le schiave,
vo' insegnarvi ad ingannar.„
“Ben ragione avete, o Altezza,
quanto basta perché a morte
io senz'altro sia dannato;
ché l'offesa è troppo forte:
ma una povera innocente
a quel modo assassinar,
ah no, Altezza, non è cosa
che Dio possa perdonar!„
“La contessa ha da morire,
ché gran male ha fatto già:
conte, in questo bacil d'oro
la sua testa vo' mirar.„
Se ne torna il conte Yanno
triste molto a capo chino;
lo precede un giovin paggio
col funerëo bacino.
Neri panni il garzonetto,
neri panni egli vestía:
spasimava dall'ambascia
come fosse in agonía.
La contessa, che lo aspetta,
quando il conte lunge appar,
con in collo il suo piccino,
tosto il corre ad abbracciar.
“Ben venuto, caro conte!
ben venuto, gioja mia!„
Ei le scale taciturno
e con lento piè salía.
Tutte vuol chiuse le porte,
che fu in vero novità;
come avesse fame, vuole
che gli portin da cenar.
Ambedue seggono a mensa,
ma nessun de' due mangiò:
fan le lacrime un ruscello
che la tavola irrigò.
Conte Yanno bacia il pargolo,
che la madre aveva al petto:
lascia il caro seno e ride
pur a lui quell'angioletto.
A tal vista la contessa
si sentía fendere il cor,
e piangea sí che per tutta
quella casa n'andò il suon.
“Che cos'hai, sposo mio buono?
non vuoi dirlo, caro, a me?
Su via, levami di pena;
che voleva il re da te?„
Affogava egli dal pianto,
e risponder non potea:
l'abbracciava la sua donna,
e amorosa gli dicea:
“Il tuo core aprimi, o sposo;
non tenermi in agonía:
son mie pene le tue pene,
la tua gioja è gioja mia.„[24]
Balzò in piedi il conte Yanno;
la contessa lo seguía:
tutti e due si coricarono,
ma nessun de' due dormía.
Or udite quella misera
che gli dice: “O vita mia,
io ti prego per Dio santo
e la vergine María,
d'ammazzarmi qui piuttosto
che tenermi in agonía.„
“Morte, morte a chi vuol questo;
a sí nera tirannía!„
“Caro sposo, io non intendo:
dimmi, ah dimmi per pietà,
che sventura è questa mai
che sul capo ora ci sta?„
“Incredibile, tremenda;
né vi posso rimediar:
il re vuole ch'io ti uccida;
la sua figlia ho da sposar.„
Non avea finito ancora,
non la donna udito ancor,
e la povera contessa
cadde come morta al suol.
Ma non vuole Iddio che muoja,
benché meglio era morir:
un dolor piú che di morte
la fa tosto risentir.
“Conte Yanno, aspetta, aspetta,
ché un rimedio s'ha a trovar:
non mi uccidere, o mio sposo;
il rimedio eccolo qua.
A mio padre, che mi amava
tanto tanto, io me n'andrò:
mi terrà come fanciulla,
e fedele io ti sarò.
Questo povero innocente
lo vorrà l'altra allevar?
come a te fui casta sempre,
mi saprò casta serbar.„
“Ahimè! ciò non è fattibile,
o contessa del mio cor:
vuole il re vedere il tuo
capo in questo bacil d'òr.„
“Conte Yanno, aspetta, aspetta,
ché un rimedio s'ha a trovar:
ecco fatto; in un convento
io mi vado a rinserrar.
Mi daranno il pane ad once;
mi faran l'acqua mancar:
io morrò di struggimento,
né l'Infanta lo saprà.„
“Ahimè! ciò non è fattibile,
o contessa del mio cor:
il tuo capo vuole in questo
maledetto bacil d'òr.„
“Deh mi chiudi in qualche torre,
dove sol piú non vedrò;
dove l'ore ed i minuti
coi sospiri conterò!„
“Ahimè! ciò non è fattibile,
o contessa del mio cor:
non capisci? la tua testa
vuole in questo bacil d'òr.„
Non avea finito ancora,
e picchiava il re alla porta:
“Uccidete la contessa,
se a quest'ora non è morta.„
“La contessa non è morta,
ma può star poco a morir.„
“Conte, conte, un'orazione,
per pietà, lasciami dir!„
“Via, contessa, abbila detta
pria che venga il giorno, via!„
“Trista me! non posso dirla:
ahimè, Vergine María![25]
Non mi pesa, no, la morte,
ma la tua malvagità;
per te, conte, mi dispero,
per l'enorme tua viltà.
