CAPITOLO XXVII.

«Della stirpe d'Adam gramo rifiuto

«Son le genti idumee; pur dagli strali

«Feri di morte n'è il poter temuto.

«A lor colline e ombriferi viali

«Di fiori e d'erbe porgono tributo,

«Che d'un guardo la turba de' mortali

«Non degna sol; di man dotta il lavoro

«Ne elice di salute il bel tesoro.

Il Giudeo.

Fa di mestieri che la nostra storia torni addietro poche pagine a fine di mettere innanzi agli occhi del leggitore alcune circostanze necessarie a lui da sapersi per comprendere quanto rimane di questo rilevante racconto. Certo gli sarà stata bastante scorta la propria intelligenza ad accorgersi, come allorquando Ivanhoe cadde stremo per le ferite, e parve abbandonato da ognuno, Rebecca dovesse aver ottenuto per sua filiale insistenza dal padre, ch'ei facesse trasportare il giovine guerriero in quella casa del sobborgo di Ashby, ov'era la temporanea dimora di quest'Ebreo.

E tale insistenza di Rebecca diveniva necessaria, non perchè Isacco fosse privo di umanità e di sensi di gratitudine, ma per l'ostacolo che a tale desiderio della figlia opponeano nel cuore di lui gli scrupoli e i pregiudizi della sua perseguitata nazione.

«Beato Abramo!» ei sclamava; «intendo bene ch'è un giovane pien di merito, e mi spezza il cuore a vederne sgorgare il sangue che gli lorda quella casacca sì ben ricamata, quel giustacuore di finissimo panno! Ma trasportarlo in casa nostra! vi hai ben pensato, mia figlia? Egli è cristiano, e la nostra legge non ci permette avere corrispondenze nè con Cristiani nè con Gentili se non se per affari sol di commercio.»

«Non parlate così, padre mio,» rispose Rebecca: «egli è vero che non dobbiamo collegarci ad essi ne' piaceri de' banchetti, ma feriti o infelici, qualunque religione professino, tutti gli uomini ne divengon fratelli.»

«Mi piacerebbe sapere come la pensi a tale proposito il rabbino Giacob ben Tudela. Non quindi è giusto che un sì valoroso giovane perisca per mancanza di chi lo soccorra. Seth e Ruben non hanno che a trasportarlo ad Ashby.»

«Lo mettano nella mia lettica, o mio padre; io cavalcherò uno dei nostri palafreni.»

«Ciò sarebbe un troppo esporti ai profani sguardi de' figli d'Ismael e d'Edom» soggiunse Isacco a bassa voce e con aria inquieta, guardando da ogni lato all'intorno di sè. Ma Rebecca in questo intervallo facea che si desse compimento a quanto avea compassionevolmente avvisato, nè dava retta alle obbiezioni del padre, allorchè questi, traendola leggermente per la manica della veste, soggiunse con voce ancor più sommessa: «Per la barba d'Aronne! E se questo prode giovane venisse a morire nella nostra abitazione, non ne butterebbero la colpa sopra di noi? Non andremmo a rischio di essere trucidati dal popolo?»

«Non morirà, o padre» gli rispose Rebecca rispingendone lievemente la mano «non morirà, ammenochè noi non lo abbandonassimo, e allor sì saremmo rei della sua morte davanti a Dio e davanti agli uomini.»

«Sì, mi è forza convenirne, ed ogni goccia di sangue che vedo stillar da quel corpo è come un bisante d'oro che uscisse della mia borsa. So che le lezioni di Miriam, figlia del rabbino Manasse di Bisanzio, che Dio ne abbia l'anima in paradiso, ti rendettero esperta nell'arte di guarire e di conoscere la virtù dell'erbe e la forza degli elissiri. Fa dunque come giudichi meglio. Tu sei un'eccellente figlia, una benedizione, una corona di gloria, un cantico d'allegrezza per me, per la mia casa e pel popolo di Dio.»

I timori d'Isacco però non erano sì mal fondati, e l'atto benefico della giovane virtuosa nella tornata ad Ashby diede al Templario, che la vide su quel cammino, l'occasione di fisare su di lei i licenziosi suoi sguardi. L'uomo audace le passò due o tre volte dinanzi per meglio contemplarla, e concepì quell'ardore, quell'ammirazione, di cui vedemmo le conseguenze, allorquando il caso la trasse in potere di quell'uomo scevro d'ogni massima di virtù.

