CAPITOLO XXVI.

«Qual d'atroci misfatti orribil tela

«A disvelarmi t'apparecchi? Assai

«Quant'or so d'essi già non è? qual pena

«A tai colpi serbò l'inesorata

«Destra d'un nume punitor, che il mio

«Labbro ti spieghi hai d'uopo? Ebben! ribrezzo

«Forzerommi a frenar. Favella. Io t'odo.»

Crabbe.

Poichè Ulfrida a furia di grida e di minacce, ebbe respinta Rebecca nell'appartamento dell'infermo, condusse Cedric, che la seguiva ben di mal animo, in una piccola stanza, indi ne chiuse diligentemente la porta. Posti poi sulla tavola un fiasco di vino e due tazze d'argento, lo invitò a sedersi dicendogli col tuono piuttosto di chi afferma un fatto, che di persona vogliosa d'istruirsene: «Voi siete sassone, padre mio! — Non lo negate» continuò costei quando vide che il supposto frate esitava a rispondere «le voci del mio idioma naturale sonano bene a questo orecchio benchè le ascolti sì di rado, e sol quando escono dal labbro di alcuni miseri servi digradati, cui questi feroci normanni addossano il peso delle fatiche le più vili ed abbiette. Sì, voi nasceste sassone, o padre, e sicuro, quant'è sicuro che siete un servo di Dio, di libera condizione. Me ne fe' prova il vostro accento, e gran diletto n'ebbi in udirlo.»

«Dunque non vengono qui mai preti sassoni?» disse Cedric; «pure mi sembra che il loro dovere sarebbe di consolare, soccorrere i figli della lor patria.»

«No, non ne vengono; o se ne vengono preferiscono il partecipare eglino pure de' banchetti co' nostri conquistatori al dovere d'udire i gemiti de' loro compatriotti. Almeno è questo che si vocifera, perchè io so ben poche cose. Son più di dieci anni che in questa rocca non ho veduti altri preti fuorchè l'indegno cappellano normanno, compagno de' notturni sollazzi di Frondeboeuf, e che ora è andato a render conto delle sue dissolutezze al tribunal supremo. Ma voi siete un Sassone, un religioso sassone, gli è mestieri ascoltiate la mia confessione.»

«Sono Sassone, e nol posso negare, ma non merito il nome di sacerdote. Lasciatemi partire. Vi giuro, tornerò, o vi manderò uno de' nostri religiosi che sarà meglio di me al caso per udire quanto avrete da confidargli.»

«No; non giugnerebbe a tempo. Il gel della morte potrebbe avere addiacciata quella lingua, che in questo momento è abile a parlarvi, nè vorrei scendere nel sepolcro, qual brutale fiera, siccome vissi; ma non ho, se nol cerco dal vino, il vigor bastante ad incominciarvi l'orribil racconto.»

Indi trangugiò un bicchier pieno di vino con tanta avidità, che parea temesse lasciarne una stilla alla tazza. — «Questo liquore m'infiamma la fantasia» ella disse «ma non m'allegra il cuore» e tornando a mescere ne presentò una tazza a Cedric. «Fate altrettanto, padre mio, se volete essere in forza ad ascoltare la mia confessione.»

Cedric avrebbe voluto esentarsi da tale scambievolezza; ma l'impazienza della vecchia nello stimolarlo andava quasi a disperazione, laonde si risolvè a cedere; dopo di che, mostrandosi questa soddisfatta dell'usatale compiacenza, continuò così il suo racconto.

«Non credeste ch'io fossi nata nell'abbiezione a cui mi trovate. Io era libera, d'alto legnaggio, ricca, felice, ben veduta, onorata; ora sono schiava, avvilita, infamata. Fecero di me quel che di donna può farsi i miei padroni fintantochè durommi avvenenza; itane questa, divenni per essi scopo di sprezzi, di derisione, d'abborrimento. Potete voi maravigliar, padre mio, s'io detesti il genere umano e soprattutto la schiatta da cui ogni mia calamità mi deriva? Questa vecchia increspata e decrepita può ella dimenticare d'essere figlia di chi, sol che aggrottasse il sopracciglio, facea tremare mille vassalli, d'essere figlia del nobile thane di Torquilstone?»

«Tu la figlia di Torquil Wolfganger!» sclamò Cedric surto in piedi e palesando segni di estrema sorpresa. «Tu la figlia di quel nobile Sassone, dell'amico, del fratel d'armi del padre mio!»

«Di tuo padre?» replicò Ulfrida. «Sta dunque presente a' miei sguardi Cedric il Sassone, perchè il nobile Everardo di Rotherwood non ebbe che un figlio, il cui nome è troppo ben conosciuto fra i nostri concittadini. Ma poichè sei Cedric di Rotherwood, a che quest'abito di frate? Venisti in tanta disperazione da credere impossibile la salvezza della tua patria? O cercasti all'ombra del chiostro un asilo contro la tirannide de' crudeli nostri oppressori?»

«Poco rileva qual ch'io mi sia» rispose Cedric, tornato a sedersi. «Prosegui, sciagurata donna, il tuo racconto colmo d'orrori e, non ne dubito, di delitti.»

«Sì: debbo narrarti delitti, neri delitti, tali empietà, per le quali non v'è speranza di perdono, divenutemi insopportabile peso, empietà che tutte le fiamme del purgatorio non basterebbero ad espiare. Sì: in questa rocca tinta del nobile e puro sangue del mio genitore, de' miei fratelli, esser io vissuta per isbramare i diletti del loro assassino, di tai diletti avere io stessa partecipato, essere stata ad un tempo la schiava e la complice de' costui traviamenti; tutte queste circostanze mi fan colpevole di delitti moltiplicatisi ad ogni fiato d'aria che ho respirato.»

«Sgraziata!» proruppe Cedric. «Così dunque intanto che gli amici del tuo povero padre, intanto che ogni vero Sassone, versava lagrime di sangue sulla morte di lui deplorabile, sulla strage de' tuoi fratelli, su quella di te medesima, perchè ognuno ha sempre avuto per fermo che Ulrica fosse soggiaciuta al destino di tutti i suoi, tu vivevi per meritare il nostro odio, la nostra esecrazione? tu vivevi presso il vile tiranno che sperse tutto quanto dovevi tenerti più caro, che si bagnò le mani nel sangue dell'innocente fanciullezza, l'infame, per cui opera non sopravvive un sol rampollo maschile della chiara prosapia di Torquil Wolfganger! Tu intanto ti stringevi a costui con vincoli di amore illegittimi!»

