— Devo mettere a posto questo tizio per voi, capo?

— Non ancora — rispose Yahn — per lo meno, non ce n’è bisogno, se si mette a sedere.

Sweeney sedette e Willie restò in piedi, pronto. Osservando la faccia di Willie, avreste pensato che da molto tempo Willie non avesse dovuto «mettere a posto» nessuno e ne sentisse profondamente la mancanza. Sweeney almeno ebbe quest’impressione, ragione per cui smise di guardare Willie e, presa un’altra sigaretta, l’accese con movimenti lenti e cauti, così da non urtare la suscettibilità di Willie, con il desiderio di sentirsi a proprio agio, come sperava di apparire agli occhi altrui. Yahn alzò il ricevitore del telefono sulla scrivania e fece un numero: era quello di Nick. Parlò subito: — È Harry, Nick. Hai in cassaforte il contratto della Lang. Prenditelo, mettilo in tasca e richiamami. Subito e con assoluta discrezione. Adopera il telefono dell’ufficio sul retro e assicurati che non ci sia nessuno ad ascoltare nelle vicinanze, capito? E non far vedere a nessuno che cosa prendi nella cassetta… Bene.

Riappoggiò il ricevitore e fissò Sweeney. Sweeney non parlò. Nessuno parlò finché, dopo tre minuti, il telefono squillò di nuovo.

Sweeney allora intervenne. — Chiedigli del sesto paragrafo, Harry. Ti risparmierà tempo.

Yahn parlò secco e breve e poi rimase in ascolto. — Bene. Rimettilo via, Nick. E non parlarne. Sì, è per questo che ti ho detto di leggermelo… Ne riparleremo domani. Come va il lavoro? — Restò un poco in ascolto, poi concluse: — Bene — e riappese.

— Come va il lavoro? — ripeté Sweeney.

Yahn per un poco non lo guardò, poi alzò gli occhi verso di lui. — D’accordo, quanto vuoi?

Sweeney rispose: — Credo che fare la pubblicità per te in questo mese meriti novecento dollari.

Yahn non aveva l’aria né del Babbo Natale, né del Budda. Domandò solo: — E se Greene lo vede? Se gli salta in mente di rileggere il contratto?