Rebecca adunque non perdè un istante a far trasferire il ferito nel luogo di temporanea dimora del padre suo, ove esaminò ella stessa e curò colle proprie mani le piaghe d'Ivanhoe. I miei leggitori, e quelli soprattutto, alla cui giovinezza è più dilettevole la lettura de' romanzi di cavalleria, rammenteranno, come le donne in que' secoli, detti d'ignoranza, fossero sovente iniziate ne' misteri della chirurgia, e come tal galante cavaliere andasse non di rado debitore del suo risanamento alla donna avvenente, che gli imprimea poi una ferita più profonda nel cuore.

Ma nel tempo di cui favelliamo, gli Ebrei d'entrambi i sessi possedevano e adoperavano in ogni ramo l'arte della medicina, ned eravi possente barone o anche monarca, il quale, infermo o ferito, sdegnasse fidar sè medesimo alla cura di qualche perita persona, comunque appartenesse a tal proscritta generazione. I Cristiani per la maggior parte credeano che i rabbini ebrei fossero profondamente versati nelle scienze occulte, e soprattutto nell'arte cabalistica, la quale traea nome ed origine dagli studi de' savi di Israele. Nè i rabbini medesimi si affaticavano a dismentire l'opinione delle nozioni soprannaturali supposte in essi, perchè tale idea nulla crescendo allo smodato odio giurato dai Cristiani contro di loro, diminuiva almeno il disprezzo che a questo odio andava congiunto. Uno stregone ebreo, un usuraio ebreo, potevano inspirare lo stesso orrore, ma non essere vilipesi egualmente. Egli è per altra parte credibile a chi osservi quai maravigliose cure vennero attribuite ai Giudei, che questi avessero in proprietà alcuni segreti di medicina particolari a loro, come parimente che fossero studiosissimi di tenerli occulti ai Cristiani presso i quali stanziavano.

Istrutta adunque l'avvenente Rebecca in tutte le dottrine privilegiate della sua stirpe, ne profittò oltre quanto poteva aspettarsi, anche avuto riguardo e alla giovinezza e al sesso e al tempo in cui essa vivea. Le era stata maestra, nell'arte di guarire gl'infermi, una vecchia figlia di un rinomato dottore ebreo, la quale amava Rebecca siccome figlia, e la fe' partecipe di tutti i segreti ereditati dal padre. Il destino di Miriam fu essere sagrificata al fanatismo del secolo, ma i segreti di lei le sopravvissero nelle mani della sua degna discepola.

Considerata parimente per sapere e per avvenenza Rebecca, ottenea rispetto ed ammirazione da' suoi confratelli, che la avevano in concetto d'una di quelle femmine favorite da Dio, delle quali fa menzione la Storia Santa; e il medesimo Isacco, in parte per un riguardo a sì fatte prerogative, e cedendo in parte a tenerezza paterna, che non avea limiti in esso, le concedeva maggior libertà di quanta ne dessero alle persone di quel sesso le israelitiche consuetudini; e già abbiam veduto s'ei si lasciasse guidare dall'opinion della figlia sino a sagrificarle la propria.

Allorchè Ivanhoe giunse all'abitazione d'Isacco, era tuttavia privo di conoscenza, e ne fu cagione la grande perdita di sangue che aveva fatta. Rebecca, dopo applicati sulle ferite i farmaci che stimava opportuni a guarirle, annunziò al padre, come stando lontano dal malato la febbre, il che potea sperarsi, pel molto sangue uscitone dal corpo, nulla avrebbe dovuto temersi per la vita di lui, e che non eravi pericolo nel trasportarlo a York il dì successivo. A tal notizia impallidì un istante Isacco, la cui carità sarebbesi volentieri limitata a lasciare il ferito nella casa ove trovavasi ad Ashby, ed a raccomandarlo con promessa di rimborsare le necessarie spese all'Ebreo proprietario dell'abitazione medesima. Ma a dissuaderlo da questo divisamento molte ragioni adoperò Rebecca, due delle quali citeremo soltanto, siccome quelle che parvero di maggior valore al padre di lei. L'una ch'ella non si sarebbe avventurata a confidare nè manco ad un individuo della propria tribù quell'ampolla ove racchiudeasi il balsamo necessario a compiere la sospirata guarigione, e ciò per tema ch'altri arrivasse a sorprendere il segreto del modo ond'era formato lo stesso farmaco. La seconda ragione poi ella deducea dall'essere Wilfrid d'Ivanhoe il favorito di Riccardo-Cuor-di-Leone, di cui si vociferava probabile il ritorno nell'Inghilterra; ritorno da temersi per Isacco, al qual poteva essere apposto a colpa l'avere somministrate somme ragguardevoli al principe Giovanni, nell'atto che di tai somme lo stesso principe si valeva a macchinare ribellione. Con tal vista gli era utile il procacciarsi nello stesso Ivanhoe un valevole avvocato ed intercessore presso il Monarca.