«Illegittimi, non v'ha dubbio, ma non vincoli d'amore,» soggiunse Ulrica che gli è omai inutile il rammentare sotto altro nome costei, e quello d'Ulfrida, ella lo aveva assunto dopo lo sterminio della sua gente. «Non alligna amore sotto queste vôlte sacrileghe, e sarebbe più agevol cosa il trovarlo ne' regni d'abisso. Amore no! ed è l'unico rimprovero ch'io non debba fare a me stessa. L'odio contra Frondeboeuf, contra ognuno della sua schiatta, era la sola passione da cui mi sentissi compresa fin negl'istanti, che si sarebbe detto notare nell'ebbrezza de' piaceri i miei sensi.»

«Voi l'odiavate e viveva! E come? non v'erano dunque nel castello di Torquilstone, nè azze, nè coltelli, nè punteruoli? Eravate voi sì vilmente affezionata all'esistenza, da preferire un'infame vita al rischio di perderla! Giuro a Dio, aveste ragione che il castel d'un Normanno non lascia più d'una tomba traspirarci segreti cui dà ricovero. Se mi fosse venuto unicamente il sospetto che la figlia di Torquil vivea tal vita coll'infame sterminatore della propria famiglia, la mia spada, sì, la spada di un vero Sassone, avrebbe trafitta costei fin tra le braccia del suo corruttore.»

«Ah sì? tu avresti usato tale atto di giustizia al nome di mio fratello, al nome di Torquil? Allor veramente meriti il nome di Sassone che ti fu imposto[40]. Però sappilo. Nel ricinto medesimo di queste mura esecrate ove il delitto, come tu dicesti, sta avvolto in vel di sepolcro, allorchè io udiva pronunziare il nome di Cedric, carica qual mi vedi e di delitti e d'obbrobrio, io mi confortava in pensando, che vivea tuttavia l'uomo opportuno a far vendetta della nostra nazione. Pure io medesima, Cedric, ho gustati alcuni istanti di tale vendetta. Più d'una volta ho seminata la discordia fra' nostri nemici; più d'una volta ne ho apprestata la perfida coppa per cambiar le sale dei conviti in arene tinte di sangue. Quest'occhi miei si sono pasciuti delle lor ferite, le mie orecchie hanno uditi come concenti i loro gemiti. Guardami, Cedric; non trovi tu forse ancora in queste sembianze sformate dal delitto e dagli anni qualche lineamento che ti rimembri Torquil?»

«Ah taci, Ulrica, non mi far tale inchiesta» rispose Cedric in tuono di chi è compreso da dolore e da orrore ad un tempo «quest'orme di somiglianza son quelle che possono ravvisarsi tra l'uom vivente e il suo cadavere uscito fuor della tomba per la forza d'uno spirito maligno trattosi ad animarlo.»

«Ma questi lineamenti animati da uno spirito infernale si coprirono colla maschera d'un angelo di luce, allorchè pervennero a spargere dissensioni ed odii tra Frondeboeuf e il figlio di lui Reginaldo. Le tenebre degli abissi dovrebbero celare i frutti che ne derivarono; ma s'aspetta alla vendetta lo squarciar la cortina che vela un misfatto capace di far uscire gli estinti fuor de' sepolcri. Da lungo tempo la discordia agitava le sue faci sui capi d'un padre tiranno, e d'un figlio degno di lui; da lungo tempo io nudriva segretamente ne' loro petti lo snaturato livore, onde ardevano l'un contra l'altro; e questo livore al fine scoppiò tra il festeggiar d'un banchetto. Il mio oppressore seduto alla domestica mensa soggiacque sotto i colpi del proprio figlio[41]. Tai sono gli atroci arcani che queste vôlte nascondono. Crollate, mura che ne cignete» sclamò costei girando tutt'all'intorno gli occhi a guisa d'ossessa «e seppellite sotto le vostre rovine tutti coloro che furono iniziati in questo orribil mistero.»

«E di te, figlia del delitto e della sventura, che avvenne dopo la morte del più crudele fra i nemici della tua stirpe?»

«Indovinalo se ardisci tanto: ma statti dal domandarmelo. Continuai a vivere nell'obbrobrio, sintantochè la vecchiezza, un'anticipata vecchiezza, venisse ad improntar sul mio volto gli schifosi lineamenti della mia anima. Allora fui vilipesa, schernita entro quel luogo medesimo ove comandai per l'addietro, costretta limitare a sterili imprecazioni le mie vendette, condannata ad udire dalla torre assegnatami qual dimora, il festoso strepito di que' tripudi, cui un giorno partecipai, e le grida e i gemiti delle nuove vittime dell'oppressione che successivamente queste carceri racchiudevano.»

«Ulrica! e con un cuore che, vorrei ingannarmi, sospira ancora la carriera de' delitti da te trascorsa, come ardisci volgerti ad uomo che addossa quest'abito? Che potrebbe far per te lo stesso sant'Odoardo se fosse qui in vece mia? Questo re confessore ebbe sì grazia dal cielo di poter guarire la lebbra del corpo, ma quella d'un'anima indurata nella colpa!... Dio solo può operare una tal guarigione.»

«Non quindi ti lascio ancora partire, crudele profeta, che m'annunzi la collera del cielo. Dimmi, se il puoi, qual sarà la conclusione delle immagini nuove e spaventose che turbano la mia solitudine? Perchè delitti dopo tanto tempo commessi tardano ad affacciarmisi alla mente con tutta la presenza della loro orridezza? Qual destino aspetta oltre al sepolcro colei, ch'ebbe per suo destino su questa terra il vivere fra le sciagure e le colpe? Amerei meglio tornare a Woden, a Mista, a Scrogula e a tutti gli Dei de' pagani miei antenati, anzichè patire anticipatamente i terrori che m'assalgono nel durar del giorno, e funestano i sogni delle mie notti.»