Di tua mano tu mi uccidi
solo al re per soddisfar:
conte, conte, nel gran giorno,
Dio ti possa perdonar!
A quant'ebbi caro al mondo
or mi lascia dire addio;
a te chiara fonticella,
a voi fiori del cor mio.
Addio, rose, addio, garofani,
che per sempre ho da lasciar![26]
l'amor vostro ah mi serbate;
altri a me no 'l serberà!
Deh mi date il mio bell'angiolo,
la mia vita, il mio tesor!
succhj almen l'ultima volta,
succhj il sangue del mio cor![27]
Prendi, bello, prendi, caro,
questo latte d'agonía;
hai tutt'oggi la tua mamma
che ti adora, anima mia;
ma dimani una matrigna
di piú alta signoría...„
Sta': rintoccan le campane:
per chi suona ad agonía?
“Per l'Infanta suona: è morta[28]
perché troppo ella peccò:
dispajar due sposi amanti,
Dio giammai no 'l tollerò.„
NOTE
[20]Bellermann, p. 76-90.
“O bello romance do Conde Alberto, ou Conde Yanno, Conde Alves, Conde Alarcos, Conde Anarcos, como o povo lhe chama promiscuamente, anda no principio amalgamado com o romance de Sylvana.[29] Encontra-se tamben na Hespanha,.... e suppõe-se que se refere a o assassinato de Dona Maria Telles pelo Infante Dom João para casar com a filha da rainha Dona Leonor. É um dos romances mais populares em Portugal, e tornou-se tão popular talvez porque as angustias da condessa, o adeos a tudo o que mais quería, têm alguna similhança com o fin tragico de D. Ignez de Castro.„ Hardung, I, p. 145, in nota. Cfr. Wolf und Hoffmann, Primavera ecc., II, p. 111; Milà y Fontanals, Observaciones ecc., p. 118; lo stesso, De la poesia popular gallega, in Romania, anno VI, p. 68, ed altri. Ricorda qua e là il presente canto anche un'altra bella romanza castigliana, che leggo, tradotta dal Puymaigre, in appendice al Romanceiro (Comment la reine fit tuer dona Isabel de Liar) p. 265.
Scrive il medesimo a p. 414, t. II, dei Vieux auteurs castillans: “Ce comte, qui se croit obligé d'accorder à son roi la cruelle satisfaction qu'on lui demande, qui sacrifie une femme qu'il aime à un faux point d'honneur, peut nous sembler monstrueux, impossible; mais, comme l'a remarqué Bouterwek, il n'est pas invraisemblable d'après les moeurs et les opinions du siècle où l'action se passe. [Une loi antique permet en effet au roi d'ordonner à un vassal infidèle de tuer la femme qu'il a épousée au mépris de la foi donnée à une autre. Baret, Les troubadours et leur influence sur la littérature du Midi de l'Europe, Paris, 1867, p. 428]. Cette légende, suivant Ticknor, est une des compositions les plus pathétiques, les plus belles qu'il y ait dans aucune langue. Cet éloge n'est pas exagéré; rien de plus émouvant que le retour du comte, que son attitude à table, que le soin qu'il prende de fermer, contre son habitude, la chambre où il se retire avec sa femme. [Cfr. Shakspeare, Othello, Atto V, Sc. 2]. Comme, dans la dernière scène de ce drame horrible, la présence du petit enfant à qui sa mère veut donner le sein encore une fois, comme cette présence augmente l'intérêt qui s'attache à la victime!... Que de naturel dans les paroles de la comtesse demandant à se retirer chez son père pour y élever ses enfants mieux que celle qui viendra!... Tous ces détails, qui contribuent si bien à l'effet de tout le tableau, sont d'une vérité admirable, et n'ont pu être trouvés que par un poëte. Cela est beau, cela est réellement beau et poignant.... Desdemona, au moment où Othello lui demande si elle a fait sa prière, est moins touchante que la comtesse priant son mari de lui laisser dire une petite oraison qu'elle sait.„