«È vero, è conforme a ragione quanto mi dici, o Rebecca» le disse il padre cedendo alla forza di sì fatti argomenti. «Offenderebbe lo stesso Dio chi avventurasse a rischio i segreti della beata Miriam; perchè i beni conceduti da Dio non vogliono inconsideratamente esser buttati in altre mani, sian poi tali doni marchi d'oro o d'argento, o veramente nozioni misteriose e segrete. Gli è un debito il lasciarne depositarii coloro che li ricevettero dalla Provvidenza. E quanto all'uomo che i Nazareni chiamano col nome di Cuor di Leone, vedo anch'io come sarebbe meglio per me cader fra le branche d'un leon d'Idumea che nelle sue, se mai gli giugnessero a saputa i negozi che ho fatti con suo fratello. Do quindi ascolto agli avvisi tuoi, o mia figlia; e il bravo giovine (chè l'Ebreo si era avvezzato ad indicare con tal predicato Ivanhoe sin da' primi fatti della giostra d'Ashby) venga con noi ad York, e la nostra casa sarà la sua finch'egli sia affatto risanato dalle riportate ferite; e se Cuor di Leone torna in questi paesi, come qualcuno va divulgando, il bravo giovine diverrà per me un muro di difesa contra la collera del Re. Se poi non torna, lo stesso bravo giovine verrà nonostante in essere di rimborsarmi delle mie spese, tosto che avrà guadagnato qualche buono spoglio colla punta della sua sciabola o della sua lancia, come ha fatto ieri ed oggi, poichè questo giovine è un bravo giovine, fedele alle sue obbligazioni, e puntuale a dato giorno, a data ora; restituisce quanto ha preso in prestito, paga quello che deve di più, soccorre l'Israelita, se lo vede pericolante fra gli agguati de' ladri e de' figli di Belial.»

Fu solamente sul far della sera che Ivanhoe ricuperò l'uso de' sensi. Uscito allora come di profondo sonno, lo spirito di lui giaceva in quella letargia, in quella confusione, che sono effetto ordinario dello stato cui era ridotto. La sua mente non gli valse per qualche tempo a raccozzare le circostanze che avevano preceduto il suo svenire nella lizza, ned a seguire la concatenazione di quegli avvenimenti ne' quali aveva egli avuta sì gran parte il dì innanzi. Alla molesta sensazione che gli cagionavano le ferite, la debolezza, lo stremo di tutte le sue facoltà fisiche e morali, mesceasi una confusa rimembranza di pugne, di colpi dati e ricevuti. Vedea cavalli far impeto gli uni contra gli altri, scontrarsi, rovesciarsi; udia scricchiolar d'armi, gridar di combattenti, tumultuar di battaglia. Tentò uno sforzo per allontanare la cortina del letto ove lo avevano collocato, e vi riuscì benchè non senza provare difficoltà.

Stupì grandemente trovandosi in un appartamento fregiato sì di ricchissime suppellettili, ma tutte di foggia orientale, e ove tenean luogo di seggiole i cuscini; talchè per un istante credè esser stato trasportato nel durare del suo letargo in terra di Palestina. Nè a guarirlo da sì fatta illusione contribuì, come ognun s'immagina, il vedersi comparire innanzi, movendo circospetti passi, una giovine donna posta in tal sontuosa acconciatura che annunziava le usanze di vestire asiatiche anzichè le europee, e seguita da un'ancella di colore che traeva affatto al nero.

Fu questa una specie di visione agli occhi del cavaliere ferito, che stava per indirigere alcuni accenti alla comparsagli fata, allorchè questa s'appressò un dito al vezzoso labbro, come chi raccomanda il silenzio. Poichè l'ancella ebbe scoperto il fianco d'Ivanhoe, la leggiadra Israelita scorse con molto giubilo dallo stato della piaga, che le proprie cure non sarebbero tornate inefficaci. Adempiè quel ministerio la gentil medichessa con tal modestia e semplicità, piena di grazia e decoro, che anche a secolo più ingentilito niuno avrebbe ravvisato in tutto quanto ella fece cosa disdicevole a donna la più dilicata. In quell'atteggiamento, la vista di leggiadra e ufiziosa giovinetta china sul letto di persona di sesso diverso per medicarne le piaghe, non era la cosa che più si conciliasse ammirazione; perchè tale idea, pur essa gradevole, si dileguava all'offerirsi piuttosto l'altra d'un ente benefico inteso ad alleviare il dolore e a far fronte ai colpi minacciati da morte. Rebecca diede alcune brevi istruzioni in lingua ebraica a quella vecchia fantesca, la quale avvezza a servire in tali ufizi la sua padrona, le adempiè scrupolosamente e tantosto.