«Non sono sacerdote» disse Cedric stogliendo gli occhi pieni di ribrezzo da quella vivente immagine del delitto, della sventura, della disperazione «non son sacerdote, bench'io ne porti le vesti.»

«Sacerdote o laico, tu se' il sol timorato di Dio, il solo amico degli uomini, ch'io veda la prima volta dopo vent'anni. Mi dici tu di darmi alla disperazione?»

«Io.... io t'esorto al pentimento. Prega Dio, fa penitenza, e possa tu trovar grazia al cospetto della misericordia celeste! Ma non mi è lecito rimaner teco più a lungo.»

«Un istante! non abbandonarmi in tale stato, figlio dell'amico di chi mi diede la vita. Non abbandonarmi; o.... paventa, che il demonio, regolatore fin qui della mia vita, non mi tenti ora a vendicarmi del disprezzo, della barbarie ond'usi verso di me. Credi tu che se Frondeboeuf ravvisasse Cedric nascosto sotto quelle vesti nel suo castello, ti durerebbe a lungo la vita? Già i suoi occhi stan fisi sopra di te, come quei del falcone sulla sua preda.»

«Ebbene» soggiunse Cedric «mi strazino gli artigli e il rostro di questo uccello da preda; il labbro di Cedric non pronunzierà quindi accento che il cuore di Cedric dismentisca. Morrò qual Sassone, fedele alla mia parola, franco nelle mie azioni. Ritirati. Non toccarmi. L'aspetto medesimo di Frondeboeuf mi sarebbe meno odievole che non lo è la presenza d'una creatura fattasi vile, abbietta al pari di te.»

«Sia! non mi sforzo più a trattenerti; parti, dimentica la tua feroce virtù, dimentica come la miserabile che ti sta innanzi nacque dall'amico del tuo genitore. Parti, se i miei patimenti mi hanno separata da tutto il genere umano, da coloro ch'io avea diritto di trovar soccorrevoli, m'assumerò sola l'incarico di mie vendette; niuno mi aiuterà; ma tutti udranno la fama di quanto avrò osato operare. Addio. Il tuo sprezzo ha rotto l'ultimo filo che mi teneva ancora unita alla stirpe degli uomini. Il vedo. Neanco l'atrocità delle angoscie che provo può meritarmi compassione da un sol de' miei simili!»

«Ulrica!» soggiunse Cedric, commosso da questi ultimi accenti, «non hai tu dunque serbata la vita in mezzo a tanto abisso di sciagure e di colpe che per abbandonarti alla disperazione allorquando appunto i tuoi occhi si dischiudono sopra i tuoi falli, allorquando il pentimento dovrebbe aprirti una strada al tuo cuore?»

«Mal conosci il cuore umano, o Cedric. Per condursi com'io mi condussi, per dar luogo ai pensieri che in me allignarono, gli è d'uopo che si colleghino sfrenato amor del piacere, sete insaziabile di vendetta, desío d'illimitata autorità. Tai sentimenti inebbriano troppo l'anima che lor si abbandona per lasciarle più mai la facoltà di pentirsi. Sopravvissi all'età delle passioni; le rughe del volto m'han tolta, gli è vero, la funesta prevalenza di cui feci abuso; fin le idee di vendetta in me son ridotte a desiderii impotenti. M'ha giunta, accompagnato da tutte le sue serpi, il rimorso, sol presentandomi immagini di cordoglio inutile sul passato, di disperazione inesorabile sull'avvenire; ma mi ha giunta a malgrado del mio cuore, che non quindi si è aperto al pentimento. La tua vista però ha creata in me un'anima novella, e mi facesti a ragione comprendere nulla esservi d'impossibile a chi non paventa la morte. Per la forza de' tuoi detti mi trasparirono nuovi modi a vendetta, e siane certo, gli afferrerò. Tal brama fin ora si divise con altre passioni l'impero di questo spirito, ad essa omai mi dedico interamente; e vo' possa dir tu medesimo, che qualunque sia stata la vita d'Ulrica, seppe morir degna figlia del nobile Torquil. Ti sarà noto al certo, che molta mano di nemici sta raccolta attorno a questo malauguroso castello. Va a metterti lor capo, e allorquando vedrai una rossa bandiera sventolare sulla torre d'oriente, comanda l'assalto, fa impeto su i Normanni. Ti prometto che non saranno privi di faccende nell'interno della Rocca, e ad onta de' costoro archi, dei costoro archibusi, i tuoi soldati arriveranno a scalar queste mura. Addio. Segui il tuo destino e abbandonami al mio.»

Cedric stava per chiederle alcuni schiarimenti intorno ad uno stratagemma sì imperfettamente abbozzato, allorchè la voce di Frondeboeuf, novello Stentore, si fece udire.

«In che dunque si perde questo frate sfaccendato» sclamava costui «per la Vergine di Compostella! ne farò un martire se mai qui indugiasse per eccitare cattive idee ne' miei servi.»

«Una coscienza sinistra» disse Ulrica «è un verace profeta. Ma non vi disanimate, o Cedric, partite, intonate il cantico di guerra dei Sassoni, e se i Normanni rispondono col cantico di Rollo, del ritornello s'incaricherà la vendetta.»

Dette tai cose, ella scomparve prendendo una porta segreta, intantochè Reginaldo entrò nell'appartamento, e patì molto sforzo Cedric nel salutare con ingannevole umiltà l'orgoglioso barone, che con lieve chinar di capo gli rendette il saluto.

«I vostri penitenti ebbero un lungo colloquio con voi, padre mio. Me ne congratulo per parte loro. È l'ultimo che hanno avuto con chicchessia. Gli apparecchiaste voi alla morte?»

«Erano preparati a qualunque evento» rispose Cedric balbettando quanto meglio poteva il francese «e vi erano preparati sin d'allora che seppero in potere di chi si trovavano.»

«Che ascolto, ser frate? voi avete un accento che puzza maladettamente di Sassone.»

«Venni allevato nel convento di san Vittoldo di Burton.»

