L’inquietudine della città pareva aumentare sempre più. A un tratto, un lungo grido corse per le strade. Le persone si chiamavano, le grida aumentavano, le mani si tendevano verso l’alto, visi pallidi e frementi guardavano in su, verso la grande cupola scintillante.

«Ma che diavolo...» proruppe impaziente Hubble. Kenniston gli fece cenno di tacere.

«Ascolta!» disse.

Al disopra delle voci udirono allora un suono che già ave­vano udito una volta, un suono che aumentava sempre più. Era una vibrazione, più che un suono, una specie di vibrazio­ne profonda che proveniva dal cielo, troppo profonda e in­tensa per essere attutita dalla grande cupola.

La vibrazione scese rapida su di loro, divenne più intensa, sempre più intensa, poi di colpo si fermò. La gente correva ora verso la porta della città e lo strepito confuso della folla si ripercuoteva dovunque.

«Un’altra nave spaziale» disse Kenniston. «È giunta un’altra astronave.»

Il viso di Hubble si era fatto cupo e preoccupato.

«È il corpo di evacuazione. Quella donna aveva detto che sarebbero arrivati presto. E proprio ora che la città è in preda al panico... Ken, ecco a che punto siamo!»

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Città in battaglia