Gli accenti di strana lingua sonano aspri il più delle volte all'orecchio di tale che non li comprenda; pure usciti dalle belle labbra di Rebecca, produssero quel magico effetto che l'immaginazione attribuisce agli incanti di fata benefica. Certamente que' detti furono inintelligibili per Ivanhoe; ma la voce soavissima che li modulava, lo sguardo tutto spirante affetto da cui erano accompagnati, li rendevano commoventi e sino al cuore li conduceano. Non osando una sola interrogazione, Ivanhoe lasciò ch'ella terminasse tutto quanto spettava al pietoso ufizio da lei assuntosi, e solo allorchè dopo le largitegli cure la vide in procinto d'allontanarsi, si risolvette a volgerle il discorso.

«Giovane e vaga donzella» le diss'egli in arabo, poichè tal idioma aveva imparato nell'Oriente, e la foggia del vestir di Rebecca dava a credere ch'ella il dovesse conoscere «quanto io mi sia grato a tal cure, e...»

Ma lo interruppe quell'avvenente discepola d'Esculapio. «Ser cavaliere, io parlo l'inglese, e nacqui nell'Inghilterra; benchè il mio abito e la mia famiglia appartengano ad altra contrada.» E in pronunziando sì fatti accenti, un lieve sorriso diè per pochi istanti a quella vaga forma uno spicco di men solito genere, perchè l'espressione d'ordinario ne era seria e piuttosto volta al patetico.

Nè diremo già che prima gli occhi d'Ivanhoe esprimessero sentimenti al di là di quell'omaggio a cui rari pregi di avvenenza giunta a cortesia costringono tutt'uom giovane. pag. 245.

«Nobil fanciulla» ripigliò a dire Ivanhoe; ma per la seconda volta Rebecca s'affrettò ad interromperlo.

«Risparmiate anche il titolo di nobile, ser cavaliere. Gli è meglio sappiate da me a dirittura come la persona da cui ricevete or qualche assistenza, non è altro che una povera Ebrea, non è altro che la figlia d'Isacco d'York, a voi debitore non ha molto di servigi i più segnalati. Ogni giustizia volea che in tale momento la sua famiglia vi porgesse quanti soccorsi il presente vostro stato domanda.»

Sarebbe difficile l'assegnare fin quanto, prima di un tale schiarimento, avrebbero innoltrata breccia nel cuore del cavaliere, che stava in estasi contemplandoli, gl'incanti del volto e gli occhi nerissimi di Rebecca, occhi il cui splendore moderavano solamente le lunghe ciglia fattesi lor velo, occhi e ciglia che ad un cantor di ballate avrebber suggerita l'immagine della stella della sera allorchè dardeggia i suoi raggi per mezzo a un boschetto di gelsomini. Ma le massime cattoliche prevalevano troppo in Ivanhoe per non farsi perfin più forti de' vezzi della bellissima Ebrea; cosa prevedutasi da Rebecca, la quale per ciò solo fu frettolosa di dargli a conoscere il proprio nome, e la classe cui appartenevano ella e suo padre. Ciò nondimeno l'avvenente e saggia figlia d'Isacco era donna, nè immune dalle fralezze di tutti i mortali; non potè quindi rattenere un sospiro in veggendo il cambiamento surto d'improvviso fra gli sguardi d'ammirazion rispettosa, nè affatto disgiunta da tenerezza, che dianzi tenea fisi Ivanhoe sopra la sua sconosciuta benefattrice, ed una fisonomia fattasi fredda, addiacciata, in cui leggeasi una gratitudine figlia del dovere, e leggeasi ad un tempo la fatica di tributarla, perchè ne era divenuta scopo tal persona spettante ad una progenie vilipesa e proscritta, di cui persino i servigi contro cuore erano accolti. Nè direm già che prima gli occhi d'Ivanhoe esprimessero sentimenti al di là di quell'omaggio a cui rari pregi di avvenenza giunta a cortesia costringono tutt'uom giovane; ma non quindi meno dovette essere trafitto il cuore della infelice Rebecca nell'avvedersi come un solo accento le toglieva un tributo, a cui, nè crediam lo ignorasse, ella avrebbe avuto diritto sol che non fosse nata in tal ordine di società, ove nè chi avea tale diritto potea farlo valere, nè altri riconoscerlo senza assoggettarsi ad un'infamia decretata dalle opinioni pregiudicate di quell'età.

