Il colpo del ricevitore che Wally riattaccava rimbombò nell’orecchio di Sweeney, ma per lungo tempo egli rimase immobile a fissare il nero apparecchio silenzioso, prima di deporre a sua volta il microfono.

XVIII

In certo modo era incredibile: ci aveva pensato per tutto quel tempo, eppure era difficile accettarlo come una realtà. Per una cosa, una cosa sola non riusciva a immanginare Doc Greene morto. Ma Horlick, che si trovava già sul posto all’arrivo di Sweeney, gli aveva detto che era proprio moribondo.

— Sì — aveva detto — Bline ha avuto una telefonata dall’ospedale; ha mandato due dei suoi uomini da Greene per ottenerne una confessione completa e firmata, ma credo che non ci siano riusciti e che in ogni caso non avrebbe potuto firmare dato che, fra le altre cose, ha tutt’e due le braccia spezzate. E a quanto ho sentito, non era neanche in sé. Io sono arrivato qui prima che lo portassero via.

— Come mai così in fretta?

— Pura fortuna. Ero già in strada per venire qui: Wally mi aveva mandato a intervistare Iolanda Lang e a chiederle se non aveva mai visto la statuetta. Se non l’aveva vista, com’era probabile, avrei dovuto comunque imbastire un pezzo per le ultime edizioni domandandole le sue impressioni davanti alla fotografia e se questa poteva essere una rappresentazione dei suoi sentimenti quando lo Squartatore l’aveva aggredita. Così sono arrivato qui press’a poco insieme all’ambulanza della polizia.

— E Iolanda non è più in casa?

— No, è scappata col cane subito dopo la faccenda. Un altro choc o lo spavento: è probabile che si trovi in un posto qualsiasi in preda a un attacco isterico. Io vado al giornale con il materiale che ho. Tu va’ su a vedere se puoi scoprire qualcos’altro che ti serva. Ci troverai Bline.

Se ne andò per State Street mentre Sweeney si apriva un passaggio tra la folla raccolta dinanzi all’ingresso, quello stesso nel quale Sweeney poche notti prima aveva scorto una donna e un cane. Questa volta la folla era più numerosa, benché oltre i vetri dell’atrio non vi fosse nulla di interessante. Sweeney, grazie alla sua tessera di giornalista, riuscì a oltrepassare il poliziotto di guardia alla porta e corse fino al terzo piano.

L’appartamento di Iolanda Lang, dei quattro componenti il terzo piano, era quello rivolto a settentrione. Era inutile cercare il numero sulla porta, dato che era spalancata e le stanze rigurgitavano di poliziotti. Almeno così sembrava: quando Sweeney entrò, vide che in realtà ce n’erano soltanto due oltre a Bline.