— Lo dovrei? — domandò Sweeney. Allo sguardo stupito dell’ex sceriffo, mutò la sua domanda. — E Bessie Wilson diventò pazza?
— Sì. E dopo sei o sette mesi morì. Completamente pazza. Non nel manicomio qua vicino, perché è degli incurabili, e invece lei avevano sperato di curarla, in principio. È stato in una piccola clinica privata vicino a Beloit. C’era stato un gran chiasso su tutta la faccenda e uno dei dottori di là si interessò del caso: aveva una nuova cura e, pensando di provarla con Bessie, la prese per un’opera di carità. Ma non servì a nulla: dopo sei o sette mesi era morta.
Sweeney domandò: — E Charlie? Si è svanito allora o lo era già?
— Come vi ho detto, non è proprio matto. Ma era già svanito prima del fatto, e non credo che sia peggiorato per quello. È un artista. E bisogna essere matti per fare gli artisti, no?
Sweeney rispose: — Penso di sì. E dove si trova la casa di Charlie?
— In Cuyahoga Street; non molto lontano di qui, verso ovest, quasi al limite della città. Il numero non lo so, sempre ammesso che ci sia un numero. Comunque, è poco più su di Main Street, che è questa strada dove siamo adesso. È dipinta di verde; non potete sbagliare. Un altro bicchiere? Ce ne sono rimasti giusto due.
— Perché no?
Non c’era alcuna ragione per dire di no, perciò Henderson versò i due bicchieri, vuotando la bottiglia.
Sweeney fissava il suo bicchiere. Una mezz’ora prima, tutto era sembrato molto promettente. Aveva trovato uno Squartatore. Ma era morto, morto da più di quattro anni, con un tal buco in corpo che Sweeney avrebbe potuto metterci dentro la testa se avesse voluto. Ma non lo voleva, specialmente perché lo Squartatore era morto da quattro anni.
Bevve un sorso e guardò Henderson, come se la colpa fosse stata sua. Poi gli venne un’altra idea, per quanto poco plausibile. Domandò: — E Charlie Wilson, è mai andato fuori città?