Pur tanta era in essa rettitudine d'ingegno e bontà d'animo, che non fe' delitto ad Ivanhoe di partecipare alle massime generali del secolo benchè viziate e ad un mal inteso zelo della religione ch'ei professava. Al contrario, comunque convinta da sgradevole evidenza, che il suo infermo la riguardava soltanto come persona del novero d'una schiatta colpita dalla maledizione di Dio, nè degna d'aver con essa maggior avvicinamento di quanto sola necessità indispensabile comandasse, non si ristette dal largheggiargli di cure le più solerti ed assidue. Venuta al momento di annunziargli il dovere in cui si trovava il padre di lei, Isacco, di condursi a York, e del disegno loro di farlo trasportare in propria casa, e tenerlo ivi fino al perfetto risanamento di sue ferite, Ivanhoe si mostrò restio a simile proposta, colorando la renitenza d'un desiderio di non arrecare più lungo incomodo a persone sì benefiche a suo riguardo.

«Non potrebbe» chiedeva egli «trovarsi ne' dintorni d'Ashby un qualche franklin Sassone, o vero sia facoltoso contadino, che acconsentisse a darmi ricetto in sua casa, sintantochè io fossi un'altra volta in istato di addossar l'armi? Non un convento che mi ricevesse? In somma, non v'ha alcun modo di trasportarmi a Bourton, ove non dubito esser bene accolto da Waltheof, abate di san Vitoldo, e mio parente?»

«Il vedo bene» rispose Rebecca con mesto sorriso «il vedo bene che la più miserabile fra le capanne sarebbe a voi soggiorno più gradito della casa d'uno spregevole Ebreo. Ma vi avverto, ser cavaliere: voi non potreste cambiare d'alloggiamento senza licenziare il vostro medico; e se la nostra nazione è ignara nell'arte delle battaglie, è altrettanto esperta nel curare le ferite che ne derivano. Soprattutto la nostra famiglia possede segreti farmaci, privilegio di pochi individui, anzi d'un solo in linea di eredità fin dai tempi di Salomone; e se sieno efficaci voi lo provaste. Non troverete in tutta quanta la Gran-Brettagna un sol chirurgo nazareno.... oh perdonate! cristiano, che possa condurvi al momento d'imbracciar corazza entro una durata di tempo minore di quattro mesi.»

«E qual tempo vi assumereste voi al compimento della cura?» rispose Ivanhoe con tuon d'impazienza.

«Otto giorni se vi abbandonate affatto alle mie premure.»

«Per la santa Vergine! se non è peccato il pronunziare questo nome in tal luogo, venimmo a' tempi, che chiunque sia buon cavaliere dee bramare tostamente di mettersi in sella. Giovinetta, se mi tenete la vostra parola, vi farò dono di quest'elmo pieno di bisanti appena avrò potuto procurarmeli.»

«Ve la terrò e voi brandirete la spada d'oggi a otto giorni, ma invece del danaro che mi promettete vi vorrei propenso a concedermi un altro dono.»

«E qual può essere? Parlate. Se sarà dono di tal natura, che un cavaliere cristiano possa concederlo a persona di vostra nazione, la mia gratitudine e la mia soddisfazione nell'appagarvi andranno del pari.»

«Di credere per l'avvenire, che un Ebreo può prestar servigio a un Cristiano senza aspettarsi d'altra ricompensa fuorchè la benedizione del padre comune di tutti gli uomini e giudei, e cristiani, e gentili.»

«Sarebbe una malvagità, o giovinetta, il dubitarne. Dunque tutto io mi riprometto dal vostro sapere, da cui spero fra otto giorni la facoltà di addossare nuovamente la mia armatura. Ora permettetemi chiedervi alcune notizie. Che accadde del nobile Sassone Cedric? che della sua comitiva e dell'amabile persona....» Qui s'arrestò un istante per cercare una circollocuzione, pavido di profanare il nome di Rowena col pronunziarlo in una casa d'Ebrei «dell'amabil persona... nominata la Regina del torneo?»

«E da voi scelta a questa dignità, ser Cavaliere, con tal discernimento che non si fe' ammirar meno del vostro valore.»

Il sangue che Ivanhoe aveva perduto non impedì che non gli si facesser lievemente rosse le guance, accorgendosi di aver senza volerlo palesato l'affetto che nudria ver lady Rowena collo studio medesimo adoperato a nasconderlo.

