— Certo che lo ha, per altre quattro settimane. Ma…

Sweeney lo interruppe brusco. — Greene mi ha detto per tre.

— Greene non dice la verità nemmeno per scommessa, anche quando non è necessario mentire, signor Sweeney. Se fossero state tre settimane, vi avrebbe detto quattro. Dunque, la ragazza ha il contratto fino al cinque settembre, ma c’è una clausola a parte.

— Come molti contratti — osservò Sweeney.

— Già. Secondo questa clausola, la Lang ha diritto a non lavorare se è ammalata o indisposta, e Greene ha ottenuto che uno dei medici dell’ospedale le rilasciasse un certificato secondo il quale per lo choc subito non dovrebbe lavorare per una o anche due settimane.

— Ma dovrebbe venir pagata nel periodo di interruzione?

— Certo no. Ma guardate quel che guadagnamo se lei lavora, guardate la gente che c’è stasera, ed è anche di quella che spende. Visto che Doc ci teneva per il collo, abbiamo dovuto offrire un extra enorme che le facesse dimenticare lo choc. Un extra… quel che Doc chiama un regaletto.

— Ma è in condizioni di ballare, stasera? — domandò Sweeney. — Perché ha veramente sofferto per lo choc, l’ho ben visto sulla sua faccia quando si è alzata nell’atrio.

— Non avete parlato della sua faccia, nel pezzo!

— Ma l’ho vista. Prima che il cane tirasse la cerniera del vestito. Di’, Nick, come mai sotto quel vestito non aveva neppure un paio di slip e un reggiseno? Non ho pensato di chiederlo prima, ma, a meno che la polizia non abbia cambiato le sue norme, avrebbe dovuto indossarli, per lo spettacolo.