I.
Mesto regno dell'ombre, a cui lo stolto
Mortal senza terror l'occhio non piega,
E poichè sa che là il suo passo è volto,
Lunga almeno la via dal Ciel si prega;
Non io così da te ritorco il volto,
Nè il fango della terra il piè mi lega
Tanto, che a te non mova alacre e sciolto,
O arcana landa, onde tornar si niega.
Bensì tutto m'inonda ancor la vita;
Ma come in alpe, mentre il sol c'è sopra,
Miriam la valle pur tra nebbie ascosa;
Miro io così laggiù l'ombra infinita,
E prima ancor che il mio bel dì si copra,
Spingo lo sguardo entro l'occulta Cosa.