La ragazza assunse un’espressione dura. — Se lo sapessi, caro mio, lo saprebbe anche la polizia, perché Stella era una brava ragazza.

— Parlami di lei: qualunque cosa. Quanti anni aveva, di dove veniva, che cosa voleva, a che cosa assomigliava: tutto.

— Non so quanti anni avesse, credo fosse sui trenta. Veniva da Des Moines, e una volta mi ha detto che era arrivata cinque anni fa. Ma io la conoscevo solo da un mese.

— Sei stata tu a entrare qui, un mese fa, o lei?

— Io: lei c’era già da due mesi circa. Io prima ero da Halsted, che per tanti lati era peggio di questo, ma io ci facevo più affari. Però c’erano sempre guai, santo cielo, e io non li posso soffrire. Io vado d’accordo con la gente, se la gente va d’accordo con me. Io non comincio mai…

— Torniamo a Stella — interruppe Sweeney. — Che cosa sembrava? Com’era? Ho visto la fotografia sul giornale, ma non era molto chiara.

— Lo so, l’ho vista. Stella era molto carina. E aveva una bellissima figura; aveva anche cercato di fare l’indossatrice, una volta, ma bisogna avere degli appoggi. Era sui trent’anni, gli occhi azzurri, i capelli biondo-scuro. Avrebbe potuto tingerli, ma non voleva.

— Ma lei, dentro, com’era? — insisté Sweeney. — Che cosa voleva fare?

Il vestito rosso si strinse nelle spalle. — Che cosa cerchiamo di fare tutti quanti? Tirare avanti, no? E come faccio a sapere come era dentro? È una bella pretesa da parte tua! Cosa ne diresti di bere qualcosa?

— Subito — disse Sweeney. — La notte della sua morte, tu eri qui al lavoro?