«Intendo. Sarebbe stato meglio per te se tu nascevi Normanno; e sarebbe anche stato meglio il mio caso, ma ne' momenti di bisogno uom non può sempre scegliere i suoi messaggieri. Questo convento di san Vittoldo è un nido di gufi, che sarà opera buona il disperdere. Oh! verrà l'istante che la cocolla non gioverà ai Sassoni più di quel che li proteggono le loro sarcotte.»

«Sia fatta in tutto la volontà del Signore!» disse Cedric con voce tremante di rabbia, il qual tremito Frondeboeuf credè effetto della paura.

«Tu già, ben me n'accorgo, nella tua spaventata immaginazione vedi i miei armigeri alle porte del refettorio, delle celle del tuo convento. Però, prestami un servigio, e qualunque cosa possa accadere ai tuoi confratelli, il canile ove stai non sarà tocco, vi dormirai tranquillamente come la lumaca entro il suo nicchio.»

«Fatemi dunque conoscere i vostri voleri» soggiunse Cedric celando a stento il fremito interno dell'animo.

«Seguimi per quest'andito, e uscirai per la porta di soccorso.»

Indi mostrando il cammino al supposto ecclesiastico, lo istruì in tali termini delle cose che desiderava da lui.

«Tu vedi, ser frate, questa mandria di porci sassoni che ha ardito circondare il mio castello. Di' loro quanto ti verrà in mente affinchè credendo a stremo la rocca, destreggino quarant'otto ore. Intanto, tu porterai subito.... Ma aspetta, sai tu leggere, ser incappucciato?»

«La roba scritta, no; ma posso leggere il mio breviario, perchè conosco le lettere stampate, ringraziando sempre la Beatissima Vergine e san Vittoldo.»

«Affè è il messo che mi voleva!» borbottò Reginaldo fra' denti. «Dunque prendi questa lettera, e portala al castello di Filippo di Malvoisin. Tu dirai esser io quegli che la spedisce, ma che fu scritta dal templario Brian di Bois-Guilbert; che lo prego farla giugnere a York con tutta la prestezza che può mettersi da un uomo fornito di buon cavallo. Digli ancora che non si turbi per noi, che i nostri armigeri son freschi per affrontare i cimenti, e ben apparecchiati dietro le fortificazioni. Sarebbe un'infamia per noi il provare alcuna sorte d'inquietezza innanzi una banda di cenciosi, avvezzi a fuggire al solo vedere spiegate le nostre bandiere, al solo udire lo scalpitare de' nostri corridori. Te lo ripeto, o frate, cerca nel tuo cervello qualche stratagemma atto a persuadere questi furfanti dell'utilità di tenersi nel loro campo sintantochè arrivino i nostri amici. La mia vendetta è desta. Ella è un falcone che non prende più sonno sinchè non abbia ghermita la preda.»

«Pel mio santo avvocato» sclamò Cedric con più enfasi che non lo avrebbe voluto la parte da lui sostenuta «e per tutti i santi vissuti e morti nell'Inghilterra! adempirò i vostri ordini, e nessun Sassone si allontanerà da queste muraglie, sin dove potrà la mia voce per rattenerlo.»

«Ah! ah!» disse Frondeboeuf «tu ti riscaldi molto, frate mio; si direbbe quasi che ti dà gusto il vedere strage di Sassoni. Però tu sei un porchetto della medesima razza.»

Cedric era un cattivo novizio nell'arte del dissimulare e gli sarebbe stato gran giovamento l'avere in quel tempo all'orecchio il suo povero matto, che colla fertilità del suo ingegno gli avrebbe suggerito qualche spacciativa risposta. Nondimeno la necessità è madre de' trovati, dice un antico proverbio. Laonde Cedric borbottò sotto il cappuccio alcune frasi buone ad indurre Frondeboeuf nella opinione, che il frate considerasse quegli assedianti come una ciurma di ribelli e di scomunicati.

«Per Dio! dicesti la verità» sclamò Frondeboeuf. «Io avea dimenticato che questi cialtroni non perdonerebbero ad un de' tuoi abiti più di quanto perdonano, se lor riesce trappolarlo, ad un ecclesiastico nato alla sponda opposta della Manica. Non fu il priore di sant'Yves, che legarono ad una quercia, costrignendolo a cantar salmi, intantochè gli frugavano le valigie?... Ah no, per la Madonna! questo complimento, lo fecero a Gualtieri di Middleton, un de' nostri fratelli d'armi. Ma non importa, furon ben Sassoni, che nella cappella di s. Beess, rubarono candelieri, calici, pissidi, non è egli vero?»

«Saranno stati uomini senza timor di Dio» rispose Cedric.

«Oh! non ne avevano punto; e bevettero tutto il buon vino che que' reverendissimi serbavano per gozzovigliare in segreto; perchè voi altri frati amate meglio una tavola ben imbandita, che il coro del convento. Dimmi, santo religioso, non hai tu giurato vendetta contro un tal sacrilegio?»

«Sì, ho giurato vendetta» replicò Cedric «e san Vittoldo m'è testimonio.»

In quell'istante giunsero alla porta di soccorso; ed avendo attraversata la fossa sopra un panconcello, giunsero ad un fortino costrutto ad esterna difesa, e che comunicava colla campagna mediante altra ben guernita portella.

«Vanne dunque» con tai detti il congedò Frondeboeuf: «se eseguisci fedelmente la commissione che t'assumesti, poi torni qui, troverai la carne di Sassone a tal buon prezzo, che a migliore non sarà mai stata venduta la carne di porco nel mercato di Sheffield. Anzi, dopo l'affare torna liberamente, perchè mi sembri un buon diavolo. Ti vo' far bere tanta malvasia quanta basta ad imbriacare la tua comunità tutta intera.»

«Spero anch'io che ci rivedremo» soggiunse Cedric.

«Intanto prendi questa moneta» disse il Normanno; e lasciando Cedric gli mise fra le mani quasi a mal grado di lui un bisanto d'oro, aggiugnendo: «Ma bada bene, che se mi manchi di parola, ti strappo la cocolla, e la pelle che ci sta sotto.»

«Te ne do licenza» rispose Cedric allontanandosi a grandi passi «se quando ci rivedremo non mi sarò meritato che tu tratti meco altrimenti.» Trovandosi allora in qualche distanza dal castello si volse alla parte ove lasciò Frondeboeuf, e gettando ver quella il bisanto d'oro, sclamò: «Maladetto Normanno, possa tu sperderti col tuo dono!»

