— Sì. Ho già detto ai poliziotti quello che ne so.
— Dillo anche a me.
— Ha fatto un extra. Cioè dopo le due di mattina, perché qui si chiude alle due. Era un tale che è arrivato verso le dieci o le undici ed è rimasto a parlare con lei per più di mezz’ora. Non l’avevo mai visto prima e non l’ho più visto dopo.
— È venuto a prenderla alle due?
— Doveva andare lei a trovarlo non so dove. Credo al suo albergo. — Si volse a guardare Sweeney. — Non è una cosa che facciamo per chiunque, ma qualche volta, se uno ci piace, perché no?
— Perché no? — ripeté Sweeney. — E poi con le percentuali che prendete qui non fate grandi affari.
— Non tanto da vestirci come ci vestiamo. E tutto il resto. Non è un gran posto, ma ce ne sono di peggio. Per lo meno possiamo scegliere quelli che ci piacciono e riceviamo venti o trenta proposte al giorno. — Gli sorrise con impudenza. — A quest’ora non succede spesso, però. Tu saresti il primo, quando ti deciderai.
— Se mi deciderò — disse Sweeney. — Ti ricordi quel tale con cui doveva incontrarsi?
— Praticamente no, perché non ho notato niente in lui. Dopo che era uscito, Stella tornò da me, che ero rimasta sola per caso per pochi minuti e mi accennò che avrebbe dovuto rivederlo dopo le due e mi domandò che cosa pensassi di lui. Bene, io l’avevo appena guardato mentre era seduto con lei e tutto quel che ricordavo era un tipo molto normale, vestito di grigio, mi pare. Né vecchio né giovane, né alto né basso, né grasso né altro di speciale, se no lo avrei ricordato. Non credo che lo riconoscerei, vedendolo.
— Non aveva la faccia rotonda e un paio di grossi occhiali?