E dopo messo a riscontro della romanza spagnola del Conte Alarcos e dell'Infanta Solisa la poesia portoghese, aggiunge a p. 407: “M. Almeida Garret trouve ce romance supérieur au poème espagnol: je ne saurais être de cet avis. La mère est moins touchante dans le romance portugais; les adieux qu'elle adresse à ses fleurs, à la fontaine de son jardin, sont des lieux-communs; dans l'oeuvre castillane la comtesse ne pense qu'à son fils, et ce sentiment est bien dans la nature: tout lugubre qu'il soit, je préfère aussi le dénoûment de l'oeuvre espagnole [dove il conte strangola in modo atroce la moglie, e tutti i colpevoli, citati da essa davanti alla giustizia divina, muojono nel termine di trenta giorni], sans toutefois les derniers vers relatifs à l'accomplissement de l'ajournement prononcé par la comtesse.„ Io non presumo di sentenziare ex cathedra tra i due valentuomini; dico solo che la contessa del canto lusitano, volgendo per poco il pensiero alle cose che insieme col figlio le rallegravano la vita, non esce poi tanto fuori del naturale: contro natura sarebbe se nell'animo suo l'amor delle rose, dei garofani, delle chiare fresche e dolci acque, o che so io, vincesse o pareggiasse quello del suo piccino. Ma come l'amor di questo prevale senza confronto e giganteggia su gli altri, cosí il dolore della separazione oltre ogni dire angosciosa, serba quella gradazione, che, non osservata, avrebbe tolto davvero alla nostra romanza grandissima parte della sua bellezza.
“La fin du romance offre... des différences de détails dans plusieurs leçons. Dans une version catalane, sans doute peu ancienne, un ange intervient, et apprend au mari, à l'instant où il va tuer sa femme, que Dieu a frappé le roi et l'infant [V. Pelay Briz, Cansons de la terra, cants pop. catalans, Barcelona, 1866-77, t. III, p. 33].„ Puymaigre, Romanceiro, p. 235.
“L'épisode qui fait le sujet de notre romance a été plusieurs fois mis au théâtre. Il l'a été en Allemagne par Schlegel, en Espagne par Guillen de Castro, par Jose Milanez, par Mira de Mesca, sous le titre de Conte Alarcos, et par Lope de Vega, sous celui de la Fuerza lastimosa. Dans cette pièce le dénouement est heureux. Ce n'est pas le comte Enrique (Alarcos), comme le croyaient le roi et l'infante elle-même, qui a surpris les faveurs de la princesse; c'est le duc Otavio. Le quiproquo se découvre à temps pour que don Enrique ne soit pas contraint de tuer sa femme, et le vrai coupable épouse l'infante.„ Lo stesso, ivi, p. 234-35. Valga il vero; se uno scioglimento sí fatto poté mandare a casa contente le nervose damine ed i buoni borghesi di Madrid e di Siviglia, si vede alla prima come non abbia quasi piú ombra di quel patetico e di quella impareggiabile efficacia, che sollevano il rozzo canto popolare alle piú gloriose altezze dell'arte.
Alcuni passi di questa romanza, come pure di altre, hanno corso anche oggi sotto forma prosastica. V. Coelho, Romances sacros, oraçoes e ensalmos populares do Minho, in Romania, A. 1874, p. 263.
[21] Nella romanza il Conte Alarcos, la mano dell'Infanta era stata chiesta dal principe d'Ungheria. Trovo bensí rammentata la Normandía qualche altra volta nell'antica letteratura spagnola; per es., al cap. XXII del Don Paolo de Segovia, romanzo di Francesco de Quevedo-Villegas, dove parlasi di certa commediaccia composta da non so quale istrione, in cui si vede un re del su mentovato paese farsi eremita senza una ragione al mondo.
[22] Fino al sec. XV, ai re davasi per lo piú in tutta Europa il titolo di Altezza; all'imperatore soltanto si diceva Maestà. Chiamarono Altezza anticamente anche il papa.
“Quest'era il Re d'Algier, che per lo scorno
che gli fé sopra il ponte la Donzella,
giurato avea di non porsi arme intorno,
né stringer spada, né montare in sella,
fin che non fosse un anno un mese e un giorno
stato, come Eremita, entro una cella ecc.„Ariosto, Orl. Fur., C. 46, ott. 102.