Ma Frondeboeuf non si era ancora partito di lì, onde comunque non avesse potuto in tale lontananza udir le parole, o imperfettamente fu se le udì, vide però l'atto di gettar via qualche cosa che lo pose in sospetto. «Arcieri!» gridò egli alle scolte che guernivan le mura. «Una scarica generale di frecce sulla cocolla del frate!» Le quali scolte fer volto immantinente agli archi e obbedirono; ma Cedric a quell'ora trovavasi fuor di gittata.

«Che costui ardisse tradirmi?» meditò Frondeboeuf mentre facea ritorno al castello. «Ma infine che sarà? Questi cani di Sassoni che ho prigionieri mi tengon sempre aperta una strada alle negoziazioni. Olà, Gilles! A me Cedric di Rotherwood, e l'altro furfante di quel suo compagno, che si chiama Coningsburgo..... o Atelstano, mi pare; questi sgraziati nomi sassoni son sì duri alla lingua d'un Normanno! Al sol pronunziarli par che si abbia cotenna di lardo in bocca. Tanto che me la risciacqui, portatemi un fiasco di vino nella sala d'armi, ed ivi conducetemi i prigionieri.»

Venivano eseguiti sì fatti ordini, mentr'egli si avviava alla sala d'armi che era una loggia gotica ornata di trofei, frutto delle vittorie riportate da lui e dal padre suo, perchè nè il vecchio nè il giovane Frondeboeuf mancarono di valore. Entrando, vide sopra la tavola, che era non leggier lavoro di legno di quercia, un fiasco di vino, e in piedi dinanzi a quella i due prigionieri, cui quattro armigeri facevano guardia. Per prima cosa bevè Frondeboeuf, indi squadrò collo sguardo que' Sassoni. Ma rade volte egli avea veduto Cedric, così per la solerzia ch'ei ponea nel disdirsi ogni corrispondenza coi Sassoni suoi confinanti, come perchè poche volte usciva dei propri dominii. Tal circostanza, unita all'oscurità che dominava in quella sala e all'arte onde Wamba cercava nascondere il volto col berrettone, e col mantello, fece sì ch'ei non s'accorgesse allor della fuga di quello fra' suoi prigionieri, di cui maggiormente curavasi.

«Eccomi a voi, miei bravi Sassoni» disse il Normanno. «Come ve la passate a Torquilstone? Capite bene tutto quello che han meritato le vostre insolenze, la tracotanza onde osaste condurvi nel tempo d'una festa dovuta alla munificenza d'un principe della casa d'Angiò? Non avrete dimenticato in qual modo corrispondeste all'ospitalità del real principe Giovanni, ospitalità di cui eravate sì poco degni! Per Dio e per san Dionigi! se non mi pagate un ricco riscatto vi farò appiccare per li piedi alle spranghe di ferro di queste finestre, e ci starete fintantochè i corvi e gli avvoltoi abbiano fatti due scheletri de' vostri corpi. Andiamo! non dite nulla, cani di sassoni? Qual somma mi offerite per riscattare la vostra miserabile vita? Incominciamo da voi ser Rotherwood; che cosa mi darete?»

«Neanco una scorza di noce» rispose Wamba. «Dacchè son al mondo, ho sempre camminato colla testa all'insù, e nondimeno si pretende ch'io abbia volto il cervello. Chi sa che mettendomi colla testa all'ingiù, il cervello non torni all'insù? È una prova che non ho mai fatta.»

«Santa Genevieffa!» sclamò Frondeboeuf. «Chi diavolo può parlare in questa maniera?»

Poi con una mano rovescia fe' cadere dal capo del matto il berrettone di Cedric, e scostatigli un dall'altro i due lembi superiori del mantello, vide le prove irrefragabili di servitù, il collare d'argento che ricigneva il collo di Wamba.

«Gilles, Clemente! cani di vassalli!» gridò dando nelle furie il Normanno «qual bestia m'avete dunque condotto?»

«Credo potervelo dir io» soggiunse Bracy che entrava in quel punto. «Questi è il matto di Cedric, egli che scaramucciò sì nobilmente con Isacco d'York per una disputa di preminenza.»

«Ben bene! entrerò io arbitro in questa contesa, e li metterò d'accordo col farli appiccare entrambi ad una forca medesima, semprechè il padrone del buffone e quest'altro maiale di Coningsburgo non mettano un bel prezzo alla vita di costoro. Gli è d'uopo che Cedric ceda tutti i suoi averi; faccia ritirare questi sciami di banditi postisi attorno al mio castello, rinunzi alle sue pretese prerogative; si riconosca mio servo e vassallo. Ben felice se nel nuovo mondo che incomincerà per lui, gli lascerò il diritto di respirare! Andate» diss'egli ad una delle sue guardie «andate in cerca del vero Cedric; vi perdono lo sbaglio che avete fatto, e tanto più volentieri che lo scambio è corso tra un matto e un franklin sassone.»

«Certamente» soggiunse Wamba. «Ma v'è una disgrazia. L'eccellenza vostra cavalleresca troverà qui dentro più matti che franklin

«Che intende dir questo schiavo?» domandò Frondeboeuf agli armigeri che aveano condotto Wamba. Essi esitarono; pur si videro nella necessità di rispondere «che se quegli non era Cedric, d'altro Cedric non sapeano dar conto.»

«Per tutti i santi del Paradiso!» sclamò Bracy; «convien credere che sia fuggito nascosto ne' panni del frate.»

«Per tutti i diavoli dell'inferno!» sclamò a sua volta Frondeboeuf. «Fu il porco di Rotherwood, che condussi io medesimo alla porta di soccorso; e glie l'ho aperta io colle mie mani! Ma tu» volgendosi a Wamba «tu, la cui pazzia ci ha fatto stare la saggezza di barbagianni più barbagianni di te, lascia a me il pensiere di darti gli ordini santi; oh! m'incarico io di farti la tonsura. A voi!» alle guardie. «Gli si strappi la pelle dalla testa, e in quell'acconciatura precipitatelo dall'alto della rocca. Ti piace lo scherzare? Scherza adesso.»

