[T1] NOTE ADDIZIONALI ED EMENDE.

Siccome nel corso della presente operetta ho riportato per esteso o in frammenti parecchi decreti che riguardano le monete di cui ho fatto cenno; e di que' decreti alcuni furono sanciti dal Maggior Consiglio, altri dalla Quarantia Civile, altri dal Senato, altri finalmente dal Consiglio de' Dieci, così reputo non ozioso l'accennare brevemente a quale delle varie magistrature della Repubblica spettasse nell'epoche diverse la direzione della zecca e il dovere d'invigilare la monetazione.

La zecca fu primamente affidata al Maggior Consiglio, il quale ne delegava sul declinare del secolo XIV (intorno al 1390) varie mansioni alla Quarantia Civile ed altre al Senato, a cui tutte poi si devolveano nel 1416. Nel 1468 sottentrava a' Pregadi il Consiglio de' Dieci, e a questo di bel nuovo nel 1582 il Senato. I decreti riguardanti la monetazione veneziana emanarono perciò dalle seguenti autorità:

Fino al 1390 —- M. C.

1390 a 1416 —- M. C., XL.ª, Pregadi.

1416 a 1468 —- Pregadi.

1468 a 1582 —- C. X.

1582 a 1797 —- Pregadi.

pag. 15. l. 2. invece di 360 [I[per marca]I], leggi 350 [I[per marca]I].

p. 26. l. 9. [I[L'Europa non ebbe altr'oro coniato da quello in fuori de' paesi occupati dagli Arabi]I]. S'aggiunga [I[e dell'impero greco]I]. Potrebbe oppormi taluno la esistenza del [I[soldo aureo]I] di Carlomagno, e più probabilmente di Carlo il Calvo, posseduto dall'illustre sig. F. De Saulcy a Metz, e trovato da pochi anni a Vesoul, il quale reca da un lato il monogramma di KAROLUS e dall'altro in due linee il nome della città di Usez, UCECIA. Non è però ignoto agli amatori e a' cultori della numismatica come la genuinità di quel singolarissimo nummo non sia ancora luminosamente provata. È vero che Gioacchino Lelewel che primo lo diede inciso, il De Saulcy e molti altri eruditi reputatissimi se ne fecero apologisti; ma anzi che si voglia con un fatto solo atterrare una catena di fatti è d'uopo lo si assoggetti alla critica più severa; e ciò è appunto ch'io credo non siasi ancora operato per diradare le dubbiezze che avvolgono l'unico pezzo d'oro de' Carolingi. Stimo inutile il ricordare come il raro medaglioncino parimente [I[aureo]I] che offre da un lato la imagine e il nome di Lodovico Pio e dall'altro la croce fra una corona, accerchiata dall'epigrafe MVNVS DIVINVM, sia per sentenza di tutt'i numografi escluso dalla serie delle monete e collocato in quelle delle medaglie.

p. 33. l. 4. invece di 1470 leggi 1490. ib. l. 24. invece di k. 8. 32 leggi k. 8. 3.

p. 53. l. 3. Alla serie de' rettori di Cattaro che improntarono quattrini del 2.° tipo si aggiungano i due seguenti:

P. V. Paolo Vallaresso, 1508 a 1510.

P. Z. Pietro Zen, 15l4 a 1516.

p. 74. l. 13. [I[È notabile come se ne scostasse il tipo dai precedenti]I]. Giova tuttavia avvertire che una monetina affatto simile a quella del Barbarigo alla quale ho applicato il nome di [I[tornese]I] esiste anche del Loredan, e non ne varia nel peso, né nel titolo. L'unica diversità consiste necessariamente nel nome del doge LEO . LAVREDAN . DVX . È quindi più probabile sia questo, e non l'altro pezzo, il ricercato tornese di questo doge.

p. 123. l. 8. [I[Vorrebbe il Pasqualigo che di questa donna ecc]I]. Le monete de' Lusignani, da noi rarissime ma delle quali ha una stupenda serie il R. Gabinetto di Torino, cominciano da Ugo II (III?) e seguono non interrottamente fino a Jacopo II marito della Corner, della quale non se n'ha alcuna. Il loro tipo, avvicinandosi alle monete di Francia, si discosta d'assai dalle bisantine.