“... voglio io che tu mi facci una grazia, che che di me s'avvegna, ove tu non abbi certa novella della mia vita, che tu m'aspetti un anno et un mese et un dí senza rimaritarti ecc.„ Boccaccio, Decam., Gior. X, N. IX, p. 341-42 dell'ediz. di Parma, 1814. Oltre a moltissimi raffronti popolari d'ogni paese, potrei recarne parecchi altri di antichi scrittori italiani in prosa ed in versi; ma bastino i due citati.
[24] Cfr. la copla andalusa:
“Cuando te veo con pena,
en mi no reina alegria:
pues como te quiero tanto,
siento tu pena y la mia.„
F. Caballero (Cecilia Bölh de Faber), Cuentos y poesias popul. andaluces, Leipzig, 1866, p. 137.
[25] “Na versão castelhana a condessa reza e não é feia a sua preghiera: mais bonito e mais poetico é o pensamento do cantor portuguez, que lhe não dá nem animo para rezar.„ Hardung, 1, p. 167, in nota. Osservazione giustissima.
[26] Il testo: “Adeus flor da Alexandria!„ Spero che i lettori intelligenti non vorranno farmi carico di questa piccola mutazione, che a parer mio non riesce dannosa né all'effetto né al senso.
“... e baciando il volto
del figliuolo innocente:
Questo [il sangue], disse, è quel latte
che ti può dare il petto
di tua madre infelice...„Speroni, Canace e Macareo, Atto V, sc. 4.
[28] Anche la lezione galliziana citata piú sopra finisce in maniera simile: “Moureu a filla do rey pela soberba que tinha: ecc.„ E il sig. Milà y Fontanals annota: “Segui est de ver, en esta version, asi como en la del Arch. Acor., por otra parte muy alterada, se halla, aunque incompleto en la nuestra, el pormenor del niño de teta que habla, que hubiera podido creerse intercalacion de Almeida.„ Romania, scritto cit., p. 69.
Osserva lo stesso Almeida-Garrett, nel suo Romanceiro (ediz. del 1842-43, t. II, p. 54): “Este prodigio de fallarem os innocentes ao peito das mães, nos grandes circumstancias públicas ou nas grandes crises domesticas, era mui favorito dos nossos.„ E il Puymaigre, a p. 420, t. II, degli Auteurs Castillans: “.... on pensait que souvent les enfants même à la mamelle, pouvaient se trouver animés d'un ésprit prophétique, ou doués de la faculté de la seconde vue, et qu'alors ils parlaient miraculeusement. Cette conviction était repandue dans des contrées fort eloignées les unes des autres: elle existait en Suisse comme en Portugal.„ E cita: Marmier, Tradictions de la Suisse, in Revue de Paris, 1841, t. IX, e le Diverses leçons de Pierre de messie, cap. XXI. Riporta infine il seguente passo del De Loyer (Discours et Histoire des spectres, visions, et apparitions des esprits anges démons et âmes, Paris, MDCV) intorno ai giuochi dei fanciulli, cui si soleva attribuire un che di profetico: “Certes, ces esbats puérils ne sont guère sans prodige. Car tantost vous verrez les enfans faire une longue létanie en rue comme s'ils conduisoient une pompe funèbre. De là on tire un présage de quelque mortalité à venir. Et puis tantost vous les verrez qu'ils porteront des enseignes et banderolles, marcheront de rang, seront divisés en escadrons et se livreront batailles les uns aux autres. Ils ont maintefois predit des guerres en cette façon. Et quelquefois s'est trouvé que ces enfants soutenans en leurs combats qui le party des amis, qui celuy des ennemys, faisoient tomber le plus souvent le sort de la perte future de la bataille sur ceux d'un des partis qui etoient demeurés vaincus.„—Mi torna a mente quel verso di Giacomo Leopardi:
“Non so se il riso o la pietà prevale.„
[29] “O romance de Sylvana é um dos mais sabidos em Portugal. Já foi citado no seculo XVII por D. Francisco Manuel de Mello no seu Fidalgo aprendíz.„ Hardung, I, p. 128, in nota.
LA BELLA INFANTA
(A bella infanta)