«Io pensava or forse.... meno a parlar di lei che del principe Giovanni. Ma andava chiedendo contezza di tutti quelli che erano con Cedric. Anche del mio fido scudiere vorrei saper qualche cosa. Perchè nol trovo presso di me?»

«Permettetemi» soggiunse Rebecca «di far valere l'autorità che è in un medico per prescrivervi il silenzio e la necessità di allontanare da voi tutte le considerazioni che potessero agitare l'animo vostro, mentre io vi appagherò dandovi conto delle cose che bramate sapere. Il principe Giovanni di repente impose fine al torneo, e si trasferì in gran fretta a York, accompagnato da' nobili, da' cavalieri e dagli ecclesiastici che lo favoreggiano, non tanto presto però da non procacciarsi prima, o per amore o per forza, quanto danaro potè da coloro che or vengono riguardati siccome i ricchi della terra. Dicesi suo divisamento impadronirsi della corona fraterna.»

«Della corona di Riccardo!» Ivanhoe sclamò, facendo uno sforzo per sollevarsi. «Ciò non accadrà se prima non si rompa una lancia in difesa di lui, non vi fosse che un solo suddito fedele nell'Inghilterra. Io sfiderò il più valoroso de' campioni di Giovanni, e se non gli basta, ne affronterò anche due in campo chiuso.»

«Ma per venire in istato di farlo» disse Rebecca toccandogli leggermente la spalla «vi è d'uopo stare alle mie prescrizioni, prima delle quali fu evitare ogni agitazione d'animo.»

«Avete ragione, o giovinetta; mi terrò tranquillo fin dove il permettono i tempi a cui pervenimmo. Datemi ora novelle di Cedric e della sua comitiva.»

«Vi narrerò quanto ne seppi dall'intendente dello stesso Cedric, venuto momenti sono a domandare con gran premura a mio padre il prezzo di lane vendutegli. Cedric e Atelstano di Coningsburgo dopo aver ceduto ai replicati inviti del Principe che li convitò, ne abbandonarono di assai mal umore il palagio. Ora stanno in procinto di restituirsi alle case loro.»

«Qualche persona d'altro sesso gli accompagnò andando dal principe?»

«Lady Rowena non assistè al banchetto» disse Rebecca, la cui risposta superò in esattezza l'interrogazione d'Ivanhoe «e da quanto seppi dallo stesso intendente tornerà a Rotherwood col suo tutore Cedric. Venendo al fido vostro scudiere Gurth....»

«Che ascolto?» esclamò Ivanhoe. «Voi ne sapete il nome!... Ah sì, dovete saperlo, ei ricevette dalla generosa vostra mano cento zecchini.»

«Vi prego non parlare di ciò. Ben mi avvedo come talora la lingua esprima le cose che il cuore vorrebbe nascondere.»

«Il mio onore però vuole ch'io rimborsi vostro padre di questa somma» disse Ivanhoe con serio tuono.

«Da qui ad otto giorni farete quanto vi piacerà; ma sino a quel punto non pensate ad altro, ve ne prego, che ad affrettare la vostra guarigione.»

«Sia il voler vostro, eccellente fanciulla, diverrei un ingrato, se ad esso non mi conformassi. Ma torniamo al mio povero Gurth, e cesso dal farvi interrogazioni.»

«Spiacemi il dover annunziarvi com'ei si trovi fra' ceppi per ordine dello stesso Cedric. Ma» soggiunse ella tosto accorgendosi del dolore che sì fatto annunzio destava nell'animo del suo infermo «l'intendente Osvaldo nel narrarmi ciò aggiunse altre cose intorno la fedeltà di questo servo e l'affetto in cui lo teneva Cedric; tal disgrazia momentanea essere sol derivata a Gurth da un eccesso d'amore verso il figlio del padrone medesimo, colpa che non avrebbe tardato ad ottenere perdono da Cedric, se non fossero sopraggiunte nuove circostanze ad aumentare in questo il mal umore; ed a qualunque evento, e se non cede lo sdegno nel padrone, conchiuse dandomi tal certezza l'intendente, i colleghi di Gurth e soprattutto il gioviale Wamba, s'erano assunti d'agevolargli qualche modo di fuga lungo la strada.»

«Il cielo secondi le loro intenzioni! Par mio destino il portar disgrazia a tutti coloro che dimostrano premura ed affetto per me. Il mio monarca mi ha onorato e distinto, ed ecco il suo fratello che si arma per contendergli la corona. Il rispetto che ho dato a divedere per una donna, onor del suo sesso, le ha fruttato molestie e in tal qual modo l'ha compromessa. Un fedel servo si è avventurato per soverchio zelo ed amore alla mia persona; corre rischio di divenir vittima della collera di mio padre. Voi vedete quindi, o giovinetta, qual maligna stella sovrasta all'infelice cui soccorrete. Che non v'affrettate a lasciarlo in preda del suo maligno destino per tema di parteciparne voi pure?»