«Ma voi fate per me assai più di quanto m'avete promesso, nobile cavaliere» rispose Wamba, cui lo stesso avvicinar della morte non togliea l'abituale istinto di celiare. «Entrai nel vostro castello semplice frate, ed ora mercè la calotta rossa che mi state apparecchiando, ne uscirò cardinale.»

«Il povero diavolo» s'interpose ridendo Bracy «vuole morire fedele alla propria vocazione. Vel domando in grazia, Frondeboeuf; fatemi un dono di questo schiavo. Ei servirà di spasso alla mia compagnia franca. Che ne dici, buffone? Accetti tu il mio partito? mi seguirai alla guerra?»

«Sì» rispose Wamba; «però intendiamci, se il mio padrone acconsente; perchè voi vedete questo gioiello» e in ciò dire accennava il collare. «Non posso dimetterlo senza il beneplacito di chi mi possede.»

«Oh! quanto a ciò fidati a me, una buona lima normanna ti spaccia presto dal collare sassone.»

«Mi piace, Bracy» disse Frondeboeuf «che vi date bel tempo ad ascoltar le baie d'un matto, intantochè si minaccia nientemeno che di distruggere il castello. Non pensate in che mani è andato il nostro messaggio? Che arriverà ben tutt'altro che al suo destino? che noi non abbiam più luogo a sperare soccorso? E tutto ciò per gli artifizi del buffone di cui vi chiarite or protettore? Queste cose non le pensate voi? Non dobbiam forse da un momento all'altro aspettarci un assalto di quella ciurmaglia?»

«Alle mura dunque, alle mura!» sclamò Bracy. «Son pronto. Ma anche in mezzo ai pericoli m'avete mai visto più serio di così? Si chiami pure il Templario, e che egli impieghi a difendersi sol la metà del coraggio da lui dimostrato nel difendere il proprio Ordine. Mettete a sito tutta la vostra gente. Io, dal canto mio, non mi starò colle mani alla cintola, e credetelo, sarà più facile a que' banditi sassoni scalare il cielo, che prendere d'assalto il castello di Torquilstone. Però, se volete negoziare con essi, perchè non vi prevalete della mediazione di quel degno franklin che da molto tempo sta qui non facendo altro se non se vagheggiare il fiasco di vino che è sulla tavola? Tenete, Sassone» disse indi ad Atelstano presentandogli un bicchiere colmo. «Votate questa tazza; inumiditevi le fauci con tal nobil liquore, e così acquisterete forza a proporci un'offerta pel vostro riscatto.»

«Mille marchi d'argento» rispose Atelstano «se rimandate liberi me e i miei compagni.»

«E ne guarentisci tu» gli chiese Frondeboeuf «la ritirata di questi masnadieri, vera feccia del genere umano, che circondano ora la rocca violando la pace di Dio e del re?»

«Adoprerò a ciò ogni mio sforzo, e son sicuro che il nobile Cedric mi seconderà con quanta è in lui prevalenza.»

«Eccoci dunque d'accordo» disse Frondeboeuf; «tu ed i tuoi verranno posti in libertà, e tornerà ad essere pace fra noi, pagati che tu abbia i mille marchi d'argento. Questo riscatto è ben tenue, o Sassone, e devi sapermi grado della mia moderazione. Però, bada bene! il negoziato non comprende l'Ebreo Isacco.»

«Nè la figlia di questo, Rebecca» gridò il Templario, che in quel momento arrivava.

«Nè il seguito di Cedric» aggiunse Frondeboeuf.

«Nè lady Rowena,» sclamò con enfasi Bracy. «Non sia mai detto che mi venga tolta simile conquista senza disputarla colla spada alla mano.»

«Nè questo sgraziato buffone» tornò a dire Frondeboeuf. «Pretendo farne un esempio di terrore a tutti que' buffoni di cattiva scuola, che d'ora in poi si avvisassero di cabalare.»

«State ad udirmi» disse con tuono fermo e sicuro il thane Sassone. «Son buon Cristiano, nè quindi ho stipulato nulla per gl'infedeli; laonde per gli Ebrei, fatene pure quel che volete. Ma nell'offerirvi mille marchi d'argento per riscatto mio e de' miei compagni, intesi comprendere sotto un tal nome tutta la comitiva di Cedric. Lady Rowena è mia promessa sposa, e mi farete trascinare da quattro cavalli non domati prima che ad essa io rinunzi.» Qui Bracy lo avrebbe interrotto; ma continuò senza tirar fiato. «Il servo Wamba poi salvò in questo giorno la vita del mio buon padre Cedric, e perderò anzi la mia che permettere gli sia torto solamente un capello.»

«Vado pensando che dicesti tua promessa sposa» parlò allora il condottiero del corpo franco; «lady Rowena promessa sposa ad un vassallo tuo pari! Tu sogni o Sassone, e ti figuri d'essere ancora al tempo de' sette regni. Sappilo dunque: i principi della casa d'Angiò non maritano le orfane ch'han prese in tutela ad uomini del tuo legnaggio.»

«Del mio legnaggio? Il mio legnaggio, orgoglioso Normanno, esce di sorgente più pura ed antica che non quello d'un mendicante francese, datosi ad accattare il suo pane col vendere il sangue d'una banda di masnadieri, poichè gli ebbe raccolti sotto i suoi stendardi spregevoli. I miei antenati erano sovrani di questi paesi. Prodi in guerra, saggi in tempo di pace, alimentavano nel lor palagio più centinaia di fedeli sudditi, che tu non conti individui nella tua ciurma. La gloria loro fu celebrata dai canti dei menestrelli; le mortali loro salme ottennero onore di sepoltura in mezzo alle preci che s'indirigono a' santi, e su quelle tombe sorsero templi che ne consacrarono la memoria.»

«Che hai da rispondere, Bracy?» disse Frondeboeuf che per istinto di connaturale malignità non avea disgusto di vedere umiliato neanco un amico «affè! il Sassone ha colpito nel segno.»

«Quanto può colpirvi» rispose Bracy, assumendo tuono d'indifferenza «un prigioniere cui si leghino le mani e si lasci poi l'uso della sua lingua. Ma le tue belle parole, fratel caro» volgendosi ad Atelstano «non renderanno la libertà a lady Rowena.»

