Sweeney si diresse dalla parte opposta e prese un taxi sulla Chicago Avenue. Quando arrivò a casa erano quasi le quattro e si sentiva stanco, ma prima di andare in camera sua, si fermò nell’atrio per telefonare alla stazione ferroviaria del nord-ovest. Certo, gli risposero, Brampton, nel Wisconsin, era sulla linea del Northwestern; il primo treno era alle sei, fra due ore circa. Il treno successivo? Nessuno fino alla sera. A che ora arrivava a Brampton il treno delle sei? All’una e un quarto del pomeriggio.
Sweeney ringraziò e depose il ricevitore.
In camera sua guardò con nostalgia e desiderio il letto, ma sapeva benissimo che se si fosse sdraiato per dormire un’ora prima della partenza del treno, non sarebbe più riuscito ad alzarsi al suono della sveglia.
E se avesse rimandato la partenza fino alla sera, avrebbe perduto una giornata, proprio quando gli era più preziosa. Era già sabato e il lunedì mattina si sarebbe dovuto presentare al lavoro al “Blade” e, anche ammettendo che Wally gli affidasse il caso dello Squartatore, non gli avrebbe mai permesso di fare un viaggio a Brampton nei giorni di lavoro. Al massimo gli avrebbe concesso di andare a New York a controllare l’alibi di Greene. Se non si fosse verificato qualche fatto nuovo, avrebbe dovuto fare un volo sin là alla fine della settimana prossima durante il suo giorno di vacanza, e a sue spese. Ma quella non costituiva più una preoccupazione.
Un’ora prima, con i cento dollari che ancora gli erano rimasti in tasca, possedeva mille dollari. Adesso, dopo l’incontro con Dio, ne aveva ancora novecento. Rifletté che se gli fosse rimasto un briciolo di buon senso, con quella somma avrebbe potuto combinare qualcosa di buono e non se la sarebbe portata in giro tutta. Ma non aveva quel buon senso. Guardò di nuovo l’orologio e sospirò. Guardò la statuetta e imprecò contro di lei per essere così importante da fargli perdere il sonno per ritrovare la sua origine e parlare al suo creatore, con così poche speranze di rintracciarlo.
Andò a voltarla con la faccia verso il muro, per non udirne più il grido, ma anche vista così, ogni linea del suo corpo esprimeva il terrore. Per un attimo si immedesimò tanto in essa, che prese a considerare la possibilità dell’eutanasia. Ma anche spezzarla e distruggerla non avrebbe impedito che la statuetta in qualche altro luogo continuasse a urlare in silenzio.
Faticosamente, e con molte precauzioni per il suo stomaco dolorante, si spogliò. Fece un bagno, si rase la barba e indossò degli abiti puliti. Poi uscì per andare alla stazione, senza portare nulla con sé. Era presto ancora per il treno, ma aveva intenzione di fermarsi a bere un bicchierino per strada. Non per il piacere di bere, ma perché gli avrebbe permesso di dormire in treno, altrimenti la stanchezza gli avrebbe impedito anche di prendere sonno su una vettura normale. Avrebbe anche pagato il doppio, per andare su una vettura-letto, ma sapeva che non ce n’erano: le ferrovie hanno la strana opinione che la gente viaggi in posizione orizzontale solo durante la notte.
Per trovare un taxi, dovette arrivare in State Street, nella grigia alba quieta. Salì sulla macchina a breve distanza dalla stazione, che si sarebbe aperta verso le cinque. Si fermò a bere i suoi due bicchierini e poi anche un terzo, domandandosi se non fosse il caso di comperarne una bottiglia da portare con sé in treno. Ma non la comperò, perché bere troppo lo avrebbe tenuto sveglio.
Alle sei meno un quarto giunse alla stazione, sperando che il treno fosse già pronto. Infatti lo era e per fortuna aveva anche una vettura pullman, per la quale il bigliettario gli disse che non occorreva prenotazione, dato lo scarso affollamento. Non era in realtà affollata ed egli poté scegliere il posto più comodo. Si adagiò con cura e mise il biglietto sul tavolino accanto, in modo che il controllore non avesse bisogno di svegliarlo, stese le gambe, e depose il cappello sulla parte sofferente del suo corpo. Era un panama leggero e non gli dava fastidio. Comunque, se anche gliene dava, non se ne accorse, perché in un minuto era caduto addormentato. Dopo quasi due ore aprì per un attimo gli occhi, mentre il treno usciva da una stazione: era Milwaukee e stava piovendo. Riaprì gli occhi qualche minuto dopo mezzogiorno, e il treno era giunto a Rhinelander, dove il sole splendeva. E lui aveva una fame da lupo. Si recò al vagone ristorante e mangiò il pasto più abbondante che da settimane fosse riuscito a inghiottire. La seconda tazza di caffè era giusto alla fine, che il treno entrava a Brampton.
Prima di uscire dalla stazione, cercò sull’elenco telefonico il nome di Chapman Wilson: non ce n’era nemmeno uno. Sweeney si diresse allo sportello della biglietteria, dove domandò: — Sapete per caso dove abiti in città Chapman Wilson?