— Grazie. E grazie di mandarmi all’inferno e di avermi tenuto il posto, mentre ero…
— Questo colpo d’oggi cancella tutto. Sai, Sweeney, oggi ci sono ben pochi cronisti che sappiano il loro mestiere. Mentre tu…
— Basta — interruppe Sweeney — se no fra poco piangeremo insieme di commozione dentro i nostri bicchieri e non ne abbiamo a disposizione, qui.
Prese con sé una copia del giornale dalla scrivania di Wally, per non doverne cercare un’altra o aspettarla in strada, e se ne andò a casa. Chiamò un taxi, in parte perché era ancora in possesso di molto più denaro di quanto gliene occorresse, in parte perché si sentiva improvvisamente preso da una stanchezza invincibile. Forse era la reazione, ma soprattutto era perché, per il momento, non c’era nulla di sensato da fare, tranne che aspettare.
La rivelazione della statuetta avrebbe potuto condurre alla cattura dello Squartatore oppure no. Se sì, sarebbe accaduto nel pomeriggio o nella notte. Se no, pazienza. L’indomani mattina alle nove sarebbe tornato al lavoro e non credeva che Wally lo avrebbe ancora tenuto fuori dal caso dello Squartatore. Avrebbe dovuto dimenticare la statuetta e cercare da un’altra parte. Forse andando in giro, a indagare con maggior insistenza dove aveva già indagato.
A casa si sistemò comodamente e rilesse tutto l’articolo, con attenzione e calma. Wally lo aveva completato con brevi resoconti degli altri tre assassinii (la storia della statuetta riguardava in particolare soltanto Lola Brent che l’aveva venduta allo Squartatore), ma non aveva cambiato una parola del pezzo di Sweeney.
Questa volta lesse anche il seguito dell’articolo in un’altra pagina, poi ripiegò il giornale e lo pose in cima al mucchio degli altri che narravano le imprese dello Squartatore.
Si abbandonò cercando di rilassarsi completamente, ma gli era impossibile. Accese il giradischi che appariva nudo senza la statuetta nuda, e suonò la Quarta sinfonia di Brahms. Lo confortò un poco, ma non riuscì a concentrarvisi.
Alle due aveva fame, ma non volendo correre il rischio di perdere una possibile telefonata, scese dalla signora Randall a chiederle un panino col prosciutto. Aveva deciso però di non pensare più al telefono. In quel momento l’apparecchio suonò e Sweeney quasi si strangolò col boccone di sandwich che aveva appena addentato e quasi rotolò per le scale, precipitandosi a rispondere. Ma la chiamata era per un altro pensionante.
Ridiscese al pianterreno a finire il panino, poi tornò in camera. Mise sul giradischi i dischi di De Falla e, ascoltandoli, tentò di leggere le novelle brevi di una raccolta di Damon Runyon. Ma non arrivava né ad ascoltare né a leggere bene.