VII.
La notizia della partenza improvvisa di Giulia penetrò in casa Arlandi; il signor Carlo ne fu preoccupato al punto che fu tutto il giorno di cattivo umore, tenne il broncio a Savina, sgridò Mario e non volle far colazione.
— Ma sai che sei un bel tipo? — gli disse la moglie. — Perchè ad una ragazza capricciosa, vien voglia di andar in città, tu subito immagini mille pericoli; avrà avuto bisogno di far delle spese.
— Puoi dire quello che vuoi, — rispose l'Arlandi, — ma questa gita misteriosa mi dà noia, ho il presentimento che è andata per Ugo.
— Anche se ciò fosse, noi abbiamo fatto quello che si doveva fare, non abbiamo rimorsi.
— Parla per conto tuo, io invece da qualche giorno ho un rimorso che mi strazia l'anima e non sono contento di me.
— Perchè sei un uomo incerto, debole e non hai il coraggio delle tue azioni, ma per tua tranquillità voglio aver informazioni esatte.
Sì dicendo Savina chiamò il domestico e gli ordinò di andare al villino di Giulia e pregare Rosa, la cameriera, di venire un momento a villa Ada.
— Se la sua padrona le ha ordinato di tacere non dirà nulla, — disse il signor Arlandi.
— Dirà tutto, tu non conosci le donne, in ogni modo tentare non nuoce.
Non parlarono più finchè non giunse la cameriera di Giulia, la quale chiese subito la ragione per cui l'avevano fatta chiamare.
— Vorrei sapere, — disse Savina, — se la tua padrona ha ricevuto qualche cattiva notizia, che è partita così improvvisamente senza salutare nessuno.
— Oh, tutt'altro, — rispose la cameriera, — deve aver avuto delle notizie buone, è stata tanto contenta quando ha ricevuto quella lettera.
— Ha ricevuto una lettera? Forse del professore?
— Può darsi; so soltanto che mi ordinò di prepararle la sacca da viaggio e disse che volea partir presto questa mattina.
— Si fermerà via molto tempo?
— Non lo sapeva nemmeno lei, ha detto che mi scriverà.
— Va bene, se hai notizie vieni a portarcele; ho piacere che non sia per nulla di male; puoi andare.
Appena la ragazza fu uscita il signor Carlo s'alzò concitato e si mise a passeggiare su e giù per la stanza.
— Vedi? — disse alla moglie, — te l'ho detto, lo prevedevo, è stata chiamata ed ora ci metterà in un bell'impiccio. Ho fatto male a non far curare Ugo in casa, sono stato uno sciocco.
La signora Savina tentava di calmarlo, gli diceva di andar a passeggio a prender aria che si sarebbe presa sulle sue spalle ogni responsabilità.
Però per quanto facesse l'indifferente non si sentiva tranquilla nemmeno lei e aveva bisogno di parlare con qualche persona che potesse consigliarla e nello stesso tempo calmare lo spirito del marito. Invitò a pranzo il dottore per sentire la sua opinione e poi perchè sarebbe stato un diversivo; di star sola col marito così accigliato e irrequieto non si sentiva.
Il dottore si mostrò tranquillo, non poteva assicurare che Ugo fosse pazzo, ma dopo lo scoppio, lo stato in cui si trovava giustificava abbastanza la loro risoluzione; aggiunse però che se venivano buone notizie dal direttore della casa di salute, non conveniva insistere a lasciarvelo rinchiuso più a lungo.
— Io in casa non lo voglio, — disse la signora Savina, — è un individuo troppo pericoloso.
L'Arlandi diceva che spesso a quelli che fanno esperimenti scientifici accadono simili incidenti, e continuava ad essere preoccupato della gita della cognata; nemmeno le parole del dottore riuscivano a calmarlo.
Savina diceva che Giulia faceva una bella figura, mostrandosi tanto infervorata per un giovanotto e si sfogava dicendo un mondo d'improperie contro le ragazze emancipate che vogliono immischiarsi nelle cose che non le riguardano.
Ormai in casa Arlandi non si parlava d'altro, quei discorsi erano una fissazione, il signor Carlo si aspettava ogni giorno qualche sorpresa spiacevole ed era inquieto; soltanto la signora Savina si mostrava tranquilla e non perdeva la sua olimpica serenità, temeva troppo di turbare la sua digestione e guastarsi la salute.