Non ci fu risposta, ma Sweeney imprecò silenziosamente contro se stesso. L’uomo che aveva comperato la statuetta non poteva conoscere il nomignolo che le era stato attribuito nella ditta: Lola Brent, commessa nuova nel negozio, non avrebbe potuto dirglielo.
— Una statuetta nera, di una donna che urla.
Doc Greene alzò gli occhi dal foglio di carta, ma le vibrazioni di quest’ultimo non mutarono, per quanto Sweeney lo fissasse.
Doc appoggiò la mano sul tavolo. — Che cos’era? Un tranello?
— Lo era, Doc. Ma avete vinto la scommessa — disse Sweeney, porgendogli i cinque dollari. — Ne vale la pena. Avete risposto alla mia domanda, così adesso posso credervi.
— Avete detto «La statua che urla»? Non ne ho mai sentito parlare.
— Io non avevo ragioni sufficienti per credere alle vostre parole, Doc, ma posso credere a quel pezzo di carta…
— Intelligente, Sweeney. Uno scopritore di bugie casalingo… no, meglio, un segnalatore di reazioni. Mi tengo la vincita della scommessa, ma per berci qualcosa. D’accordo?
Sweeney annuì e Doc fece segno al cameriere. Poi mise i gomiti sul tavolo. — Allora voi mentivate: avete trovato una traccia. Vuotate il sacco, potrei anche aiutarvi.
— Non vorrei correre il rischio di trovarmi un taglio nel pancino.