Atelstano l'Irresoluto, che, anche nelle cose le più rilevanti per lui, tenea di rado parlate sì lunghe, come fu la precedente, studiava la risposta da farsi al versetto intonatogli da Bracy, allorchè il parlamento venne interrotto da una guardia che annunziava un frate presentatosi alla porta di soccorso, e che domandava essere introdotto nella rocca.

«Per il nome di san Bennetto, protettore di tutti i mendicanti sfaccendati!» sclamò Frondeboeuf «questa volta sarà un vero frate, o piuttosto un secondo impostore? Frugategli ben addosso, e interrogatelo a dovere, ed esaminatelo prima di lasciarlo entrare; perchè se vi lasciate ingannare anche questa volta vi fo strappar gli occhi dalle loro celle, e ne prenderanno luogo i carboni ardenti. Pensateci!»

«Sto a patto di provare tutti gli effetti del vostro sdegno, o signore, se questi non è un vero frate» rispose Gilles. «Il vostro scudiere Jocellyn lo conosce da vicino. Egli è frate Ambrogio, qui spedito dal priore di Jorvaulx.»

«Quand'è così, entri!» soggiunse Frondeboeuf. «Senza dubbio ne arreca notizie del suo padrone. Quegli non ha mai fastidi pel capo! Convien però dire che il diavolo sia in vacanza, e che i preti e i frati non abbiano adesso nulla da fare, se corrono così la campagna! — Guardie, allontanate i prigionieri, e tu, Sassone, pensa a quanto hai inteso.»

«Io domando» disse Atelstano «d'essere trattato onorevolmente, alloggiato e nudrito come s'aspetta al mio grado, e come debb'esserlo tutt'uomo che sta negoziando pel suo riscatto. In oltre sfido colui che fra voi si stima il più valoroso a rendermi ragione corpo a corpo dell'attentato contra la mia libertà. Tale disfida, o Frondeboeuf, debb'esserti stata portata dal tuo scudiere scalco. Tu non ne facesti conto veruno, pur t'è duopo rispondermi. Eccoti il mio guanto.»

«Non ricevo disfida da un mio prigioniero, e nessuno de' miei amici corrisponderà a tale invito. Gilles, raccogli il guanto di quel franklin, e sospendilo ad uno di questi corni di cervo; vi rimarrà finchè sia libero chi il gettò. Allora s'egli osa ridomandarlo o s'egli osa asserire, che fu fatto illegalmente mio prigioniere, avrà che fare con uomo, il quale non ricusò mai scontro col suo nemico, a piedi o a cavallo, solo a solo o conducendo i propri vassalli.»

Intantochè i prigionieri si ritiravano, entrava frate Ambrogio, la cui fisonomia era d'uomo costernato.

«Ecco un vero pax vobiscum» disse Wamba, in passandogli vicino, «gli altri erano moneta falsa.»

«Santissima Vergine!» sclamò il frate guardando ad uno ad uno i tre cavalieri. «Son io finalmente in sicuro, e in mezzo a Cristiani?»

«Sì, sì, sei in sicuro» disse Bracy: «quanto poi ad essere in mezzo a Cristiani, contempla. Questi è il prode barone Reginaldo di Frondeboeuf, che abborrisce a morte gli Ebrei; e questi il valoroso cavalier Templario, Brian di Bois-Guilbert, il cui mestiere è ammazzar Saracini. Se a tai segni non ravvisi i buoni Cristiani, non saprei qual altro tu ne sapessi desiderare[42]

«Lo vedo. Voi siete amici e confederati del nostro reverendo padre in Dio, Aymer, priore di Jorvaulx» soggiunse il frate, prendendo per buona valuta l'encomio fatto da Bracy ai suoi compagni. «Quali cavalieri adunque e quali cristiani gli dovete protezione e soccorso; perchè, come si esprime il beato sant'Agostino nel suo trattato de Civitate Dei....»

«Che razza d'istorie ci sta infilando quest'animale?» lo interruppe così Frondeboeuf «o piuttosto che dici tu, ser frate? Noi non abbiamo or tempo d'udire le citazioni de' santi padri.»

«Sancta Maria! Come questi laici si lasciano presto vincere dall'impazienza! Sappiate dunque, valorosi cavalieri, che alcuni sacrileghi malandrini, privi di timor di Dio, e di rispetto verso la Chiesa sua, sprezzatori della bolla della Santa Sede: Si quis suadente diabolo.....»

«Frate prete» disse il Templario «noi sappiamo, o almeno indoviniamo quello che vieni ad annunziarci. Ma spiegaci chiaramente. Il priore è fatto prigioniere? e in mano di chi è?»

«Oh Dio!» rispose frate Ambrogio «egli è fra le mani de' figli di Belial, che infestano questi boschi, e che disprezzano il santo testo, ve lo dirò in nostra lingua: Non toccate i miei unti, non fate male ai miei profeti.»

«Ecco nuove faccende per le nostre lande» disse Frondeboeuf volto ai compagni. «Così dunque in vece di mandarne soccorsi, è il priore di Jorvaulx che ne chiede? Starebbe veramente per le feste chi al caso del bisogno s'aspettasse aiuto da questi sfaccendati ecclesiastici! Ma in somma, frate! qual cosa è che il tuo padrone spera da noi?»

«Conciosia cosa che è stata fatta violenza al mio reverendo superiore, e ciò ad onta del testo che vi ho citato, conciosia cosa che i figli di Belial gli votarono affatto le valigie, portandogli via dugento marchi d'argento fino, conciosia cosa che domandano una somma più considerabile ancora per lasciarselo uscir dalle mani; conciosia cosa che....»

«Alla conclusione di questi conciosia cosa che» s'udì una voce d'un di quegli astanti.

«La conclusione è che si volge a voi, degni amici, affinchè vi moviate a salvarlo, o pagandone riscatto, o impiegando per lui la forza delle vostr'armi, come poi meglio vi piacerà.»

