Greene sospirò profondamente. — Carissimo nemico del mio cuore, ho paura che non vi fidiate di me.
— E dovrei fidarmi?
— In un certo senso, solo quello che vi indicherò io. Cioè per quanto riguarda trovare lo Squartatore. — Si curvò avanti con i gomiti sulla tavola. — Per quanto riguarda Iolanda, no. Per quanto riguarda voi personalmente, no. Per quanto riguarda il denaro, no, benché questo argomento non abbia ragione di esistere tra noi. Ma per quanto riguarda lo Squartatore sì, potete fidarvi di me. Perché io starò in pena per Iolanda finché quello sarà in libertà. Preferirei addirittura che fosse ucciso, invece che preso, dato che ha osato toccarla.
— Con una lama fredda — disse Sweeney — e non con una mano ardente.
— Qualunque cosa. Comunque, è passato. Ma il futuro mi preoccupa: per ora ci sono due guardiani con Iò, in ogni momento, a tre turni di otto ore l’uno. Ma la polizia non continuerà così per l’eternità. Trovatemi lo Squartatore, Sweeney.
— E poi?
— Poi, potete andare al diavolo.
— Grazie, Doc. L’unico guaio è che voi siete talmente sincero, che non posso credervi.
Greene sospirò di nuovo. — Sweeney, non voglio che perdiate tempo a sospettare di me. Anche la polizia ci aveva fatto un pensierino, dato che non potevo fornire un alibi per l’ora in cui lo Squartatore attaccò Iolanda. Non so dove mi trovassi, salvo che ero nella South Side, con una cliente, una cantante del Club Cairo, fino a mezzanotte, e avevo piuttosto bevuto. Andai a casa, ma non posso provare quando ci sono andato e poi non lo so nemmeno io, quando.
— Tutto può essere — replicò Sweeney — ma perché dovrei crederci?