— Oh — rispose l’autista e ingranò la marcia. Percorso il Michigan Boulevard, si diresse verso il Lake Shore Drive, mentre Sweeney, sdraiato sul sedile, cominciava a sentirsi meglio, specie dopo che, sulla riva del lago, una brezza fresca riempì la vettura.

Il taxi non lo scuoteva e, anzi, il lieve movimento sembrava che gli fosse di aiuto a riprendersi. Tanto più che con novecento dollari in tasca e nessun altro guaio per averli ottenuti si sentiva veramente soddisfatto. Un pugilatore per ottenere molto meno di quanto aveva lui, corre rischi molto maggiori e prende molti pugni di più. Non era affatto in collera con Willie: era un pugile di carriera e aveva ricevuto degli ordini, anche se si era divertito a eseguirli e se gli sarebbe piaciuto picchiarlo di più. Ma troppi pugni erano arrivati sul cervello di Willie, su quel poco che aveva mai posseduto, per pretendere altro da lui.

E non ce l’aveva neppure con Harry Yahn: dopo tutto, il suo era stato un ricatto, e Harry gliel’aveva lasciato passare abbastanza facilmente. Vedendo che passavano per Diversey Parkway, disse all’autista: — Credo che ormai sia abbastanza; puoi tornare.

— Bene. State meglio, adesso?

— Quasi del tutto.

— Valeva la pena di vedere quell’altro?

— Certo — rispose Sweeney — avresti dovuto vederlo: un metro e ottanta e ottanta chili.

— Perdiana, dev’essere Willie Harris, dato che vi ho preso su davanti al “Tit-Tat-Toe”.

— Dimentica quel che ho detto. Stavo scherzando.

— Certo. Dove vi lascio, adesso?