La fila degli uomini armati rimase stolidamente immobi­le. Kenniston pensò per un attimo di forzare lo sbarramen­to, ma poi vi rinunciò. L’ufficiale lo stava guardando tanto sospettosamente che a Kenniston venne un dubbio. Egli parlava la lingua dei visitatori e aveva lavorato a lungo in stretto contatto coi loro tecnici. I buoni abitanti di Middletown avrebbero anche potuto crederlo un traditore o una spia...

«Se è veramente il sindaco che vi ha mandato» ripeteva frattanto l’ufficiale «vi darà certamente un ordine scritto.»

Kenniston se ne ritornò al Municipio, ma dovette passare il resto della notte, con Hubble, fuori della porta sorvegliata dell’edificio, in cui il sindaco, il consiglio al completo e gli uf­ficiali della Guardia Nazionale stavano redigendo un piano di battaglia.

Subito dopo il sorgere dell’alba, un portaordini arrivò di corsa al Municipio e fu ammesso nella sala del consiglio. Im­mediatamente, il sindaco, i membri del consiglio, e gli uffi­ciali uscirono in massa. Garris, torvo, con gli occhi cerchiati ma trionfante, vide Kenniston e gli intimò: «Venite! Avremo bisogno di voi come interprete.»

Stanco e disperato, Kenniston si unì alla piccola proces­sione. Hubble, che gli camminava al fianco, si curvò su di lui e mormorò: «Cerca di destreggiarti bene, Ken. La tua cono­scenza della lingua è la nostra unica risorsa, in questa male­detta circostanza.»

Raggiunsero la porta della città quasi nello stesso momen­to in cui vi giungevano gli altri, provenienti dalle navi spazia­li. Varn Allan e Lund erano i soli, nel gruppo, che Kenniston riconoscesse. Degli altri, una era una donna matura e il resto erano uomini di varie età. I sopraggiunti dalle navi spaziali rimasero a fissare, più sorpresi che preoccupati, lo sbarra­mento di soldati. Varn Allan corrugò la fronte.

Il sindaco si diresse verso di lei, mentre lo sbarramento si ricomponeva dopo averlo lasciato passare. Col suo mise­ro aspetto di ometto preoccupato e intimorito, convinto della sua saggezza e sicuro che il suo popolo fosse con lui, col coraggio teso fino all’ultimo limite, laddove esso confi­nava col più disperato terrore, egli affrontò quegli scono­sciuti venuti dalle stelle, e disse a Kenniston: «Dite loro che questo è il nostro mondo, e che solo noi diamo ordini, qui. Dite loro di tornare sulle navi spaziali e di andarsene. Spiegate bene che si tratta di un ultimatum, e che siamo pronti a usare la forza.»

La folla, dietro di lui, applaudì.

Un leggero turbamento era apparso sui visi degli scono­sciuti. Quell’ululato della folla, quei soldati armati, il com­portamento del sindaco, dovevano aver risvegliato in loro qualche dubbio. Varn Allan parlò tuttavia con assoluta cal­ma, rivolgendosi a Kenniston, senza nemmeno attendere che il sindaco avesse finito di parlare.

«Volete aprirci un passaggio?» Indicò i nuovi venuti che erano con lei, e aggiunse: «I funzionari che sono con me fanno parte di una numerosa commissione di esperti in emigrazioni di massa. Inizieranno lo studio preliminare del­l’evacuazione, ed è molto importante che voi cooperiate...»