BRINDISI

— Nera bottiglia io t'amo, e tu ispirato

M'hai sempre una fiducia senza par;

Tu m'hai l'aria d'un picciolo curato,

E a te spesso io mi soglio confessar.

Cura non ho, nè dubbio alcun mi piglia

Ch'io non lo venga innanzi a te a depor;

Tu se' il curato mio, nera bottiglia,

Tu sei, nera bottiglia, il confessor.

Sgorga dalla tua bocca un'eloquenza

Confortatrice d'ogni mio pensier;

Tu m'esorti alla santa pazienza,

Tu m'esorti alla fede e al buon voler.

Quando l'onda eloquente in sen mi versi,

Monto in siffatto ardor di carità

Per li simili miei, che i peggior versi

Leggo di lor con tutta umanità.

Leggo i più ladri versi; e pure io tento

In punte escandescenze non uscir;

Tutto al più molto presto m'addormento,

Senza la prima pagina finir.

Ma questo e nulla appetto della fede

Che dalla bocca tua discende in me;

Nera bottiglia, chi al tuo dio non crede,

Quegli un gran peccator davvero egli è.

Quando il divo tuo spirto in cor m'infondi,

L'Italia mia mi sembra un regno tal,

Ch'io credo che non possa nei due mondi

Esserci a questo un altro regno egual.

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Beviamo, amici! Ogni men bella cosa

Traverso il biondo ed il purpureo vin,

Appar d'oro dipinta oppur di rosa,

Ha splendor di topazio o di rubin.

Lettor, ch'io non conosco, e tuttavia

Poichè mi leggi sei sì caro a me,

Se t'imbatti a passar da casa mia,

Entra, c'ho una bottiglia ancor per te.

Marzo 1878.