«Lo stato di cordoglio e di spossatezza in cui siete, vi fa interpretare troppo svantaggiosamente i disegni della Providenza. Io vedo sotto ben altro aspetto le cose. Voi foste restituito alla patria vostra, allorchè ella avea istantaneo bisogno d'un cuor leale e d'un braccio valoroso; voi umiliaste, quand'era andata fuor d'ogni limite, la baldanza de' nemici di voi e del vostro Re. Finalmente vedete come l'Eterno vi ha fatto trovare sin nell'ordine di persone il più spregevole agli occhi vostri una mano capace di ritornarvi a salute. Prendete dunque coraggio, e tutto sperate dal cielo, che sembra aver serbato il vostro braccio a giovare con qualche alta impresa la patria. Addio. Dopo bevuto il liquore che sto per inviarvi, procurate di gustare qualche riposo, a voi necessario per sopportar meglio domani i travagli del viaggio.»

Tai ragionamenti persuasero Ivanhoe che poco dopo bevè la pozione calmante e narcotica apprestatagli dalla Israelita avvenente, e n'ebbe conforto d'un sonno placidissimo e non interrotto, onde la sua pietosa assistente, non trovando alla domane alcun sintomo di febbre in lui, giudicò che poteva essere trasportato senza tema d'alcun pericolo.

Venne collocato nella lettica medesima entro cui lo ricondussero dal torneo, nè si trascurò sollecitudine atta a rendergli più agiato un tal viaggio. Non vi fu che una cosa sola non potutasi vincere da Rebecca a pro dell'infermo. Isacco, simile al viaggiatore arricchito di Giovenale, avea sempre dinanzi agli occhi la paura de' ladri, consapevole per altra parte che fossero Normanni o Sassoni, cavalieri o scorridori, niuna di queste classi o schiatta si facea scrupolo dispogliarlo. Impiegando però quanta giornata potea nel cammino, brevi e poche pause ei concedeva alle bestie e a chi le governava, cui mancavano quasi gl'istanti di prendere un poco di nutrimento. Tal fu la cagione per cui si trovò molto innanzi a Cedric e ad Atelstano, partiti bensì nello stesso tempo di lui, ma che aveano fatta quella lunga fermata da noi descritta al convento di san Vittoldo. Nondimeno, o ne avesse merito il balsamo della dotta Miriam, o vero la robusta tempera d'Ivanhoe, non derivò da questo sforzato cammino alcuno di quegli inconvenienti che per la salute del ferito avea temuti Rebecca.

Fors'anche altri motivi segreti avea l'impazienza che facea Isacco tanto sollecito di accelerare il viaggio. Gli è certo che questa diede ben presto origine a dispareri tra lui e gli uomini da esso noleggiati per servirgli di scorta. Essi erano Sassoni, tenerissimi quindi del buon desco e di tutte le loro comodità, com'era l'usanza del paese, usanza che lor meritò dai Normanni gl'ingiuriosi titoli d'infingardi e ghiottoni. Se aveano acconsentito prestar servigio all'Ebreo facoltoso, fu colla speranza di vivere a spese sue lungo tempo; e sol quando s'accorsero com'ei volea correr tanto, conobbero d'avere sbagliati i propri conti. Cominciarono quindi a diffondersi in rimostranze sul danno che da tal modo di viaggiare sofferivano le loro bestie; ma parlavano ad un sordo nel presentarle ad Isacco. Vi fu in oltre caldissima disputa tra lui ed essi intorno la quantità di birra e vino che pretendevano a ciascun pasto. Da tutte le ridette circostanze divenne che all'approssimarsi del pericolo il più paventato da Isacco, ei si vide abbandonato dai malcontenti mercenari, sulla cui protezione avea fondato speranze dopo essersene sì male assicurata la fedeltà[43].

