PARALLELO

Quando ero fanciulletto

Soleva a me di belle

Mirabili novelle

Narrar la cameriera,

Mentre la sera mi poneva a letto.

Il padre mio non era

Contento che di storte

Idee m'empisse, e forte

Garria la donna, e spesso;

Ma fu lo stesso, e non mutò maniera.

O padre, io ti confesso

Che avean gran senso molte

Di quelle fole incolte

C ui tu non davi fede.

Di ciò s'avvede il tuo figliuolo adesso.

Un monelluccio il piede

Entro la selva pose,

Questo fra l'altre cose

Narrava a me la fante.

Tra fosche piante il bimbo oltre procede.

Di mostri hanno sembiante

Quelle e gli fan paura;

Cade la notte oscura;

Ode tra l'ombre nere

Urlo di fiere il fanciullin tremante.

Or sì che assai piacere

Avrebbe in casa essendo!

Ma più dal bosco orrendo

Uscir non sa frattanto

Ahimè, nè il pianto egli sa più tenere.

Un lumicin soltanto

Gli appar lontan lontano;

Ed ei con subitano

Coraggio a quel s'avvia,

E andando spia se gli si fa più accanto.

Ch'ivi un palazzo sia

Già imagina il fanciullo,

Che pien d'ogni trastullo

Sia quel lucente loco,

Pien d'ogni gioco e d'ogni ghiottornia.

Or s'allontana il foco

Bugiardo ora s'appressa;

Egli d'andar non cessa;

Ma il bosco è ognor più nero,

Sul reo sentiero ei manca a poco a poco.

Del picciol passeggiero

La storia allor m'empia

D'alta malinconia;

Quasi un presentimento

Dal triste evento aveva il mio pensiero.

Ed or che intendimento

Ho dell'umana vita,

E da un bel po' compita

Ho l'età di ragione,

Ma un fanciullone tuttavia mi sento;

Or nello scabro agone

Io pure il piede ho messo;

Sono smarrito io stesso

Nella crudel foresta,

Che il piè m'arresta, e al mio tornar s'oppone:

Che ostacoli m'appresta

In cento forme strane:

Dell'urlo d'inumane

Belve e di serpi orrende

Sonar s'intende l'ombra alta e funesta.

Bensì al mio sguardo splende

Il fatuo lume arcano:

Ahi ma lo seguo invano!

Spesso una stilla amara

Mi si prepara in cuore e al ciglio ascende.

Nè arride più la cara

Speranza a me, l'amena

Speranza; e già la lena

Ogni di più vien manco,

E il cuore stanco a rassegnarsi impara.

Perocchè presto il fianco

Io deporrò nel suolo,

Quando non potrò un solo

Passo più fare avanti.

Se delle urlanti belve allora il branco

Non vien le agonizzanti

Mie membra a porre in brani,

Ricopriran le inani

Foglie della foresta

L'umile testa mia; nè dei vaganti

Futuri per la mesta

Selva scoprir nessuno

Saprà dove, tra il bruno

Oblio, giacque il mio petto

In terra stretto. Or la mia storia è questa;

Ma essendo io fanciulletto.

Di fole altre parecchie

Empire a me le orecchie

Solea la cameriera,

Quando la sera mi poneva a letto.