L’orologio in mostra nella vetrina di un orefice accanto al portone gli disse che mancava un’ora all’appuntamento con Greene e Iolanda all’“El Madhouse”.

Gli ricordò anche che lui non possedeva più un orologio, così entrò a comperarne uno. Riponendo il resto nel portafoglio, domandò al gioielliere: — Conoscevate per caso Stella Gaylord?

— Chi?

— Ecco la fama cos’è! Lasciate perdere.

Appena fuori, si fece portare da un taxi in State Street: probabilmente la cameriera amica di Stella non sarebbe stata di servizio a quell’ora, ma poteva ottenerne l’indirizzo e forse altre informazioni.

Il ristorante si chiamava “Dinner Gong” e vi erano due cameriere dietro il banco, mentre un uomo in maniche di camicia, con l’aria del proprietario, stava al banco dei tabacchi, dietro a un registratore di cassa.

Sweeney acquistò delle sigarette, dicendo: — Sono del “Blade”. So che avete una cameriera che era amica di Stella Gaylord. Fa sempre il turno di notte?

— Parlate di Thelma Smith, vero? Se n’è andata una settimana fa. Aveva paura a lavorare in questi paraggi, dopo quel che era successo alla Gaylord.

— Avete il suo indirizzo?

— No. Voleva andarsene dalla città. È tutto quel che so. Parlava di New York e può darsi che sia andata là.