Così trovavasi derelitto in mezzo alla selva colla sua figlia e coll'infermo, allorchè si scontrarono in lui Cedric e Atelstano come vedemmo, e vedemmo parimente in qual guisa le due congiunte brigate cadessero in potere di Bracy e de' confederati di Bracy. Niuno de' supposti masnadieri pose grande attenzione alla lettica, che fors'anche avrebbero lasciata ove la trovarono, se non era la curiosità di Bracy, il quale non aveva anche riconosciuta lady Rowena, coperta da un velo assai fitto. Egli suppose pertanto che potesse entro la lettica starsi la donna divenutagli scopo d'impresa sì perigliosa. S'affrettò quindi ad aprire la ridetta lettica, nè poco fu la sua maraviglia allo scorgere il ferito cavaliere, che credendosi caduto fra le mani di sassoni scorridori, presso i quali l'essere conosciuto per quel ch'egli era divenisse salvaguardia così per sè come per gli altri suoi compagni, si annunziò per Wilfrid d'Ivanhoe tostamente.

Anche in mezzo alla leggerezza e agli sregolamenti della sua vita, Bracy avea sempre conservato qualche principio di onore cavalleresco. Non solamente quindi non venne ad alcuna estremità contro l'uomo in cui temea giustamente il proprio rivale, e privo allora d'ogni difesa, ma si astenne accuratamente dal far partecipe della sua scoperta Frondeboeuf, il quale al certo non si sarebbe ristato per riguardi dall'uccidere immantinente colui che potea disputargli la signoria d'Ivanhoe. Non quindi però Bracy si avvisava di restituire a libertà un rivale preferito da lady Rowena come troppo il davano a credere gli avvenimenti del torneo, e come d'altra parte ei non doveva ignorare, per essere cosa generalmente notoria, il bando che a cagione di questo amore avea sofferto dal paterno tetto Wilfrid; chè l'usare sì nobilmente con un tale emulo era sforzo superiore alla generosità di Bracy, il quale prese quindi un temperamento di mezzo fra il bene ed il male, cosa unica di cui si sentisse capace. Pose adunque due de' suoi scudieri a ciascuna banda della lettica, ordinando loro di non permettere a chicchessia d'avvicinarvisi. Giusta le istruzioni che trasmise ai medesimi doveano rispondere a qualunque interrogazione venisse lor mossa, quella essere la lettica di lady Rowena, ove aveano collocato un proprio compagno ferito. Giunti a Torquilstone, e nel tempo che il signor della rocca e il Templario pensavano unicamente a mettere in opera i concetti divisamenti, l'un contra l'Ebreo, l'altro ver la figlia dell'Ebreo, gli scudieri di Bracy trasferirono Ivanhoe in un appartamento separato della rocca, continuando a farlo credere un lor compagno. E tal menzogna volsero anche in propria scusa, allorchè Frondeboeuf fin ne' primi momenti di agitazione che seguirono l'udito squillo del corno e la disfida degli assedianti, si mise in ronda attorno al castello, e giunto al luogo ove stavano il ferito e coloro che il custodivano, rampognò questi perchè non s'erano tosto condotti sopra i bastioni appena dato il segnal dell'allarme.

«Un compagno ferito!» sclamò egli con accento di collera ad un tempo e di sorpresa. «Non maraviglio ora, se bande di villani e di scorridori ardiscono mettere assedio ai castelli, poichè coloro che li dovrebbero difendere si son dati al mestier d'infermieri. Su i bastioni, sciaurati! su i bastioni! o v'ammaccherò l'ossa a furia di piattonate.»

Gli scudieri di Bracy gli risposero con fermezza «niuna cosa desiderar eglino tanto siccome l'unirsi agli altri nella difesa della rocca assediata; essere però importante, ch'ei, Frondeboeuf, s'incaricasse di scusarli presso il loro padrone, da cui solo aveano ricevuto il comando di prestare assistenza a quel moribondo.»

«Che moribondo?» sclamò il brutal castellano. «Fra poco sarem moribondi tutti, vel prometto io, se si continua a dormire così! Quanto al vostro infermo, non dubitate, ho chi vi solleverà da sì fatto incarico. Ulfrida, olà Ulfrida!» sclamò con voce da stentore «maladetta vecchia strega di sassone! Sei sorda del tutto? Vien qui presto. Abbi cura di questo infermo giacchè è detto che se ne debba aver cura. E voi pensate a far uso dell'armi. Eccovi due balestre. Correte ad una feritoia, ed ogni freccia che scoccherete trapassi il cuore d'un Sassone.»

I due scudieri, che simili alla maggior parte de' lor colleghi, detestavano lo starsi senza far nulla, quanto amavan le pugne, si trasferirono giubilanti al posto ad essi indicato. Per tal modo trovatosi Ivanhoe affidato ad Ulfrida, o per dir meglio ad Ulrica, costei che avea sol voglia di nudrir la mente con immagini di risentimento e di vendetta, rassegnò l'impiego avuto presso il ferito a Rebecca.