Sweeney assentì, e il cameriere, che non si era recato poi molto lontano, accorse subito a versare.

— Parlami di Stella.

— Parlarti come?

— Tutto quello che sai. Pensa che io non abbia mai sentito parlare di lei. Tanto più che, agli effetti pratici, veramente non ne ho sentito parlare, perché non ho lavorato al caso, quando è avvenuto. Ero in vacanza.

— Oh, e adesso ci stai lavorando?

Sweeney sospirò: doveva soddisfare la curiosità della ragazza, prima che lei potesse soddisfare la sua. — Non per il giornale — disse — debbo scrivere la storia per una rivista di cronaca nera e romanzi gialli. Non solo di Stella, ma di tutto il caso dello Squartatore. Ma la potrò vendere solamente quando il caso sarà risolto, perché gli editori non si occupano di casi rimasti insoluti. Però voglio essere pronto a scriverla subito e voglio avere tutti gli elementi, non appena il caso sarà risolto.

— Oh, vedo. E pagano bene per racconti come questo, non è vero? Quanto c’è per me?

— Un altro bicchiere — disse Sweeney, con un cenno al barista. — Senti, sorella, io andrò a parlare con almeno cinquanta persone che abbiano conosciuto Stella e Dorothy e Lola e anche con i poliziotti e con i giornalisti che si sono occupati della faccenda. Non ti sembra che sarei in un bel pasticcio se dovessi distribuire a tutti un pezzettino del guadagno? Anche se il caso venisse risolto e io vendessi il racconto, ne uscirei senza un soldo per me, ti pare?

La ragazza rise. — Tentar non nuoce!

— Certamente no. E, tanto per informarti, ti dirò che se saprai darmi indicazioni per risolvere il problema, a te darò una fettina. Non conosci per caso l’assassino?