— Dici che lo Squartatore ne ha una copia? Sei sicuro?
— Nei limiti del possibile lo sono. Ce n’erano due a Chicago e lo Squartatore ne ha comperata una da Lola Brent proprio prima di ucciderla. Ed è probabilmente essa stessa il motivo ultimo della sua mania omicida! Prova a guardarla!
— E questa è l’unica altra esistente a Chicago?
— Sì — rispose Sweeney — se non ti interessa, la riporrò nel cassetto della scrivania e mi presenterò a Crawley. — Prese la statuetta e si diresse alla porta.
— Ehi! — urlò Wally.
Sweeney si fermò in attesa. — Wally — disse — io sono stufo marcio di questa faccenda dello Squartatore. Faresti bene a lasciarmi fuori. Naturalmente posso farti tutto il servizio per la prima edizione di oggi, ma non posso darti la statuetta comunque, se la vuoi, e uno qualunque dei ragazzi può rintracciarne la storia, come ho fatto io, attraverso Raoul Reynarde, e può darti il pezzo per domani o per l’ultima edizione di stasera. Io veramente…
— Sweeney, piantala di vaneggiare. Chiudi la porta.
— Certo, Wally. Da che parte?
Wally si limitò per tutta risposta a guardarlo e Sweeney giudicò di aver toccato il limite consentito e chiuse la porta dall’interno. Wally stava parlando al telefono con la cronaca, e abbaiava che per il gioielliere andasse un altro, perché Sweeney aveva un servizio speciale. Poi telefonò alla sezione fotografica e fu apparentemente soddisfatto di quel qualunque primo venuto che gli aveva risposto, perché diede l’ordine di presentarsi immediatamente a lui.
Poi si volse a Sweeney. — Metti giù quell’affare e con attenzione, prima che ti caschi in terra e si rompa.