Lo stesso R. Gabinetto di Torino possede un piccolo nummo di basso biglione al cui disegno si fa luogo nell'ultima delle tavole corredanti quest'opera. Offre dal diritto il leone rampante de' Lusignani attorniato dalle iniziali I, P, L, N; dal rovescio le lettere V E sopra una S nel mezzo del campo. Non ispettando esso a' Lusignani da' cui tipi molto si allontana, è probabilissimo siasi battuto da' Veneziani dopo la conquista dell'isola. Il suo peso ed il titolo ben si avvicinano alla [I[carzia]I], e le iniziali del diritto potrebbero indicare il nome e la carica di Girolamo Pesaro che sedette luogotenente in quel reame dai 1491 al 1493. [I[Jeronimus Pisauro Locumtenens Nicosiae]I], e le sigle del rovescio essere semplice abbreviatura di VENETVS. Devo la comunicazione di un calco di questo non conosciuto e curioso cimelio della zecca di Cipro al dotto cavaliere de Mas Latrie illustratore della storia de' re Lusignani.

p. 124. l. 26. [I[Offre il rovescio il leone di S. Marco in gazzetta]I]. Più attenta osservazione delle carzie di Cipro de' dogi Venier e Priuli mi conduce a verificare non essere effigiato sovr'esse il leone di S. Marco, sì bene un leone rampante verso sinistra, che sporge la lingua e la cui coda nell'incurvarsi s'ingrossa; sprovvisto oltrecciò delle ale, del sacro nimbo e del libro del Vangelo, e in quella vece similissimo al leone ricorrente nelle monete che abbiamo degli ultimi re Lusignani da Ugo IV sino a Jacopo II. La presenza del leone di Cipro su questo nummolo del Priuli fu già avvertita dal conservatore del R. Gabinetto di Torino ov'esso si custodisce, siccome moneta battuta per Cipro da' Veneziani, in un bell'esemplare sovra un cui calco, comunicatomi dal Mas Latrie, fu condotto l'esattissimo disegno che ne offro nelle tavole.

p. 132. l. ult., invece di TREVIXI leggi TARVIXI.

p. 140. l. quartultima, invece di [I[1/4 del marchetto]I] leggi [I[1/3 del marchetto]I].

p. 143. l. 21, invece di [I[potentibus]I] leggi [I[petentibus]I].

Allorché dissi de' tornesi che s'hanno di quasi tutti i dogi da Andrea Dandolo a Tommaso Mocenigo dopo il fortuito ritrovamento del 1849, non esposi le varie loro leggende. Supplisco all'involontaria mancanza, riportandole in questa nota quali mi vennero communicate dal dott. Costantino Cumano avventurosamente possessore di quella serie ricchissima:

: + : ANDR : DANDVLO : DVX

+ IO . DELPhYNO . DVX

. + . LAVR . CELSI . DVX
+ . MARC'CORN. DVX
+ ANDR' 9TAR' DVX

+ MIChL' MAVROC' DVX

+ ANTO' VENERIO · DUX.

. + . MIChAEL . STEN' . DVX

+ TOM MOCENIGO DVX

La iscrizione nel rovescio varia alcun poco nella ortografia ne' primi e negli ultimi tornesi; in quelli da Andrea Dandolo fino a Marco Corner leggendosi costantemente + VEXILIFER VENECIAR; negli altri da Andrea Contarini a Tommaso Mocenigo + VEXILIFER VENETIAR. È poi singolare la varietà ortografica di un tornese del Contarini nel cui diritto si legge + ANDR . 9T . A . R . D . V . X, e nel rovescio + VEXILIER VENETA ([I[sic]I]).