Colui che or con ragioni, or con portenti,
Apostolo e filosofo, fu vago
Ne’ varj climi illuminar le menti.

E poichè offrì la venerata imago
Del Verbo Eterno in Efeso e Corinto,
Mostrò l’ignoto Dio nell’Areopago;

Ed in Damasco dalla grazia vinto,
Da nemico di Dio fattone messo,
Ancor vivente al terzo ciel fu spinto.

Nel ravvisarlo al vivido riflesso,
Di riverenza l’anima ripiena,
Mutolo al piè gli caddi e genuflesso.

L’accerchiata di rai fronte serena
Paolo abbassando allor: “Sorgi,” mi disse,
“O figliuol dell’armonica sirena,

Sorgi e respira. Io so quanto soffrisse
Di tempeste il tuo cor che un porto chiede,
E un porto il fausto ciel già ti prefisse.

Quell’isola gentil che là si vede
Curvar flavo e petroso il fianco aprico,
Cui basso il mar lambe amoroso il piede,

Al tuo vagar fia di ricetto amico.
Bella ospitalità pronta ai soccorsi
Colà si annida, ed io per prova il dico;

Chè poichè Saulo caddi e Paolo sorsi,
E la spada in gettar presi la penna,
Vangelizzando l’Orïente io corsi,

E quella Fè ch’anche gli stolti assenna,
Fuggendo la tirannide feroce,
Meco salì sulla velata antenna;