— Non li aveva davvero? Credevo che voi aveste un poco esagerato per migliorare il pezzo.

— Dio m’aiuti se l’ho fatto — dichiarò Sweeney.

— Bene, può anche darsi. Noi qui abbiamo un bello spogliatoio con doccia, e mercoledì era una serata caldissima. È probabile che dopo l’ultimo spettacolo abbia fatto una doccia e non abbia voluto infilarsi nulla sotto il vestito per andare soltanto fino a casa a dormire. O qualcosa del genere.

— Se fosse stato qualcosa del genere, non sarebbe stata sola — notò Sweeney — ma qui usciamo dall’argomento. Non è un po’ presto perché ricominci a lavorare?

— No. Se anche ha avuto lo choc, le è passato con la notte di sonno. La graffiatura era proprio soltanto una graffiatura: ha un cerotto lungo sei pollici sopra la ferita, è quello che i clienti pagano per vedere. — Spinse indietro la sedia e si alzò. — Ora ho da fare. Volete entrare? C’è da aspettare ancora una mezz’ora, ma lo spettacolo non vi annoierà troppo.

La voce di un fantasista che raccontava spiritosaggini, giungeva dalla sala, e tanto Sweeney che Bline scossero il capo. — Quando vorremo entrare, vi chiameremo.

— Certamente, intanto vi manderò altre due bibite.

Se ne andò, riportando la sedia nel posto in cui l’aveva presa.

Sweeney domandò a Bline: — Iolanda fa un numero solo?

— Adesso sì. Prima del fattaccio ne faceva due. Un ballo vero e proprio come primo numero e poi il numero del cane. Ma Nick mi ha detto oggi pomeriggio che nell’accordo nuovo hanno deciso che farà solo il numero del cane in ogni spettacolo. Non che questo importi molto, perché avranno sempre una folla così a vederla, sia che faccia un numero o due. Arrivarono i loro bicchieri, e Bline, dopo aver contemplato il proprio per qualche istante, squadrò apertamente Sweeney. — Forse sono stato un po’ troppo rude con voi, stasera, Sweeney. In taxi, voglio dire.