— Forse.

Tess sospirò e tolse la mano. — Bene, allora non tornerai, lo so. I ragazzi simpatici che mi piacciono non lo fanno mai.

Quando Sweeney uscì sul marciapiede, il caldo lo investì con una vampata ed egli esitò un momento prima di avviarsi.

Tutto quel che dalla strada era visibile dell’Hotel Claremore era una rampa di scale assolutamente inattraente. Sweeney si arrampicò per i gradini fino al sudicio pianerottolo del secondo piano, dove scorse un uomo brutto e tarchiato, che non si radeva la barba da almeno due giorni, intento a scegliere la posta su un banco. Alzò gli occhi su Sweeney e brontolò: — Pieno. Completo — poi tornò a occuparsi della posta.

Sweeney si appoggiò al banco in attesa, finché l’uomo rialzò lo sguardo. — Stella Gaylord viveva qua? — disse Sweeney.

— Dio Onnipotente, un altro poliziotto o un altro giornalista. Sì, viveva qua. E allora?

— Allora niente — rispose Sweeney.

Si volse a osservare il corridoio scuro, dove le porte perdevano la vernice, e le scale nude che portavano al pianterreno. Annusò l’aria e concluse che Stella Gaylord doveva desiderare davvero il suo negozio di bellezza per riuscire a vivere in una simile topaia.

Scrutò di nuovo l’uomo tarchiato, incerto se fargli un’altra domanda, poi decise di mandarlo all’inferno.

Voltò le spalle, scese le scale e uscì in strada.