«Vada al diavolo il Priore!» gridò Frondeboeuf. «Convien dire ch'egli abbia bene innaffiata la sua colezione di questa mattina. E quand'è che il tuo padrone ha visto un baron Normanno aprir la sua borsa per venire in aiuto d'un ecclesiastico, possessore di sacchetti d'oro, dieci volte più gonfi de' nostri? Colla forza poi delle nostr'armi!.... Anche qui, la gente che s'è impadronita della sua persona è dieci volte più numerosa della nostra; oltrechè noi medesimi ci aspettiamo da un istante all'altro dover sostenere un assalto.»

«Ed è quanto io volea pur raccontarvi, se Vostra Prontezza non m'avesse interrotto. Ma mi trovo sì confuso, Dio mi faccia grazia! perchè già... non son giovine, e la vista di tanti banditi basta bene a scompigliare il cervello d'un vecchio.... Però è la verità: a due passi di qui si fa un campo, ed ogni apparecchio per assalire le mura del castello.»

«Alle mura dunque, alle mura!» sclamò Bracy. «Vediam che cosa divisano questi cialtroni,» e sì parlando si trasferì in una vicina stanza, ove aperta quella finestra che guardava sulla campagna, si diede a chiamare i suoi colleghi.

«Sì, per san Dionigi!» sclamò. «Il vecchio frate ha ragione. Han già piantato un mantelletto di tavoloni rimpetto al castello. Ve' quegli arcieri posti sul lembo della selva, fitti come le nuvole! e affè presagiscono temporale e grandine.»

Venne pure a quella finestra Frondeboeuf, e visti gli apparecchi dell'inimico, col suon del corno raunò gli armigeri ordinando a ciascuno di prendere il suo posto sopra i bastioni.

«Bracy» sclamò egli «imprendi tu a difendere il fianco di levante, ove le mura del castello son men alte. Nobile Bois-Guilbert, la tua professione ti fe' pratico nell'arti della difesa, come in quelle degli assalti; vegghia alla parte occidentale, io mi terrò alla porta di soccorso. Però, amici miei, non vi limitate a guardar solo un punto. Fa di mestieri in tal giorno che ci troviamo da per tutto e nel medesimo tempo, e che per così dire ci moltiplichiamo onde portar soccorso e inspirare fiducia ovunque scorgasi più vigoroso l'impeto del nemico. Siam pochi, ma il coraggio e la solerzia possono tener luogo di numero, tanto maggiormente perchè non abbiamo da batterci che con ciurme spregevoli di villani.»

«Ma, nobili cavalieri» soggiunse frate Ambrogio, conservando la stessa melensaggine anche in mezzo a questo trambusto «nè vi sarà alcuno di voi che voglia ascoltare il messaggio del reverendo padre in Dio Aymer, priore di Jorvaulx? Vi supplico prestarmi attenzione, nobile ser Reginaldo.»

«Volgi le tue preghiere al cielo» questi rispose «perchè noi non abbiam tempo d'ascoltarle su questa terra. A te Anselmo; fa bollire olio e pece per irrugiadarne i capi di questa canaglia. A noi gli archi e le balestre. S'inalberi la mia bandiera dalla testa di toro. Gli assassini vedran quest'oggi contro chi han preso a cozzare.»

«Ma, nobile Reginaldo» continuò il frate credendo conciliarsi attenzione a furia di molesto insistere «pensate al voto mio d'obbedienza, e sofferite ch'io compia per intero il messaggio addossatomi dal mio superiore.»

«Spacciatemi da questo sragionevole chiacchierone» gridò Frondeboeuf: «chiudetelo nell'oratorio; stia là a recitare il rosario finchè sia sbrigata questa faccenda. Sarà un caso insolito pe' santi di Torquilstone udir borbottare Pater ed Ave. Penso anzi che dacchè vi stanno, tal cosa ad essi non sia accaduta giammai.»

«Non bestemmiate i santi, ser Reginaldo» disse Bracy: «per conquidere oggi questi ribaldi avrem bisogno del soccorso de' santi.»

«A dirvela» rispose quell'anima perduta «me li son sì poco amicati, che ne spero aiuto sol col buttarli dall'alto delle mura sulle teste di questi manigoldi. V'è tra l'altre una statua di s. Cristoforo, che unica basterebbe ad accoppare tutta una compagnia di soldati.»

Durante un tale colloquio, il Templario indagava le fazioni degli assedianti con miglior senno che non ne mostravano il brutale Frondeboeuf e il suo compagno, anche più frivolo di quel che l'altro fosse brutale.

«Sulla fede del mio Ordine» diss'egli «questi maledetti mandano avanti gli approcci con maggior ordine ed ingegno che non ne avrei in essi creduto. Ve' come sanno disinvoltamente farsi baluardo di ogni albero, d'ogni sterpo! E come ben progredisce quel mantelletto che gli assicura dai nostri dardi, dalle nostre frecce. Non vedo, gli è vero, fra loro bandiera o stendardo, ma scommetterei la mia catenella d'oro, che li guida qualche cavaliere, qualche uomo perito nel mestier della guerra.»

«Non v'ha dubbio» aggiunse Bracy. «Anzi vedo brillar l'elmo e la corazza di un cavaliere. Non osservate là in fondo quell'uomo d'alta statura, coperto d'armi nere, che sta schierando una banda d'arcieri? Per san Dionigi! Credo non ingannarmi. È quell'istesso cui mettemmo nome il Neghittoso Nero, quegli, Frondeboeuf, che nel torneo d'Ashby vi fece votare l'arcione.»

«Ne godo» rispose Frondeboeuf. «Egli vien senz'altro per darmi la mia rivincita. Gli è a dire che sia qualche mascalzone di bassa lega, perchè non ardì farsi vedere dopo il torneo per ricevere il premio che il caso gli aggiudicò. Avrei avuto un bel rintracciarlo tra le file ove i nobili e i cavalieri cercano i lor nemici. Ben mi torna adesso di trovarlo confuso colla plebaglia.»

Ma gli apparecchi dell'assalto divenivano vie più serii e incalzanti, onde non v'era altro tempo da perdere in discorsi. I cavalieri si trasferirono ciascuno al proprio luogo, conducendo seco il piccol numero d'uomini posti sotto i lor ordini, nè bastanti a guernire tutto il ricinto di quelle mura, ed aspettarono con calma e coraggio lo scoppio da cui venivano minacciati.