Farne una rocca contro agli Ottomanni
Disegnai poscia, ne parlai nel cielo,
E mi fe’ plauso il precursor Giovanni.
Ei che a vittoria del divin vangelo
Proteggeva un equestre ordin d’onore
Che pria regnò fra il Libano e il Carmelo,
Per rinnovarne il pristino splendore
Meco discese per le vie del tuono
Del Quinto Carlo a favellarne al core.
E Carlo allor dal riverito trono
Per compenso di Rodi (ahi Rodi tristo!)
Ai campioni di Dio ne fece un dono.
Ed essi intenti a glorïoso acquisto
Spinser nautiche flotte all’uopo accolte,
Il gran sepolcro a liberar di Cristo:
Tal che in fronte alle turbe infide e stolte,
Che sparsa avean di sè tremenda fama,
L’Ordrisia Luna s’ecclissò più volte;
E sì troncata fu l’iniqua trama
Che la città che le scacciò con l’armi
‘Città Vittoriosa’ ancor si chiama.
Io resi degni di perpetui carmi
Que’ Duci ch’al più Sant’Ordine ascritti
Augusti templi ornar di bronzi e marmi,
E a render più sicuri i patrii dritti
Formar nell’arduo inespugnabil sito
Muniti porti e baluardi invitti.
Io resi industre il popolo imperito,
Tal che per lui nel freddo e nell’ardenza
Lo steril sasso ancor divien fiorito;